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Il congintivo imperfetto etimologico in alcune altre varietà sarde

21.10.2015 14:29

Se si estende l'analisi a una serie di varietà che abbiamo definito ogliastrine e della Barbagia di Belvì la situazione risulta assai articolata; rivolgerò preliminarmente l'attenzione a due parlate ogliastrine:
quella di Arzana (Ogliastra centrale) e quella di Villagrande Strisaili
(Ogliastra settentrionale). 24

Ho avuto modo di controllare personalmente le carte di
Ugo Pellis conservate presso la sede dell'Atlante Linguistico Italiano a
Torino.25 « Il poeta della scapigliatura nuorese ... repubblicano, socialista e
anticrispino» era nato a Nuoro nel 1868 e morì a Uras (Oristano) nel 1919
(Pinna 1982, p. 107-108).26 Devo alla cortesia e alla generosità dell'amico
Giancarlo Porcu la segnalazione della traduzione del sonetto stecchettiano di
Pasquale Dessanai non edita nel saggio sul poeta nuorese (Porcu, 2000).27Pittau
(1972, p. 93) attestava frequentemente l'infinito flesso nel nuorese dei
primissimi anni settanta del secolo scorso. Per quanto riguarda la situazione
odierna si veda anche il mio Pisano (2008, p. 29-30).28 Bono e Benetutti.   10 Nella parlata di Arzana 29 il congiuntivo imperfetto etimologico, seppure ormai in forte recessione soprattutto nelle nuove generazioni, è però solitamente conservato nelle frasi con valore desiderativo e, talvolta, nelle frasi ipotetiche e in quelle introdotte da complementatori finiti, come mostrano i seguenti esempi:

Arzana:[a s?u 'ma?ku t?i 'ßr?ereð i'm??e]almeno (cioè 'magari') se piovesse adesso[t?i ?api'tariði ??u za'luðu ?um pra'??re]se capitasse lo saluto con piacere[o'lianta t?i a??a'reur 'n?zo]volevano che andassimo noi.Si noti che in pròeret 'piovesse'30 è conservato l'accento originario riscontrabile nell'infinito:

Arzana:[mai ?? 'ari 'it?u]mai l'avessi visto![t?i 'ßuru 'aris 'prantu 'm?ða non ti ?? i 'ari o'nau]se anche avessi pianto molto non te l'avrei dato[aspe't?anta t?i '?s?ere 'b?en?i?a 'is?a ßo ??i 'vairi 'li?iri za 'lit?ra]aspettavano che fosse venuta
lei per farle leggere la lettera[ma?'kari z '?s?erente 'sprem?i?ur non t?i
'vunt ar?e'n?e??i?uz a ??u 'vairi]sebbene si fossero sforzati (lett. spremuti) non ci sono riusciti a farlo.

Nella varietà di Arzana, a differenza delle altre
parlate ogliastrine che sono state analizzate durante le mie inchieste, non ho
riscontrato forme flesse di infinito nelle proposizioni infinitive. Il
congiuntivo imperfetto, dunque, sebbene a livello strettamente sincronico possa
essere interpretato come un infinito a cui siano aggiunte le desinenze
personali, deve essere considerato un continuatore diretto dell'imperfetto
congiuntivo latino. Dallo spoglio che ho compiuto delle opere di Antonio Maria
da Esterzili (2006), il più antico scrittore campidanese a noi noto 31,
possiamo avere una conferma dell'esistenza di forme etimologiche di imperfetto
congiuntivo nelle varietà campidanesi settentrionali (per lo meno le più
isolate) sino alla fine del seicento; l'esempio che segue mostra la presenza di
congiuntivi imperfetti, simili a quelli registrati a Arzana, sia nel periodo
ipotetico che dopo il complementatore finito [ki]:...E però si tenireus a'
calincunu homini qui siat bonu trassadori qui nosi ddu daridi in manus seguru
32 ....29

 Nel centro di Arzana si parla
una varietà complessivamente campidanese ma con alcune peculiarità particolarmente
arcaiche, tra le quali possiamo citare anche la conservazione di forme
etimologiche di imperfetto congiuntivo. Questo dialetto ogliastrino, inoltre,
condivide una serie di fenomeni fonetici con altre parlate della Barbagia di
Belvì (Desulo, Aritzo, Gadoni, Meana) e del Sarcidano settentrionale (Laconi).  In queste varietà il nesso labio velare latino
QU davanti a vocale palatale viene solitamente palatalizzato, si considerino i
seguenti esempi:

Meana : [is t?i 'ð?nente i'nari zunt af:oltu'nauzu] 'quelli (lett. 'i che') che hanno soldi sono fortunati', ['t?ini ? t??i na k?an?] lett. 'chi è che dice che
no?'(scioglilingua tipico della zona).

La congiunzione subordinante che introduce la protasi,
non è [si] 'se', come nelle varietà nuoresi- logudoresi, ma [t?i] 'che' mentre
nel Campidano (ma anche in alcuni centri ogliastrini e della Barbagia
meridionale) si sente [ki] come a Tonara nel Mandrolisai e nel Barigadu. 30

Si tratta della terza persona singolare di un
imperfetto congiuntivo di seconda coniugazione. 31

Le "commedia"
del frate di Esterzili risalgono alla seconda metà del XVII secolo.32 Cito da
da Esterzili (2006, p. 108, vv. 529 e ss.).11 B

e attestate sono soprattutto le forme del verbo
'avere' che può ricorrere anche come verbo lessicalmente pieno e indicante il
possesso (in alternanza a tènniri  lett.'tenere')33.
La traduzione letterale del passo è la seguente: 'se tenessimo (cioè
'avessimo') a qualche uomo che sia un buon ingannatore che ce lo desse nelle
mani sicuro'. Oltre a tenireus 'tenessimo' edaridi '(che lui) desse' si trova
anche unbolireus 'volessimo' (si veda da Esterzili 2006, p. 206, v. 2217). In un'altra
opera del frate di Esterzili, la Conçueta del Nacimiento de Christo (da
Esterzili 2006, p. 13,v.167) si trova un connoxiri 'conoscessi':... Horas, ddis,
notis, chidas et mesis ancu Seu stadu in vigilias astrologalis: forsis mai
cognoxiri is segnalis! lett. 'ore, giorni, notti, settimane e anche mesi sono
stato in veglie astrologiche (cioè 'ho passato aosservare le stelle') forse mai
conoscessi i segnali (cioè 'che mai [non] riconoscessi i segni').

Nella lingua di Antonio Maria da Esterzili, come avviene nelle varietà campidanesi  contemporanee non c'è traccia di forme flesse di infinito.

La situazione della varietà di Villagrande Strisaili non è facilmente comprensibile in quanto le forme di imperfetto congiuntivo che ho rilevato sembrano essere strettamente connesse con la forma "estesa" e rideterminata dell'infinito: nel dialetto del centro ogliastrino, infatti, le desinenze di infinito sono generalmente -áe (prima coniugazione),
-  @e (seconda coniugazione) e -íe (terza
coniugazione) che, tuttavia, sono suscettibili di essere "ampliate" con una
sequenza -re riscontrabile nelle tre coniugazioni; sono dunque possibili anche
-áere (prima coniugazione), -  @ere
(seconda coniugazione) e -íere 34; le tre sequenze ampliate, inoltre, vengono
anche utilizzate come morfema desinenziale specifico nell'imperativo di seconda
persona plurale, come mostrano i seguenti esempi:

Villagrande Strisaili: [pompi'aere za ðelevi'zj?ne] guardate
la televisione ['s?t??ere 'z?t?ere]35 sedete, sedete! [or'miere i'n?e] dormite
qua!

Sulla genesi di questo fenomeno penso sia giusta
l'ipotesi, avanzata da Emanuele Saiu nel corso di un'illuminante discussione
privata, secondo la quale la seconda persona plurale dell'imperativo sarebbe
dovuta a un'estensione analogica dell'uscita -re anche alle forme di imperativo
di seconda persona plurale che, peraltro, dovevano essere simili o identiche a
quella degli infiniti senza -re (il tipo -áe , -´e , -íe , attestato a Urzulei,
a Talana, sebbene in questa ultima località siano in corso digeneralizzazione
le uscite -áere , -´ere , -íere , nonché, sulla base delle mie inchieste, a
Villagrande Strisaili, ma non a Baunei, dove, per l'appunto, non è presente
neppure l'imperativo di seconda. 33

Tale funzione del verbo 'avere' è conservata oggi
solamente in alcune varietà nuoresi.34

Il fenomeno è documentato anche in altre parlate
dell'Ogliastra settentrionale. Blasco Ferrer (1988, p. 120-122).

In queste varietà, inoltre, così come in alcuni centri
del Barigadu (p.es. a Samugheo) si riscontrano desinenze "ampliate" anche di
gerundio che, secondo Wagner (1938, p.152) sarebbero dovute all'influsso
dell'infinito, si vedano i seguenti esempi:

Samugheo [e'it?e 'z? f?a'???oro] 'cosa stai facendo'; tali forme sono già attestate nei documenti medievali (Wagner,
1938, p. 152) e, anche, nelle opere di Antonio Maria da Esterzili (da Esterzili 2006, p. 177).35 Sono peraltro possibili anche desinenze regolari in -áe (prima coniugazione) ed -íe (seconda e terza coniugazione riscontrabili anche nelle varietà nuoresi:

Villagrande Strisaili
[a?'?ae] 'andate (voi)', [se't??ie] 'sedete (voi)', [or'mie]'dormite (voi)' 12 persona plurale in -re )36.

Il fatto che la sequenza finale -re dell'infinito, in
alcune varietà ogliastrine (Blasco Ferrer 1988, p. 124), possa aver funto da
modello anche per le forme di gerundio "allungate" rende ancor più plausibile
la proposta qui avanzata. Il congiuntivo imperfetto delle coniugazioni
regolari, attestato soprattutto nelle frasi con valore ottativo desiderativo
ma, talvolta, anche in frasi subordinate introdotte dal complementatore finito
[t?i]37, sembra essere strettamente connesso con queste forme "estese" di
infinito

Villagrande
Strisaili:[t?i ?api'taereðe a at?oßi'ae 'una 'b??l?a ßi't???k?a]38 lett. se
capitasse a incontrare una bella ragazza![a s?u ma'?ku 'ßr?ereð i? 'kustu
mo'mentu] almeno (cioè 'magari') piovesse in questo momento[o'lia 'unu ma's?au t?i ðrab?a'l?aereð a'ßeru]volevo un contadino che lavorasse davvero.

Per quanto riguarda gli ausiliari 'essere' e 'avere'
le forme dell'imperfetto congiuntivo, spesso utilizzate nelle forme analitiche
del trapassato, risultano ben attestate; si noterà che l'accentazione delle
forme di 'essere' e 'avere' ricalcano quelle dell'infinito:

Villagrande
Strisaili:['iað ?s? is'tau 'mel?u t??i non t a'?re mai??o'n?ot?u]39 sarebbe
stato meglio che non ti avessi mai conosciuto![a s?u 'ma?ku non s '?s?ere
k?o'jaða]almeno (magari) non si fosse sposata![ma?'kari ka z '?s?erente
'sprem?i  9or non t?e 'vunti
ar?e'n?e??i  9oz a ??u 'vae(rente)]40
lett. sebbene che si fossero spremuti non ci sono riusciti a farlo.

Imperfetto congiuntivo e infinito, in questa varietà,
sembrano essere strettamente connessi;tuttavia mi pare altrettanto evidente,
dagli esempi fin qui portati, che le forme verbali registrate nelle
proposizioni ipotetiche, subordinate esplicite o ottative abbiano un indubbio
valore congiuntivale. Non escluderei che i parlanti, vista la strettissima
somiglianza formale con l'infinito e le sue forme flesse, abbiano
arbitrariamente stabilito una coincidenza formale tra imperfetto congiuntivo e
forme flesse di infinito. L'equilibrio del sistema, messo in crisi inizialmente
dalla scomparsa della -r - nelle sequenze finali dell'infinito è stato
ristabilito con l' ampio impiego delle forme "estese" in -áere , -  @ere e -íere anche nella formazione del congiuntivo imperfetto, una volta stabilita l'arbitraria segmentazione del
tipo: imperfetto congiuntivo = infinito + desinenze personali.

I dati che ho a disposizione confermano una buona
attestazione dell'imperfetto congiuntivo, nei medesimi contesti visti nel
dialetto di Villagrande Strisaili, in un'altra varietà linguistica
dell'Ogliastra settentrionale quella del centro di Baunei.

Qui, però, i morfemi desinenziali dell'infinito sono
regolarmente -áre , -  @ere , -íre :36 Blasco
Ferrer 1988, p. 121 e 123. 37 che introduce sia la protasi di un periodo
ipotetico che una relativa. 38

Anche in questo caso viene selezionata la forma piena
del verbo con vocale paragogica, sebbene la parola che segue inizi per vocale;
evidentemente perché l'attenzione del parlante è focalizzata sul verbo.39

L'infinito del verbo 'essere', utilizzato nella
formazione del condizionale, è in forma "ridotta" (esiste infatti
anche['?s?ere]).40

I miei informatori ritengono possibile una triplice
forma infinitivale:

Baunei: [non t?e 'vunti ar?e'n?e??i?oz a ?:u 'vae] ma anche['vaere] o ['vaerente] 'non ci sono riusciti a farlo (loro)' in cui il soggetto della infinitiva è cioè coreferenziale a quello della reggente. L'ultima forma è, evidentemente, una forma flessa di infinito.13 Baunei: ['ia 'are 'olfi  9u unu d?orna'ðeri ?i ðrab?a'l?areð a'b?eru]41 avrei voluto un lavoratore giornaliero che lavorasse davvero[ki ?u'an?i i'??ireð a'b?eru '?ustu no 's?i??e vuð a?'?au]42 se Giovanni sapesse questo non se ne era andato[ki '?s?ereðe'r?ik.u no? ?? i 'are mai?'?ret?i?u]che fosse ricco non l'avrei mai pensato[as?u 'ma?ku 'pl?ereðe]almeno (cioè: 'magari') piovesse![o'lianta ?i a??a'remur'n?zo 'ßuru]volevano che andassimo anche noi.

Spostandoci dall'Ogliastra alla Barbagia di Belvì la
situazione non risulta meno complicata; per quanto riguarda gli ausiliari
'essere' e 'avere' sembrano essersi ampiamente affermati i modelli innovanti di
congiuntivo imperfetto (desunto dal più che perfetto congiuntivo latino)
provenienti dal sud dell'isola 43.

Nelle coniugazioni regolari, invece, sono attestate
solamente forme analitiche formate dall'imperfetto congiuntivo dei verbi
ausiliari e il participio passato del verbo lessicale.

Nelle parlate di Desulo
e in quella di Tonara non c'è distinzione, nell'imperfetto congiuntivo, tra
'essere' e 'avere'; si presti attenzione alle seguenti frasi:

Desulo:[mai?ð '?s?e ?o'n?ot?u]mai ti avessi conosciuto![ma?'kari zu 'b?ab?u no '?s?e d?e a'k?ordi?u 'is?a ? ßa'??að e 't?ot?u] sebbene il babbo non fosse d'accordo lei è andata lo stesso.

Tonara:[mai?ð '?s?e ?o'n?ot?u]mai ti avessi conosciuto![ma?'kari zu 'b?ab?u no '?s?e d?e a'k?ordi?u 'is?a ? ßa'??að e 't?ot?u] sebbene il babbo non fosse d'accordo lei è andata lo stesso.

Nella prima persona plurale oltre a [e's?euzu] si può
sentire anche un [es?e'reuzu] probabilmente etimologicamente connesso con il
congiuntivo imperfetto del verbo 'essere'; la forma tuttavia vale sia per
'fossimo' che 'avessimo':

Desulo:[mai??? es?e'reus ko'n?ot?u] mai l'avessimo conosciuto [prete'??ianta t?i es?e'reu ßa'??ao 'n??zo] pretendevano che fossimo andati (ma anche 'andassimo') noi

Tonara: :[mai??? es?e'reus ko'n?ot?u] mai l'avessimo conosciuto [prete'??ianta k?i es?e'reuz a'??ao 'n??zo] pretendevano che fossimo andati (ma anche 'andassimo') noi

Come è già chiaro dagli esempi visti sopra nelle
coniugazioni regolari sono presenti soltanto forme analitiche che a seconda del
contesto fungono ora da congiuntivo imperfetto ora da trapassato come ben si
vede dagli esempi che seguono:41

Caratteristica peculiare della varietà di Baunei è la
conservazione della laterale etimologica: il participio passato maschile di (b
)ólfiu 'voluto' è rifatto analogicamente su un antico perfetto *bolfi <
VOLUI (cfr. Wagner 1939, p. 25) dal quale discende anche anche (b )óffiu riscontrabile
nelle varietà di Villagrande Strisaili e Desulo ma anche nelle parlate campidanesi.
Nel dialetto di Baunei la liquida è peraltro spesso ben conservata anche nei
nessikl -, pl -,fl - comemostrano i seguenti esempi:

Baunei ['klae]
'chiave', ['pluzu] 'più', ['fl?re] 'fiore'.42

Come nella gran parte delle varietà sarde, anche nella parlata di Baunei, è ampiamente ammesso il condizionale sia nell'apodosi che nella protasi:

Baunei [ki 'iaz a p?a'p?are 'ðon?i?a 'ðie 'ias '?s?ere 'sanu] lett. 'se mangeresti tutti i giornisaresti sano'.43

Nelle varietà campidanesi 'avessi' è ['es?i] mentre 'fossi' si dice ['fes?i].14 

Desulo:[a k?a'ßonu 'man?u '?s?e ße'niu 'is?u]44 magari venisse (ma anche 'fosse venuto') lui![ma?'kari '?s?es 'prantu non ti ?? 'iap 'au e 'tot?u]sebbene piangessi (ma anche 'avessi pianto') non te lo davo lo stesso[a s?u 'ma?ku '?s?e
'p?rop?i  9u '??m?o]almeno (cioè: 'magari') piovesse adesso![a s?u 'ma?ku '?s?e 'p?rop?i  9u eri'z?ro] magari avesse piovuto ieri!

Tonara:[a z?u'man?u '?s?e Be'niu 'is?u]44 magari venisse (ma anche 'fosse venuto') lui! [ma?'kari '?s?es 'prantu non ti ?? 'ap?ia g'au e 'tot?u]sebbene piangessi (ma anche 'avessi pianto') non te lo davo lo stesso[a s?u 'ma?ku '?s?e 'p?rop?i  9 u '??m?o]almeno (cioè: 'magari') piovesse adesso![a s?u 'ma?ku '?s?e 'p?rop?i  9u iri'z?ro] magari avesse piovuto ieri!

Nel caso del desulese, le forme dell'infinito flesso
possono essere facilmente distinte da quelle del congiuntivo imperfetto; i
seguenti esempi che riguardano l'ausiliare 'essere' mostrano chiaramente che
nel primo caso la forma verbale può essere intesa solamente come un imperfetto congiuntivo,

nel secondo caso, invece, il verbo della proposizione finale implicita
introdotto dalla preposizione [p?], è chiaramente un infinito.

Desulo:[mai?ð '?s?es ko'jau] mai ti fossi sposato![mi ?? 'aza 'nau ß? '?s?eres 'kret?i  9u]45 me lo hai detto per essere -(tu) creduto.

Tonara:[mai?ð '?s?es ko'jau] mai ti fossi sposato![mi ?? 'aza 'nau ß? '?s?eres 'kret?i  9u] 45 me lo hai detto per essere -(tu) creduto.

Nel vicino centro di Tonara l'influsso del modello
campidanese risulta ancora più evidente: esistono infatti due forme distinte di
imperfetto congiuntivo degli ausiliari 'essere' e 'avere' che ricalcano il modello
delle varietà campidanesi féssi '(che io) fossi' e éssi '(che io) avessi'. Gli
esempi che seguono mostrano chiaramente le notevoli differenze tra la
situazione di  Desulo e quella di Tonara:

Tonara: [ki 'ðue 'v?s?ez a'??au a'iaza vi'niu zu ðra'b?al?u] 46  ma anche [ki 'ðue e?s?ez a'??au a'iaza vi'niu zu ðra'b?al?u] se tu fossi andato avresti finito il lavoro  e ancora [nom pentza'io ?i 'v?s?eð i? '??m?o e no? ?? a'io a?a't?au] 47  [nom pentza'io ?i 'e?s?eð i? '??m?o e no? ?? a'io a?a't?au]  non pensavo che fosse in casa e non l'avevo trovato (cioè: 'avrei trovato') [a s?u 'ma?ku ve's?euz a'??ao 'n??zo] e anche ) [a s?u 'ma?ku e's?euz o e's?ere?z a'??ao 'n??zo]  almeno (cioè: 'magari') andassimo (o 'fossimo andati') noi! [po '?antu 'ðue '?s?es 'prantu 'm?ða non ti ?? a'io 'd??au zu ma't?es?i] per quanto tu avessi pianto molto non te l'avevo dato lo stesso [ki '?s?e p?a'p?au '? ¯?a 'd?ie 'viað is'tet?i 
u 'me ¯?u d?e ?o'm?nte 'istaða] se mangiasse (o 'avesse mangiato') tutti
i giorni era stato meglio di come sta [a s?u 'ma?ku '?s?e 'p?rop?i  9u '??m?o] 44 almeno (cioè: 'magari') piovesse (lett. 'avesse piovuto') adesso!

La locuzione [a k:a'ßonu 'man:u] ricorre anche nelle
varietà campi danesi oltre che a Desulo, mentre a Tonara non si utilizza;
Wagner ([2008], p. 196) presuppone che la costruzione tragga origine da «a
kkab¯u bonu [lett. 'a buon capo'] per sdoppiamento sillabico».45

La frase può infatti essere sostituita, senza alcuna
differenza di significato, dalla seguente: [mi ?? 'asa 'nau ß?
'?s:ere'?ret:i?u]46

Nella varietà di Tonara, a differenza dei dialetti delle località vicine (Desulo, Aritzo, Belvì, Gadoni e Meana), non si ha la palatalizzazione di QUI. La proposizione ipotetica, come nelle varietà campidanesi, è comunque introdotta da [ki] e non da [si] come nelle parlate nuoresi e logudoresi.47

 Nelle varietà di Desulo e Tonara il nesso nd >?? anche in fonia sintattica: [i? '??m?o] equivale a /in 'd?m?o/ 'in casa', analogamente, anche la sequenza mb >mm anche in fonosintassi: [im 'mi??a]
corrisponde a /in 'bi??a/ 'in paese' (neutralizzazione).15

La confusione tra i due ausiliari, anche se meno
frequente rispetto alla varietà di Desulo, è ben attestata anche nella parlata
di Tonara; nelle forme analitiche di congiuntivo (che assumono il valore di
imperfetto o trapassato solamente sulla base del significato della frase)
prevale infatti nettamente l'ausiliare con la sequenza iniziale in ess -?

Tonara: [non s(i) '(v)?s?e m?ai?ispo'zaða ?i a'ia 'f?at?u 'me ¯?uzu]48 non
si fosse (ma anche 'avesse') mai sposata che aveva fatto meglio![ki '?s?e k?ap?i'tau ?? a'io 'iðu ?um pra'd??re]se capitasse (ma lett. 'se avesse capitato') lo avevo visto con piacere.

Vista la presenza di [es?e'reuzu] 49 che, come a Desulo, vale sia per 'fossimo' che
'avessimo' non si esclude per certo che su queste forme continui ad agire il
modello dell'imperfetto congiuntivo etimologico del verbo 'essere':

Tonara: ['is?os ke'lianta ?i es?e'reuz  a'??aozo] = ['is?os  ke'lianta ?i  (v)e's?euz a'??aozo] loro volevano che andassimo (lett. 'fossimo andati').

La parlata di Tonara
ammette forme flesse di infinito, il cui paradigma, però (fatta esclusione
della sola prima persona plurale del verbo 'essere') non può in alcun modo
essere confuso con quello del congiuntivo imperfetto 50.

Se si considera la situazione dei centri del Barigadu (posti a ovest dei paesi della Barbagia di Belvì) che sono stati oggetto di questa indagine si noterà, innanzi tutto, che nei dialetti di questa zona non sono attestate forme flesse di infinito nelle frasi infinitive; per quanto riguarda l'imperfetto congiuntivo, invece, possiamo dire che la situazione è
piuttosto simile a quella delle parlate della Barbagia di Belvì. Nella varietà
di Samugheo, più esposta all'influsso del campidanese, per quanto riguarda il
verbo 'essere', nelle persone singolari, si hanno sempre le classiche forme
campidanesi con il tema verbale fess -:

Samugheo:[no 'ap?o ?um'pre??i?u 'it?e 'ß?t?sa 'v?s?eðe]non ho capito che carne fosse[a s?u 'ma?ku 'v?s?ez istuði'au]48

Le forme infess - attestate nella varietà tonarese
contemporanea non sono, probabilmente, una innovazione degli ultimi decenni. Il
poeta di Tonara Peppino Mereu, vissuto tra il 1872 e il 1901, nonostante
facesse uso del cosiddetto"logudorese illustre" adopera spesso forme verbali e,
anche, alcuni termini desunti dalla sua varietà d'origine. In un componimento
di contenuto osceno intitolato «minca macaca » lett. 'pene stupido' (in Mereu
2004, p. 374) si legge « gustosu fessed'istau assumancu! » lett. 'gustoso fosse
stato almeno!'; si noterà che la terza persona singolare del congiuntivo
imperfetto dell'ausiliare 'essere' presente nel testo (il poeta,
eccezionalmente, segnala anche la sonorizzazione della dentale /-t/ della terza
persona singolare) è identica a quella che si sente oggi a Tonara, mentre il
participio passato del verbo 'stare' è di tipo logudorese  (a Tonara 'stato', di norma, suona [is'tet:i  9u] anche se è utilizzato anche [is't:au].

Peppino Mereu è concordemente considerato una delle voci più
importanti della poesia in lingua sarda; a causa della sua breve vita e della
sua condotta ribelle è stato definito spesso "scapigliato"; alla poesia
scapigliata, in effetti, lo collegano spesso temi poetici e ideali. A questo
proposito si veda l'introduzione di Giancarlo Porcu (in Mereu 2004, p.
475-511).49 Connesso con molta probabilità con un *ESSEREMUS.

Confusione tra «antiche forme» di imperfetto congiuntivo e «quelle del congiuntivo più che perfetto del campidanese» sono state segnalate anche da Max Leopold Wagner (1939,p. 10-11) per quanto riguarda la varietà di Perdasdefogu.50

Si veda Pisano (2008, p. 35-36). 16 almeno (cioè: 'magari') fossi studiato (cioè: 'colto') ovvero, più liberamente, 'magari fossi andato a scuola'

Nelle persone plurali, tuttavia, sono tuttavia
possibili le forme senza la f  -
iniziale, come si vede dai seguenti esempi:

Samugheo:['vunti e'nio m?a?'kari no '(f?)?s?ent im 'm?ðaza]sono venuti sebbene non fossero in molti[ma?'kari no (f?)e's?ei 's?ano 's?eiz e's?io s?u ma't?es?i]sebbene non foste sani siete usciti lo stesso[ma?'kari no (f?)e's?euz i? '??m?o n?z ant ispe't?au] sebbene non fossimo in casa ci hanno aspettato.

Il modello campidanese si diffonde anche in altre
parlate dell'alto oristanese; a Seneghe e a Bonarcado, almeno nella terza
persona singolare, si sente già la forma tipicamente campidanese['fes?iði]
'fosse':

Seneghe:[a s?u 'ma?ku 'ves?i d?i 'ozi]almeno (cioè 'magari') fosse così!

Bonarcado:['?s ko'm?nte ?i 'ves?i 'p?arte e s? 'anima 'mia]51 è come se fosse parte della mia anima.

Un discorso a parte di deve fare, riferendoci ancora
alla parlata di Samugheo, per quanto riguardale forme analitiche di congiuntivo
delle coniugazioni regolari, utilizzate a seconda del contesto come imperfetto
o trapassato: in questo caso, infatti, si assiste a una confusione tra gli
ausiliari'essere' e 'avere' e troviamo sempre un "ausiliare indistinto" iness
-:

Samugheo:[ispe't?ant?i '?s?e t?o'r?aða 'is?a ßo ??i 'vae 'l?id??e s?a 'lit?era]aspettavano che fosse (lett. 'avesse') tornata lei per farle leggere la lettera['is?ozo'l?ianta ?i e's?euz a?'?ao 'n??zo]loro volevano che andassimo (lett. 'fossimo
andati') noi[a s?u 'ma?ku '?s?ez e'niu 'ðue]almeno (cioè: 'magari') fossi
venuto tu![mai?z '?s?e k?o?u'aða]mai si fosse (o 'avesse') sposata![a s?u
'ma?ku '?s?e 'p?rop?i?u '??m?o]almeno (cioè: 'magari') piovesse (lett. 'fosse
piovuto') adesso![a s?u 'ma?ku ?? '?s?ente 'vat?u 'is?ozo]almeno (cioè:
'magari') lo facessero (lett. 'l'avessero fatto') loro

Nelle frasi ipotetiche, ma anche in quelle con valore
desiderativo, anche nella parlata di Samugheo, si trova spesso il condizionale
al posto del congiuntivo:51

La terza persona ['fes?iði] 'fosse' fu rilevata da
Gino Bottiglioni ([1997], p. 112) anche a Ghilarza, paese della media valle del
Tirso, a nord- est della provincia di Oristano. 17

Samugheo:[si mi 'ßiað a k?api'tare ?? o'l?ia 'ie ?um pra'??re]lett. se mi capiterebbe lo volevo vedere con piacere (cioè: 'se mi capitasse lo vorrei ....')[si 'ßia ðro'm?ire 'm?ða 'vui vera'm?nte ?un'tentu]se dormirei (cioè: 'dormissi') molto ero (cioè: 'sarei') veramente contento[a s?u 'ma?ku 'ßiað a 'p?r?ere '??m?o]almeno (cioè: 'magari) pioverebbe (cioè: 'piovesse') adesso!

Nelle altre varietà del Barigadu indagate nel corso di
questa indagine (Busachi e Ardauli) è attestata una situazione simile a quella
vista per Desulo: il congiuntivo imperfetto di 'essere'coincide con quello di
'avere' e, inoltre, nelle coniugazioni regolari si hanno sempre forme analitiche,
a differenza di Desulo e Tonara però, nella prima persona plurale si ha
sempre[e's?euzu] 'fossimo' o 'avessimo'. Si presti attenzione ai seguenti
esempi:

Ardauli: [ar?e'z?ne ðe'nia m?a?'kari '?s?eð 'unu ßa'?e?? al?ir'git?u]52 lett. ragione aveva sebbene fosse un pochino allegretto[si ?? '?s?e a?a't?au ?ali?'kuna]se ne avessi (io) trovato qualcuna['ap?o ßen'tsau ?i ??az '?s?es ka'laðas 'tue]lett. ho pensato che le avessi scese tu (cioè: 'che le avessi fatte scendere tu')[a s?u ma?'kuz'?s?e 's?olu '?us?u zu 'd?an?u]almeno (cioè: 'magari') fosse solo questo il danno![ma zi '?s?e b?u'f?au ßrus 'pa?u 'via 'f?intsar 'mendzuzu]ma se bevesse (lett. 'avesse bevuto') più poco era anche meglio[no? ke'ria ?i e's?eis pen'tsau 'male]non volevo che pensaste (lett. aveste pensato) male['tot?u i?'kue z '?s?ente ze'r?aðaza sar di'g?ratsi?a 'n?ostraza]tutte lì si chiudessero (lett. si fossero chiuse) le nostre disgrazie!

Busachi: [no? kre'ia ?i '?s?es to'r?au 'lw??o]non pensavo che tornassi (lett. fossi tornato) subito[a s?u 'ma?ku '?s?e 'p?rop?i?u '??m?o]almeno (cioè: 'magari') piovesse (lett. avesse piovuto) adesso[si mi ?? '?s?ente 'nau 'ßrima zi ?? a'ia 'jau]se me l'avessero detto prima glielo (ma anche 'velo') avevo dato.

Se si escludono le varietà ogliastrine, la tendenza ad eliminare l'imperfetto congiuntivo,ù

sostituito sempre da forme analitiche, è assai forte, in tutta la Sardegna
centrale;

per concludere la nostra disamina sulle parlate del
centro dell'isola, prenderemo brevemente in considerazione alcuni dati inerenti
al dialetto di Meana (parte meridionale della Barbagia di Belvì).52

Cito, in grafia fonetica, numerose frasi ripetutemi
dai miei informatori ardaulesi e tratte da Deiana (1999, p. 85, 98,115, 124).
Con la locuzione ['unu 'ßa?u al?ir'git:u] 'un po' allegretto' si indica una
persona alterata da un leggero stato alcoolico. 18

Gli esempi che seguono mostrano come l'influsso del
modello campidanese sia dominante, anche foneticamente: si afferma infatti l'ausiliare
del tipo ['es?i] 'avessi', con la -i finale e conseguente timbro chiuso della
vocale tonica:

Meana:[t?i 'es?i k?api'tau ?? i a s?alu'ðari ?um pra'??re]se capitasse (lett. 'fosse capitato') lo saluterei con piacere[t?i e's?eu 'ßof?i?u a?a't?ari na 'b??l?a ßi't???k?a i'auz a i'??iri in 'uße ?? a?a't?ari]se volessimo (lett. avessimo voluto)
cercare una bella ragazza sapremmo dove trovarla ['ia a 'ß?l?e 'unu t?i 'es?i
t?rab?a'?au a'ßeru] vorrei uno che lavorasse (lett. 'avesse lavorato')
davvero[o'lianta t?i e's?euz a?'?au 'n??zo] volevano che andassimo (lett.
'fossimo andati') noi.

Nelle varietà campidanesi si è invece affermato un
congiuntivo imperfetto, desunto dal piùccheperfetto congiuntivo latino in cui,
però, la sequenza -éssi -, seguita dalle desinenze personali, è estesa a tutte
le coniugazioni. Per quanto riguarda gli ausiliari 'essere' e 'avere', invece,
abbiamo solitamente la consueta distinzione tra féssi 'fossi' e éssi 'avessi';
si considerino i seguenti esempi:

Pula:[ki ðe?'ges?i d?i'nai 'm?ða im a k?om'prai '?us?a 'd??m?u]53 se avessi (lett. tenessi) molti soldi comprerei quella casa[ak?a'ßonu 'man?u ßro'es?ið '?i]magari piovesse oggi![ki m?i sti'mes?isti d?e 'ßruzu no? ?? 'iast a 'f?ai]se mi stimassi (cioè 'amassi') di più, non lo faresti (lett. 'non l'avevi a fare')[ma?'kai 'vis?i 'b??t??a via 'b??l?a 'm??ða]sebbene fosse vecchia era molto bella[na'ranta ?a non t?i 'via 'k??za ?i no ??i'es?iði]dicevano che non c'era cosa che non sapesse['iam '?s?i 'b?of?i?u ?i 'es?inti ßa'p?au i'n??i]54 avrei voluto (cioè:
'avevo (a) essere voluto) che avessero mangiato qua.

Sulla genesi di queste forme di imperfetto non c'è
accordo: Max Leopold Wagner (1939, p. 23)riteneva che la desinenza catalana
«-és invece di -ás » frequente anche nei verbi di prima coniugazione potesse
aver influenzato le forme con formante -éssi - del campidanese.

Lo studioso bavarese, tuttavia, notava che nel
Condaghe di Santa Maria di Bonarcado55  occorrevano
alcune forme di imperfetto congiuntivo degli ausiliari 'avere' e 'essere':
«auiss i» o«auesse » 'avesse' e, addirittura, «fosse » 'fosse', in cui è lecito
«vedere imitazioni dell'uso italiano». In «fosse » 'fosse' Wagner rilevava
chiaramente unao foneticamente non originaria, così come un prestito non
integrato appariva anche «auesse », mentre l'integrazione di «auisse »53

Nei verbi irregolari, come già faceva osservare Wagner
(1939, p. 23), «la desinenza viene di solito aggiunta al temadel presente
congiuntivo»: dunque da ['b??ga] '(che io) venga' si ha [be?'ges:i] '(che io)
venissi'.54

La forma verbale ['iam '?s?i 'b:of:i?u] lett. 'avevo a
essere voluto' = 'avrei voluto' mostra un forte grado di grammaticalizzazione;
è probabile che la forma íam subisca l'influsso delle altre persone singolari
(íast eíat )perdendo ogni connessione semantica con l'imperfetto indicativo del
verbo 'avere'ímu 'avevo'.55

Il documento risale al XII secolo e proviene da
un'area, quella arborense, in cui il dominio spagnolo non si affermerà prima
del 1409.

Il centro di Bonarcado si trova oggi in provincia di
Oristano, la varietà linguistica che vi si parla è di transizione, con molte
caratteristiche tipiche del sistema nuorese-logudorese ma nella quale non
mancano notevoli influssi del campidanese 
19 risultava documentata dalla «sardizzazione della forma toscana
secondo la proporzione pelo / pilu ». Eduardo Blasco Ferrer (1984, p.110)56 non
esclude anche un possibile influsso genovese dato che «le desinenze in éss sono
correnti anche nei dialetti liguri».

Sulla base dei dati
raccolti nel presente lavoro possiamo confermare la resistenza di forme etimologiche di congiuntivo imperfetto etimologico nella varietà di Arzana che può essere senz'altro considerata un'area piuttosto marginale del dominio campidanese; l'attestazione di imperfetti congiuntivi fedeli al prototipo latino anche in alcuni documenti medievali e nell opere del da Esterzili potrebbe fornirci la conferma di una probabile genesi esogena del congiuntivo imperfetto innovante diffuso oggi nelle varietà campidanesi.

Non credo sia economico
pensare a una innovazione tutta interna al sistema campi danese attecchita a
partire dal XVII secolo. Più difficilmente leggibile è, invece, la situazione
delle varietà di transizione in cui, come si è ampiamente dimostrato, non esistono forme sintetiche vere e proprie di imperfetto congiuntivo nelle coniugazioni regolari.

Per quanto riguarda l' ausiliare 'essere' si è visto che in alcune varietà si afferma il modello campidanese con la f  - iniziale, mentre
in altre parlate si hanno forme unichein ess- 57 sia per 'essere' che per
'avere' che sembrano essere rifatte sul tipo ['es?i] '(che io) avessi'del
sistema campidanese.

Non si può escludere, tuttavia, che su queste forme continui ad agire il modello delle antico imperfetto congiuntivo etimologico di 'essere' documentato, per esempio,dalla prima plurale [es?e'reuzu] (sia 'fossimo' che 'avessimo' nei dialetti di Desulo e Tonara).

La mancata distinzione tra 'essere' e 'avere' nelle forme analitiche, attestata peraltro anche nelle varietà nuoresi (si pensi alle parlate di Nuoro, Mamoiada, Orune), tradizionalmente considerate come le più conservative, avrà favorito la coincidenza formale riscontrabile, per esempio, in['?s?e] = '(che io) fossi' e '(che io) avessi'.

L'assenza di un vero e proprio congiuntivo imperfetto è peraltro attestata anche in alcune varietà campidanesi settentrionali in cui il congiuntivo imperfetto in
-éssi - è considerato innaturale 58 e si ricorre molto più spesso alle forme
analitiche.

Nella varietà di San Basilio, comune della provincia di Cagliari, posto a circa cinquanta chilometri a nord del capoluogo isolano, le funzioni degli ausiliari 'essere' e 'avere' sono conservate anche nelle forme composte del congiuntivo, sebbene queste risultino influenzate dal congiuntivo presente della seconda e terza coniugazione caratterizzato dalla vocale tematica -a -:

San Basilio:[a s?u 'ma?ku '?s?a 'p?rot?si?u '?i]almeno (cioè: 'magari') piovesse (lett. 'avesse piovuto') oggi[a s?u 'ma?ku 'v?s?aða]almeno (cioè: 'magari') fosse![a s?u 'ma?ku ve's?au b?a?'?au 'n??zu 'ßuru] almeno (cioè: 'magari) andassimo (lett. 'fossimo andati') anche noi.

L' influsso del congiuntivo presente dei verbi di seconda e terza coniugazione, sia nelle coniugazioni regolari che negli ausiliari 'essere' e 'avere' è chiaramente percepibile anche in 56

Nella Carta de Logu, il codice di leggi del Giudicato di Arborea, la cui ossatura è anteriore al 1376 (cfr. Blasco Ferrer1984, p. 65) è attestato un «fussit » 'fosse' assai simile alle forme di imperfetto congiuntivo di 'essere' attestate in Toscana e nel Lazio.

L'ipotesi di un influsso ligure non è del tutto impraticabile vista la dipendenza politico- culturale del giudicato di Arborea nei confronti della Repubblica di Genova.
Ricordo, succintamente, che la dinastia degli Arborea era strettamente
imparentata ai Doria.57

Il polimorfismo,
particolarmente accentuato in queste varietà, peraltro, fa si che convivano anche all'interno dello stesso dialetto le forme con f - iniziale con quelle in ess- 58
o quanto meno tipiche della varietà di lingua alta, influenzata pesantemente dal
cagliaritano. 20

In alcune varietà del medio Campidano come quelle dei centri
di Sanluri e San Gavino Monreale, si vedano i seguenti esempi:

San Gavino Monreale:[ma?'kai 'v?s?að a'it??i]magari fosse così![ma?'kai ßro'?s?að '?i]magari piovesse oggi!['iap '?s?i 'of?i?u ?i '?s?anta ßa'p?au m? i'n??i]59
avrei voluto che avessero mangiato qua.

Generalmente, come abbiamo già avuto modo di notare, il congiuntivo oggi appare ovunque in forte recessione: le sue funzioni sono in parte assorbite dal condizionale e, più frequentemente,dai tempi del modo indicativo; si potrebbe quasi supporre che nell'idioletto di alcuni locutori la scomparsa del congiuntivo sia già pressoché definitiva.

Negli esempi che seguono riporto alcune frasi fornitemi
da parlanti, anche con un buon grado di istruzione, che hanno tradotto,
talvolta inconsapevolmente, il congiuntivo sostituendolo completamente con
l'indicativo o con il condizionale60:

Nuoro: [si l iskja'ßamus 'prima 'djamuz '?s?er 'ben?i?ozo] (C.M., donna, settantotto anni, diplomata)se lo sapevamo prima saremmo venuti['naßana ki nom b a'ia 'k??za ki no is'kiata]dicevano che non c'era cosa che non sapeva (cioè: 'sapesse').

Bitti: [si l a'io is'kitu ti l a'io 'natu] (G.F., donna, settantotto anni, licenza elementare) se l'avevo saputo te l'avevo detto(cioè: 'se lo sapessi te lo direi' o, anche, 'se l'avessi saputo te l'avrei detto')

Mamoiada:[uð is'tau 'mendzu s?i non t a'ßio mai? ?o'n?ot?u] (G.F., uomo, trentacinque anni,diplomato)61 era stato meglio se non ti avevo mai conosciuto

Meana:[t?i pa'p?aza '? ¯?a 'd?ia 'iaz a '?s?ere 'zanu] (P.M., donna, quarantacinque anni, laureata)62 se mangiavi tutti i giorni saresti sano59

Alcuni locutori, più regolarmente, preferiscono dire ['iap ai 'of:i  9u]
lett. 'avevo avere voluto'.

L' espressione [m?]davanti all'avverbio di luogo non è traducibile ed è connessa con il latino MEDIUM (cfr. Wagner 1984, p. 153).60

Non a caso, credo,
alcuni informatori, non sempre particolarmente giovani, durante le interviste
hanno sostenuto posizioni del tipo: -il congiuntivo, da noi, non si usa- o,
addirittura, -il congiuntivo non esiste-.

Un informatore di Desulo
(G. L. uomo 65 anni), per esempio, ha chiaramente sostenuto che il congiuntivo
trapassato non è traducibile in desulese. Il mio informatore, evidentemente, si
rende lucidamente conto che, specialmente nelle coniugazioni regolari, a un
congiuntivo imperfetto dell'italiano corrisponde sempre una forma analitica
nella sua varietà nativa. Se le funzioni dell'imperfetto congiuntivo vengono
assunte dal trapassato non a caso alcune varietà adottano altre strategie per
esprimere una sfumatura aspettuale perfettiva nel periodo ipotetico.61 Lo
stesso informatore dice anche [uð is'tau 'mendzu s?i non t e's??re
'mai/o'n?ot?u] 'era stato meglio se non ti (lett.'fossi') avessi mai
conosciuto.62 L'informatrice traduce 'se mangiassi' [t?i ßa'p:aza] lett. 'se
mangiavi' ma ritiene comunque possibile anche [t?i 'es:i? pa'p:au] lett. 'se
avessi mangiato'. Negli informatori di Meana di età superiore ai quarant'anni
la /s/ davanti a consonante sorda si realizza [?].  21

San Gavino Monreale:[ki mi sti'masta ði a'v??raza no ??u va'ðiasta] (S.G., donna, quaranta anni, laureata)se mi amavi davvero non lo facevi[na'ranta ?a non t?i 'via 'k??za ?i no '??iaða]dicevano che non c'era cosa che non sapeva.

Pula:[ma?'kai 'iast '?s?i 'ßrantu 'm??ða non ti ?? 'iam '?s?i d?o'nau] (R.P., donna, quaranta anni,diplomata) sebbene avresti pianto (lett. 'avevi (a) essere pianto') molto  non te l'avrei dato.

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Il congiuntivo imperfetto etimologico nelle varietà sarde moderne

21.10.2015 14:28

Il congiuntivo imperfetto etimologico nelle varietà sarde moderne: 

da Nuoro a Tonara da Pula a Dorgali

Un argomento particolarmente spinoso nel quadro degli
studi sul sardo riguarda l'esistenza di forme etimologiche desunte direttamente
dall'imperfetto congiuntivo che, secondo l'opinione di molti studiosi,
sarebbero conservate nelle varietà nuoresi e logudoresi (ma anche in quelle di transizione della Barbagia di Belvì),

mentre sarebbero state sostituite da quelle desunte dal piùccheperfetto congiuntivo nelle varietà campidanesi.

Le prime inchieste dialettali sembrerebbero confermare
una frattura netta tra varietà sarde centro-settentrionali e varietà meridionali dell'isola.

La situazione attuale è resa particolarmente problematica
dall'esistenza, in alcune varietà centrali, di un infinito dotato di desinenze
flessive.

Si è già cercato di riflettere sulla genesi dell'infinito flesso (Pisano 2008);

in questa sede riferirò esclusivamente sull'utilizzo effettivo di forme che sintatticamente e morfologicamente possono essere attribuite solamente al congiuntivo imperfetto.

Dai dati contenuti nel nostro corpus appare chiaro che l'imperfetto congiuntivo nelle coniugazioni regolari è in forte recessione in tutte le varietà sarde, mentre ancora ben attestato appare per quanto riguarda gli ausiliari 'essere' e 'avere'. Il congiuntivo (in
tutti i suoi tempi), peraltro, per un processo di economia non estraneo a altre
lingue romanze, è sempre più spesso sostituito (soprattutto dai parlanti più
giovani) dai tempi del modo indicativo e, anche, soprattutto nella protasi del
periodo ipotetico, dal condizionale.

Per introdurre la complessità del problema mi riferirò, preliminarmente, alla sola varietà di Nuoro; successivamente estenderò l'analisi alle altre parlate oggetto delle mie indagini.

Nelle proposizioni ipotetiche il congiuntivo trapassato appare oggi nettamente
predominante anche nei contesti in cui in italiano troviamo solitamente
l'imperfetto:

Nuoro: [si 'z?re (o anche e's??re) k?api'tau 'vintsas 'k?m?o lu 'ðia 'ßies kim pja'k?re]lett. se fosse capitato anche adesso lo vedrei con piacere*[si kapi'tare 'f?intsas 'k?m?o lu 'ðia 'ßies kim pja'k?re] (?)se capitasse anche adesso lo vedrei con piacere.

Sebbene la seconda frase, infatti, non sia considerata
agrammaticale da alcuni informatori più anziani 1 la maggioranza dei parlanti
del nostro corpus predilige nettamente la prima a tal punto da considerarla la
sola possibile.* In apertura di questo lavoro desidero ringraziare tutti coloro
che, parlanti nativi, hanno avuto la bontà di concedermi molto del loro tempo
rispondendo alle mie domande con pazienza e competenza. Sono poi riconoscente a
tanti dei miei informatori per la loro eccezionale capacità di farmi stabilire
ulteriori contatti con altre persone nel loro territorio, estremamente utili
non solo dal punto di vista scientifico ma anche assai preziosi per la qualità
dei rapporti umani che ho potuto stabilire. Nel riportare le forme dialettali
utilizzerò l'alfabeto IPA per la trascrizione fonetica con alcune
semplificazioni: la lunghezza delle vocali nelle sillabe toniche non viene
segnalata, l'accento viene omesso nei monosillabi, il grado di 2°.

La conservazione dell'imperfetto congiuntivo
etimologico, sia pure limitata a contesti stereotipati, ci è stata data come
possibile dai locutori di Orgosolo (nella Barbagia di Ollolai), sebbene tali
forme appaiano sempre più marcate e, spesso, assolutamente innaturali:

Orgosolo: [si kapi'tareðe lu 'ðia 'ßies ?im pja'??re]2 se capitasse lo vedrei con piacere.

L'imperfetto congiuntivo etimologico, invece, mi è
stato dato come forma vitale da alcuni informatori del centro di Dorgali3; i
parlanti selezionati utilizzano le forme del congiuntivo imperfetto non solo
nella protasi del periodo ipotetico ma anche nelle proposizioni dipendenti introdotte
da complementatori finiti4.

Si considerino i seguenti esempi:

Dorgali:[si ma??i'harer 'don?i  9 a 'ðie 'ðias '?s?ere 'sanu] se
mangiassi tutti i giorni saresti sano[si hapi'tareðe lu 'ðia 'iðere him
pja'h?re] se capitasse lo vedrei con piacere[si ni'areðe 'ðia ar?um'bar im
bi??a] se nevicasse rimarrei in paese[no? kre'ðio hiTo'r?arer de'ret?u] non
credevo che tornassi subito[l 'ane 'at?u pi'hare a's?ustru ?o hi 'ðon?i  9a 'n?t?e a'h?reðe su i'sj?ne 'malu h 'ap?o na'rau]gli/le hanno fatto prendere [uno] spavento perché tutte le notti facesse il brutto sogno che ho detto[na'rana hi nom b a'ia 'k??sa hi no is'kireðe]dicevano che non c'era cosa che non sapesse.

Per quanto riguarda la parlata di Dorgali bisogna inoltre notare che gli ausiliari 'essere' e 'avere', come accade in alcune varietà ogliastrine di cui ci occuperemo successivamente, mantengono l'accentazione tipica dell'infinito (Dorgali ['aere] 'avere' e ['?s?ere] 'essere'), come mostrano i seguenti esempi: apertura delle vocali sarà notato esclusivamente in
sede tonica, con [i  9] si dà conto della semivocale nei dittonghi discendenti e della -i - asillabica riscontrabile in alcune parole (come Nuoro ['krezi?a] 'chiesa') e nei participi passati con suffisso -ITUS (il tipo bénniu 'venuto') per segnalare una realizzazione
vocalica differente dall'approssimante palatale (si veda Nuoro ['?j?] 'oggi').
Ove non specificato diversamente le forme dialettali qui riportate sono frutto
di dati raccolti personalmente sul campo.1

Due informatori (uno maschio e uno femmina) hanno
memoria di forme di imperfetto congiuntivo per le coniugazioni regolari in
quanto sostengono di averle sentite dai locutori più anziani sino alla fine
degli anni settanta del secolo scorso. Gli altri parlanti nuoresi, non
necessariamente appartenenti allegenerazioni più giovani,  ritengono invece la forma kapitáret non propria della varietà di Nuoro.2

La frase è considerata grammaticale anche da un
informatore piuttosto giovane (A. S. 26 anni, maschio). La forma verbale è
comunque particolarmente marcata e, inoltre, risulta topicalizzata come si vede
dalla presenza della vocale paragogica.3

Si tratta di informatori di età compresa tra i sessantacinque
e i cinquantacinque anni: nei locutori in questione non sembrano esserci
particolari motivazioni di ordine "sociolinguistico" nella selezione del
congiuntivo imperfetto al posto delle forme analitiche o di quelle
dell'indicativo; i parlanti individuati, infatti, non hanno un grado di
istruzione particolarmente elevato.4

La terminologia è quella usata da Michael Allan Jones
(2003, p. 291). Con il termine complementatore (inglese complementiser) si
intende «una parola grammaticale che serve a introdurre proposizioni
subordinate o che indicano la funzione di certi tipi di proposizioni principale
come per esempio le funzioni ottative espresse da [si]'se'».3

Dorgali:['nes?i nom m '?s?ere ispo'sa]almeno (cioè: 'magari') non mi fossi sposata![no 'ap?o hum'presu 'it?e '??t?a '?s?ereðe]non ho capito che carne fosse['mendzu n?on t 'aere 'mai?'istu]meglio non ti avessi mai visto!['mendzu l? 'aerer 'das?au 'hus?u ?i't?sin?u]meglio (che tu) l'avessi lasciato quel ragazzo!5

 Se si esclude la varietà di Dorgali (varietà nella quale il congiuntivo imperfetto
etimologico è comunque in netta recessione), nelle parlate di area nuorese le
forme analitiche sono nettamente preferite rispetto a quelle sintetiche;
Massimo Pittau (1972, p. 93) nota come, generalmente, nelle frasi dipendenti da
tempo passato l'imperfetto congiuntivo sia ammesso solo per gli
ausiliari'essere' e 'avere' mentre negli altri casi si trova sempre il
trapassato. Questa tendenza risulta confermata anche dai nostri rilievi non
solo per quanto riguarda Nuoro ma anche per le altre parlate del circondario 6.
Sebbene tale assunto sia valido in linea di principio ho tuttavia notato che
molti parlanti di area nuorese prediligono le forme analitiche anche con i
verbi 'essere' e 'avere'; per verificare questa tendenza ho sottoposto ai miei
informatori la seguente frase riportata in Pittau7(1972, p.150

0)   Nuoro [non kre'ðio ki e's??res i? '??m?o e a'?res 'tempuzu]non credevo
che fossi in casa e avessi tempo.

Questo enunciato non appare mai artificiale ai parlanti nuoresi interpellati, che,
tuttavia,esprimono più frequentemente il medesimo concetto come segue:

i)                  
Nuoro [no? kre'ðio ki vis i? '??m?o e a'ias 'tempuzu] oppure (in maniera per noi assai significativa):

ii)               
Nuoro [no? kre'ðio ki '(z)?rez is'tau i? '??m?o e '?rez 'ap?i?u 'tempuzu]lett. non credevo che tu fossi stato in casa
e avessi avuto tempo.

Notiamo che, nelle forme analitiche interpretabili, a
seconda del contesto, come imperfetto otrapassato congiuntivo, spesso il corpo
fonico risulta diminuito al punto tale che non è più possibile avvertire la
distinzione tra il verbo 'essere' e il verbo 'avere'.

Le forme "contratte" esemplificate nella frase iii),
infatti, si comportano esclusivamente da morfifunzionali, mentre il significato
lessicale di 'trovarsi' e 'possedere', 'avere a disposizione' viene veicolato
dai participi passati. Anche nelle frasi con valore desiderativo il congiuntivo
imperfetto è quasi sempre sostituito dalle forme analitiche o, anche, dal
condizionale:

Nuoro [ kapi'tau
e's??rete ðe ad?oßi'are 'kus?a 'ß?na pe's??ne]8 5

L'espressione esprime un desiderio irrealizzato; più
liberamente 'sarebbe stato meglio che l'avessi lasciato quel ragazzo'6

Per maggiore chiarezza preciso che con "parlate del
circondario" intendo alcune varietà della Barbagia di Ollolai,della Barbagia
settentrionale e della Baronia. 7

Per rendere inequivocabile la frase ho talvolta
aggiunto l'avverbio ['?je] 'oggi'. Sempre Pittau (1972, p. 150), in questo
contesto ritiene comunque possibile anche l'utilizzo del trapassato congiuntivo
al posto dell'imperfetto. 4 lett. capitato fosse di incontrare quella buona
persona.(cioè: 'magari capitasse di incontrare quella brava persona').

La predilezione per le forme analitiche nelle
coniugazioni regolari è attestata anche nella varietà di Ovodda. In questa
parlata si ha la regolare conservazione dell'imperfetto congiuntivo per quanto
riguarda gli ausiliari 'essere' e 'avere' che sembrano conservare la
specializzazione di funzioni nella formazione dei tempi composti. Si presti
attenzione agli esempi che seguono:

Ovodda: [a s?u 'nentsi n?n s e's??reð ispo'sa] magari (lett. 'almeno') non si fosse sposata!['mendzu s?i n?n t 'are mai?'viðu]meglio se non ti avessi mai visto![a s?u 'nentsi 'are 'p?roi?u '??m?o]magari (lett. 'almeno') avesse piovuto (ovvero: 'piovesse') adesso[a s?u 'nentsi 'are 'p?roi?u iri's?ro]9 magari avesse piovuto ieri![a s?u 'nentsi e's??re 'b?en?i?u 'puru 'ðue a s? isposa'litsi?u '?je]magari (lett. 'almeno') fossi venuto (ma anche 'venissi') anche tu al matrimonio oggi[a s?u 'nentsi k?e l 'are d?a's?au ðe'ret?u '?us?u pi't?sok?u]magari (lett. 'almeno') l'avesse lasciato subito quel ragazzo![si m 'arene 'nau ?i 'ðue ve'niasa n? a'vio 'kret?i?u]10 se mi avessero detto che tu venivi (ovvero: 'fossi venuto')
non [ci] avevo creduto (cioè: 'avrei creduto').

Come si vede dagli esempi riportati anche a Ovodda il
congiuntivo è utilizzato con una certa frequenza nell'espressione di un
desiderio o di una speranza. Di norma i parlanti preferiscono le forme del modo
indicativo, come peraltro risulta anche dai dati raccolti per la totalità delle
parlate censite nel corso delle mie indagini. Particolare è la sequenza ridotta
- riscontrabile nel congiuntivo imperfetto del verbo 'avere', gioverà notare
che l'infinito, anche a Ovodda, è regolarmente ['aere] 'avere'11.

Nelle protasi delle frasi ipotetiche (come avremo modo
di vedere anche per altre varietà), oltre all'imperfetto del modo indicativo,
ricorre, con larga frequenza, anche il condizionale:

Ovodda:[si 'ðia k?api'tare lu 'ðio 'vier a'b?eru ?u 'm??ða pja'??re]8

In questa frase, attraverso una strategia tipica di
messa in rilievo, i miei informatori invertono l'ordine non marcato dell'
ausiliare 'essere' con il participio passato; la forma verbale "piena" con la
vocale paragogica è poi nettamente preferita, sebbene in questo contesto
fonosintattico la /-t/ della terza persona singolare inneschi normalmente il raddoppiamento della consonante successiva. Le forme verbali "piene" vengono preferite anche per motivi di ordine espressivo connessi con le strategie di messa in rilievo.
La non totale interscambiabilità tra forme piene con allomorfo paragogico e
assenza di raddoppiamento fonosintattico e quelle senza paragoge e
raddoppiamento è stata analizzata dettagliatamente da Franco Fanciullo per
quanto riguarda i dialetti salentini (2000, p. 358-382). Sebbene l'esatta
dinamica del fenomeno, per quanto riguarda il sardo, sia ancora tutta da
studiare sembrerebbe configurarsi una situazione simile a quella ipotizzata da
Fanciullo (2000, p. 377) per i dialetti calabro-lucani dell'area Lausberg. 9

Il termine [iri's?ro] o [eri's?ro] 'ieri' simile a Pula (varietà meridionale) [ari'z?u] è etimologicamente connesso con HERI SERO ma i parlanti hanno ormai perso la connessione semantica fra le due parti dell'antico composto che viene avvertito come una parola singola. Tale tipo lessicale è diffuso in una vasta area della Sardegna centrale (lo si sente in tutte le località della Barbagia di Belvì Tonara compresa , in Ogliastra, nel Barigadu e nell'Alto-Oristanese). Si veda Wagner ([2008],
p.335).10

L'informatore pone l'attenzione sulle forme verbali scandendole: evidentemente per soffermarsi sull'esatta dinamica delle azioni
che si susseguono.11

Wagner (1939, p. 9) riferiva di forme in «a 'ret »
attestate in diversi centri della Barbagia di Ollolai e dell'Ogliastra.5

se capiterebbe (cioè: 'capitasse') lo vedrei veramente con molto piacere[si 'ðia 'p?r?ere '??m?o hu a?'?aða a k?ri'?are tsintsi'??r?o]12 se pioverebbe (cioè: 'piovesse') ero andata a cercare lumache[si 'ðia p?ap?are su 'pane e 'vi??a no? '?iað a?'?are a k?ri'?are su ? 'h?n?e] se mangerebbe (cioè: 'se mangiasse') il pane di paese (cioè di Ovodda) non andrebbe a cercare quello di Fonni.

A Nuoro, come già rilevava Massimo Pittau (1972, p. 106, 138, 151, 155 e 157), nel congiuntivo trapassato, è piuttosto frequente la sostituzione dell'ausiliare 'avere' con 'essere', per mia parte segnalo che appaiono sempre più diffuse, soprattutto nel parlare affrettato, forme contratte che si comportano da "morfi ausiliari" senza la consueta
specializzazione di funzioni degli ausiliari 'essere' e 'avere': Nuoro:[si l '?rez is'kiu e s?i '?rez a?'?au ðe'ret?u lu 'ðiaz 'aer ak?a't?au]se l'avessi saputo e fossi andato subito l'avresti trovato subito[su pi't?sin?u ke'ria k?i l e's??ren la's?au jo'kare ki s?os kum'pandzozo] il bambino voleva che lo lasciassero (lett. 'fossero lasciato') giocare con i compagni (gli amici).

La generalizzazione dell'ausiliare 'essere' è tipica anche di alcune parlate della Barbagia di Ollolai, come si può evincere dai seguenti esempi:

Mamoiada:[a s?u 'ma?ku zi e's??re 'p?rantu 'zambene]13 lett. magari sefosse pianto sangue(cioè: 'magari piangesse (o avesse pianto) sangue')[?er'ia ?i e's??res trab?a'l?au i'n???e]volevo che (tu)fossi lavorato qua(cioè: 'volevo che tu lavorassi (o avessi lavorato) qua')[ma?'kari e's??re 'p?rot?u '??m?o]magari fosse piovuto adesso(cioè: 'magari piovesse adesso')[ma?'kari t e's??rez istes?e'ra non ti l a'vio 'ap?i?u 'ðau]14 sebbene ti fossi uscita di senno non te l'avevo avuto dato(cioè: 'per quanto ti fossi disperata non te l'avrei dato').12

Forme ossitone ad Ovodda.

La varietà di Ovodda è contraddistinta da un fenomeno
fonetico molto singolare. I parlanti, per motivazioni stilistiche e soprattutto
nel parlare affrettato, ammettono la cancellazione della -s finale (ma anche
della -t marca di terza persona singolare) in posizione pre pausale.

La cancellazionedel fonema finale in posizione pre pausale è stato verificato anche per quanto riguarda le vocali precedute da un altro elemento vocalico.

Tale cancellazione dà luogo, assai frequentemente, a
parole ossitone. Si presti attenzione ai seguenti esempi:

Ovodda: ['?usta '??sa ?r go] 'questa cosa è così', [l 'ap?o 'nau 'ð?] 'l'ho detto io'.

Questa possibilità non è contemplata, in genere, dalle
parlate sarde che, anzi, tendono a evitare l'ossitonia. Su questo fenomeno, mai
indagato, conto di tornare in altra sede. A Ovodda il participio passato
femminile è assai frequentemente caratterizzato dall'uscita in -á , (come
peraltro si vede anche nei nostri esempi), tuttavia, non sono inusuali le forme
in -áða attestate nelle varietà campidanesi e logudoresi.13

L'espressione è, come si capisce facilmente, un' imprecazione rivolta a qualcuno per il quale si nutre un'antipatia viscerale.
Queste "maledizioni" vengono indicate, nel nuorese, con il termine tecnico di
[i'r:?kozo] (così nella varietà di Nuoro). Il verbo Nuoro [ir:o'kare] 'lanciare
maledizioni (contro qualcuno)' può voler dire a seconda dei contesti anche
'bestemmiare'; più comunemente, però, i termini per 'bestemmia' e 'bestemmiare'
sono Nuoro ['frastimu] e[frasti'mare].14

Il participio passato femminile [istes?e'ra] è un espressione idiomatica che non ha una traduzione letterale in italiano. Per quanto riguarda le forme sovraccomposte con doppio ausiliare perfettivo rimando a Pisano (2010). 6

La riduzione del corpo fonico nell'imperfetto congiuntivo degli ausiliari 'essere' e 'avere' che vengono spesso a coincidere, si nota anche nella parlata di Orune. Nelle proposizioni ipotetiche, inoltre, il congiuntivo imperfetto sostituisce frequentemente il condizionale
dell'apodosi, mentre, nella protasi non è raro sentire l'indicativo imperfetto
al posto del congiuntivo; si presti attenzione alle seguenti frasi considerate
assolutamente equivalenti dai nostri informatori:

Orune:[si l '?rep is'kiðu ti l '?repo 'naðu]lett. se l'avessi saputo tel'avessi detto .[si l a'iap is'kiðu ti l '?repo 'naðu]lett. se l'avevo saputo te l'avessi detto .

Soprattutto nelle coniugazioni regolari, inoltre, il condizionale è nettamente preferito al congiuntivo nella protasi delle frasi ipotetiche irreali o potenziali; così come nell'apodosi il congiuntivo appare spesso al posto del condizionale; si presti attenzione ai seguenti esempi:

Orune:[si 'ðia k?api'tare l '?repo 'ßiðu kim pja'??re]se capitasse (lett. 'capiterebbe') lo vedrei (lett. 'l'avessi visto') con piacere[si 'ðiapo 'ðormire 'm?ða '?rep is'taðu kun'tentu]se dormissi (lett. 'dormirei') molto sarei (lett. 'fossi
stato') contento.

Le forme piene degli ausiliari 'essere' e 'avere', per
le stesse strategie di messa in rilievo viste nel dialetto nuorese, compaiono
anche nella parlata di Orune soprattutto nelle locuzioni che esprimono un desiderio o una speranza:

Orune:[mai??i'raðu e's??rese ðae konti'n?nte]lett. mai tornato fossi (tu) da continente (cioè: 'magari non fossi (tu) mai tornato dal continente')['mai le'aðu l a'?rete 'kus?u 'jußu]lett. mai preso l'avesse quel giogo(cioè: 'magari non avesse mai preso quel giogo').

La situazione qui esemplificata per Nuoro e Orune è
assai simile anche nelle altre varietà della Barbagia settentrionale e della
Baronia; in alcuni dialetti della Barbagia settentrionale (Lula e Bitti) e
nelle parlate della Baronia (qui rappresentate dal dialetto di Siniscola)15 non
sembrano essere note forme di imperfetto congiuntivo sintetico per le
coniugazioni regolari16 neppure a livello "residuale" come avviene a Nuoro; i
nostri informatori, invece, non mostrano esitazioni nell'utilizzo degli
ausiliari che conservano saldamente le loro funzioni in tutti i contesti che abbiamo
analizzato:

Lula:['diat '?s?ere is'tatu 'mendzus si non t a'?repo mai?ko'n?ot?u]17 sarebbe stato meglio se non ti avessi mai conosciuto15.

Oltre alla varietà di Siniscola abbiamo censito anche
quella di Irgoli.16

Secondo la terminologia adottata da Michael Allan
Jones (2003, p. 291) l'uso del congiuntivo imperfetto (che poi è,in realtà, una
forma flessa di infinito) nelle coniugazioni regolari è accettato dai parlanti
lulesi solamente «conpreposizioni e complementatori che normalmente introducono
frasi infinitive».17

La situazione di Lula è analoga a quelle di altre
varietà censite nella Baronia. Si faccia attenzione alla sequenza - po  che nel dialetto di Orune è estesa anche al congiuntivo presente e all'imperfetto indicativo. 7

Orune:[mi 'trat?a k?o'm?nte ki e's??rep 'unu ðeli?'kw?nte]lett. mi tratta come che fossi un delinquente[ke'riana ki es?e'remuz a'??atozo]volevano che andassimo (o fossimo andati)[a s?u 'ma?ku l ae'remur 'vista]magari la vedessimo (o l'avessimo vista)

Bitti:[si 'kus?u 'ts?vanu a'?ret is'kitu 'kus?u zi k it a'??atu]lett. se quel giovane avesse saputo questo se ne era andato[no? kre'ðio ki d?u'an?e ?'s?eret is'tatu
i'n?ke]non credevo che Giovanni fosse (lett. fosse stato) qua[ma'k?ari zu 'b?ab?u bi l a'?re p?roi'ßitu 'is?a ?st a'??ata zu ma't?es?i]sebbene il padre glielo
avesse proibito lei è andata lo stesso Siniscola:[aspet?a'iana ki e's??re
t?o'r?ata 'is?a pro li 'ake 'l??d?zere za 'lit?era]aspettavano che fosse
tornata lei per farle leggere la lettera[a s?u 'nes?i es?e'redziz a?'?ator
'voizi]magari andaste (o fosse andati) voi[mai l a'?repo 'istu]mai l'avessi
visto!

Le forme regolari di imperfetto congiuntivo «a partire
dal XVIII secolo» furono soppiantate nel «logudorese in generale da una nuova
forma unica in -ére estesa a tutte le coniugazioni»18.

In numerose varietà logudoresi oggetto di questa
indagine, in effetti, si diffondono forme analogiche in cui al lessema verbale
seguono la sequenza [-'?re-] e le desinenze personali; si considerino i
seguenti esempi:

Dualchi (Marghine):[a s?u 'nes?i mi ?api't?reð 'una 'b??l?a ßi't?s?k?a] inf.kapitáre 'capitare'almeno (cioè: 'magari') mi capitasse una bella ragazza[a s?u 'nes?i mi ve?'??re? 'kus?a '?m?o] inf.bè??ere 'vendere'almeno (cioè: 'magari') mi vendessero quella casa[si 'is?a ðro'm??re k?um 'me?uz 'it?e no? ' ?ia 'ðare] inf.drommíre 'dormire'se lei dormisse con me cosa non darei!

Molto spesso, anche all'interno della stessa parlata,
soprattutto nella seconda e terza coniugazione, si sono diffusi allomorfi
influenzati dalla vocale tematica del congiuntivo presente, si consideri il
seguente esempio:

Bortigali
(Marghine):['d?o ?e'ria ?i ðue nel'dz?ras sa veri'ðaðe]io vorrei che tu dicessi
la verità[a s?u 'ma?ku 'deu l?u kel'f?rað a'b?eru]almeno (cioè 'magari') Dio lo
volesse davvero.

La forma verbale neldzèras 'dicessi (tu)' è stata
rifatta sulla prima persona del congiuntivo present enèldza 'dica (io)'; la
vocale tematica -a -, inoltre, influenza la sequenza -ère - tipica del
congiuntivo imperfetto 18 .Così in Wagner (1939, p. 9).

Anche la vocale tonica ha, qui, in realtà un timbro
aperto.8

Un fenomeno
simile si verifica inkelfèrat '(che lui) volesse'; il punto di partenza è kèlf 
-, lessema verbale riscontrabile anche nel congiuntivo presente (che
a Bortigali suona ['k?lfaða]19), desunto da un antico perfetto kèrfit (oggi
disusato ma presente nei documenti medievali logudoresi 20).

In diverse varietà logudoresi, come già osservavano
Wagner (1939, p. 10) e, più recentemente, Lucia Molinu (1999, p. 133), «i verbi
polimorfici 21 formano l'imperfetto congiuntivo non conl'allomorfo
dell'infinito ma con quello del presente indicativo» 22 o, anche, dalle antiche
forme di perfetto ormai cadute in disuso:

Pozzomaggiore:[a s?u 'nes?i lu ?el'dz?re 'f?inaz 'is?a]almeno (cioè 'magari') lo volesse anche lei![a s?u 'nes?i lu va't??ren 'is?ozo]almeno (cioè 'magari') lo facessero loro! La sequenza iniziale delle due forme verbali esemplificate sopra: keldz - efatt - sono tratte dalla prima persona dell'indicativo presente dei verbi
['k?r?ere] 'volere' e ['fa?ere] 'fare' che a Pozzomaggiore suona ['k?ldzo]
'voglio' e ['fat?o] 'faccio'23.

L'influenza della vocale tematica -a - del congiuntivo
presente di seconda e terza coniugazione si estende talora anche agli ausiliari
'essere' e 'avere' come mostrano i seguenti esempi:

Berchidda:[si is? e's??rað i'n???e]se lui fosse qua![a s?u 'ma?ku zi a'?ra 'p?jop?iðu]almeno se avesse piovuto! (o piovesse)

E' necessario rimarcare, comunque, che, sebbene l'imperfetto
congiuntivo sia ben attestato nelle varietà logudoresi alle quali abbiamo fatto
riferimento, spesso l'uso di queste forme è limitato a espressioni con valore
desiderativo.19 La terza persona del congiuntivo presente di ['k?r:ere]
'volere' è ['k?lfaða] '(che lui) voglia' anche in altre parlate logudoresi. La
si sente, ad esempio, insieme all'allomorfo regolare meno diffuso ['k?ldzaða],
anche nella località di Pozzomaggiore.

A Benetutti e a Bono (Goceano), invece, dal momento in
cui lar e lal preconsonantica hanno come unico esito r , '(che lui) voglia' suona ['k?rfaða].20

Oltre a «kerfit »'volle' attestato nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado (Wagner 1939, p. 15) esiste anche un«kerui » 'volli' presente nel Condaghe di San Pietro di Silki (Wagner 1939, p. 15).

Alla base di entrambe le forme si deve supporre un perfetto in «-u   ?-» del tipo *QUERUI(T). Dal tema di questo perfetto vengono spesso desunti anche il gerundio (Wagner 1938, p. 155 registrò un «kerfende » 'volendo' per il «logudorese settentrionale») e, soprattutto, il
participio passato:

Nuoro ['kerfi?u],
Orune, Scano Montiferru ['kref?iðu], Pozzomaggiore ['kelfiðu], Benetutti
['kerfiðu]tutti significanti 'voluto'.

Il dorgalese ['kertu], invece, (Wagner 1939, p. 25)
sarebbe rifatto analogicamente «secondo il modello di fertu »'ferito'.21Wagner
(1939, p. 10) riscontrò nel «territorio logudorese settentrionale forme del
congiuntivo imperfetto» «influenzate dalla prima persona singolare del presente
indicativo e dalle forme del perfetto» come «appe ñre  ['avessi'], krette ñre ['credessi'], gutteñre ['portassi'], ben?e ñre ['venissi'], kur?e ñre ['corressi'], nar?e ñre
['dicessi']».22 Cito dal lavoro di Lucia Molinu (1999, p. 133).23 La prima
persona dell'indicativo presente del verbo 'fare' nelle varietà logudoresi è
['fat?o], ['fat?su] nei dialetti campidanesi, ['fat??u] nel Sulcis e ['fat??o]
a Desulo, forme etimologicamente connesse con *FACJO < FACIO.

Per quanto riguarda ['k?ldzo] o ['k?rdzo] 'voglio'
della gran parte delle parlate logudoresi (ma Nuoro ['k?rjo]), Wagner (1938,
p.154) pensava a un influsso analogico di [a'ß?rdzo] 'apro' (Nuoro [a'p?rjo]).
Personalmente ritengo, vista l'alta frequenza di ['k?r:ere] 'volere', che non
si possa escludere l'esistenza, già nel latino tardo di Sardegna, di una forma *QUAEREO
> *QUERJO. 9

 L'influsso di queste forme di imperfetto congiuntivo analogiche, forse dovute al
prestigioletterario del cosiddetto "logudorese illustre", si sono talvolta
diffuse anche nelle varietà centrali.Ugo Pellis, nei suoi rilievi per l'Atlante
Linguistico Italiano effettuati nel maggio del 193324, registrò per la varietà
di Nuoro le seguenti forme di congiuntivo imperfetto: prekèret '(che
lui)pregasse', kantère '(che io) cantassi'.

Forme con la sequenza -ère - estesa a tutte le coniugazioni si leggono anche in alcune opere del poeta nuorese Pasquale Dessanai, che, tra la fine del XIX secolo e il primo ventennio del XX25, fa della scelta della varietà del capoluogo barbaricino una vera e propria bandiera letteraria;interessante, a questo proposito, la traduzione di un
sonetto di Lorenzo Stecchetti in cui il distico «S'io fossi Imperator del mondo
intero/ sol per un bacio tuo darei l'impero...» viene tradotto dal Dessanai 26 come
segue :  si cumandere deo su mundu interu,/ pro unu basu ti dabo s'imperiu 
(ovvero 'se comandassi io il mondo intero, per un bacio ti davo
l'impero').

Credo si possa legittimamente supporre che l'imperfetto congiuntivo
di tipo "logudorese" non fosse tipico solamente della lingua letteraria (i dati
di Pellis confermerebbero questa supposizione); lo stesso Dessanai, infatti,
sembra rifarsi assai scopertamente alla lingua parlata utilizzando, insieme al
congiuntivo della protasi, anche le forme dell'imperfetto indicativo al posto
dell'atteso condizionale nell'apodosi. E' probabile che le forme analogiche di
congiuntivo imperfetto, diffusesi grazie all'influsso dellalingua letteraria,
fossero utilizzate anche per impedire la confusione con l' infinito
(specialmente alla prima persona singolare) e l'infinito flesso, ancora vitale
nel nuorese degli anni settanta ottanta del secolo scorso 27.

Il congiuntivo trapassato, comunque, ha oggi
completamente sostituito queste forme analogiche ed è preferito anche
all'imperfetto congiuntivo etimologiche, a Nuoro e nella maggioranza dei centri
indagati, risulta ormai caduto in disuso o relegato a contesti estremamente
stereotipati. Nei dialetti del Goceano oggetto di questa indagine 28, il
congiuntivo imperfetto è quasi sempre sostituito dal condizionale anche nelle
frasi con valore desiderativo:

Benetutti:[si 'ðia k?a'pitare lu 'ðia 'iðes kim pja'??re]secapiterebbe lo vedrei con piacere[a s?u 'nes?i zi mi 'ðia k?a'pitare 'una 'b??l?a ßi'z???a]almeno se mi (lett. mi capiterebbe) capitasse una bella ragazza[a s?u 'nes?i 'ðia 'p?r?es
'k?m?o]almeno piovesse (lett. 'pioverebbe') adesso[si is?a 'ðia ðro'm?ire ?im
'me?uz 'it?e no? '?ia 'ðare]se lei dormisse (lett. dormirebbe) con me cosa non
darei!


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SISTEMAS LIMBISTICOS DE ARMONIA VOCALICA

21.10.2015 13:54

FENOMENOS LIMBISTICOS DE SU SARDU

 PESADA
(INNALZAMENTO) DE I VOCALES MEDIAS FINALES E ATONAS

E
SISTEMAS LIMBISTICOS DE  ARMONIA VOCALICA

IN SU SARDU DE SA SARDIGNA CENTRALE

 

Aus a chistionare innoge de su sardu de mesania, de tottus cussas calidades de limbas chi si foeddant

in sa zona de su zentru e s'isula, sa chi oe is istudiosos modernos muttint po comodidade arborense,
cussa zona limbistica grigia muttia gasi dae su limbista italianu Bottiglioni,
s anfizona de is istudiosos tedescos nada dae issos "s'
Ubergangsgebiet" sa chi est posta a mesu trettu dae su logu
inue si chistionat sa variedade logudoresa a susu e s'isula e dae sa zona e
osso inue si foeddat su campidanesu.

In sa zona e mesu de s'isula current medas isoglossas, chi vunti cussas lineas limbisticas chi isseperant unu fenomenu limbisticu dae un atteru.

Su campidanesu tenet
comente particularidade unu fenomenu limbisticu chi si muttit  "pesada de i vocales etimologicas,  -e  e
di  -o 
postonicas   in vocales prus artas  -i 
e  -u ".


Custu fattu limbisticu ddu differentziat dae sa manera de chistionare de su Logudoro. 

 

Faeus calecunu esempiu
po cumprennet sa differentzia cun su logudoresu:

 

In campidanesu aus dae su latinu

 

PISCEM> (pesce)
PIS:I  chi giat  PISCI

CANTO> (canto
verbo cantare)  chi giat CANTU

 

Custu fenomenu limbisticu de innalzamento non s'est cumpriu in su logudoresu inue teneus:

 

PISCEM> (pesce)  chi giat  PISKE

CANTO> (canto
verbo cantare) chi giat  CANTO

 

cun sa chistida de sa
-e e de sa -o chi accabbat. 

 

S'innalzamentu vocalicu in sa zona grigia de mesania at toccau sa manera e foeddare de i biddas postas a i custa latitudine de s'arborense intremmesu de su sardu logudoresu e campidanesu: 

custa linea de isseperu annat dae una banna a s'attera, comintzanno dae sa latitudine limbistica sutta de Cuglieri e Santulussurgiu in su Montiverru, collinnonne po certos foeddos sa idda de Bonarcado, inue s'innalzamentu non b est de su tottu, collinonne de su tottu Narbolia  Milis e San
Vero Milis, in manera non cumpleta sa idda de Seneghe, e sighit po Busache e
Samugheo inue su vocalismu est ancora logudoresu, treulanno po certos foeddos su chistionare de Atzara e po medas trettos su de Meanasardo in su Mandrolisai, e lassanno logudoresu su chistionare de Tonara, Desulo e Aritzo in sa Barbagia de Brebì, cun calecunua attestazione innoge de inalzamentu campidanesu, chi agattaus finas in s'Ogiastra in su foeddare de Baunei Urzulei Talana e Villagrande Strisaili.

 

Dae su ite criccare chi appo fattu in pitzu de custas variedades appo idu medas eccetziones a i custa lacana limbistica chi appo nau como, definia dae medas istudios sardos comente prof. Virdis; sa prima area chi appo criccau in custu istudiu este sa Barbagia de Brebì e su Mandrolisai, inue seo naschiu.

 

Innoge in su foeddare
de i biddas ddue vunti eccetziones de innalzamentu vocalicu campidanesu, chi
appo tentu a cunfortu dae s'indagine fatta direttamente inie, faenno
chistionare sa gente:

 

Cumentzau dae

 

ATZARA idda de milli
abitantes de su Mandrolisai

 

Issa tenet

 

piscem> chi giat
pischi  cun  e> i  
(prestito etimologico arribau dae s area de Aristanis dae sa varidedade
limbistica de Cabras, inue si pescaiat e si enniat "su pischi" )

 

Atteros impreos gasi
:

 

castidi- ( guardi ) e
non castiede

lei- ( legge ) e non

pei- ( piede ) e non

mei ( me ) e non mè  a mei 
e non  a me / a mene

 

A TONARA centru de
duamila abitantes de sa Barbagia e Brebì, in artu de su Gennargentu,  

appo agattau e
intenniu

 

-fini (po sottile,
fine)

accanto a fine o a sa
fine (po finire, accabare) 

-Giuanni (Giovanni ) invetzes
che Giuanne

-inkui (li, laggiù  invetzes ca inkue ikue/igue  comente in su Mandrolisai, attestau a Sorgono
Atzara e Ortueri)

-ddu isi ( lo vedi)
po ddu ies  forma contratta

 

ma attestat finas

 

-chitzi suttile po
chintzu suttile e  chintzi fini per
chintzu fine (vitino delicato,esile)

-addeni - addei forma
contratta  po innedda - attesu  (lontano)         

 

 

Custa variedade tenet
sa conservazione logudoresa de i vocales etimologicas sempdede e finas in
zertos foeddos comente Cabudanne, chi a bortas est impreau paris cun Cabudanni
(Settembre) (Settembre) Santu Miale (Ottobre) e occanno (quest'anno), inue i
biddas de furriu (Desulo, Artitzo, Brebì) narant Cabudanni e occannu

 

 

DESULO idda a lacana
de Tonara in su Gennargentu

tenet

 

finem> fini ( a sa
fini ) po finire, accabare

a sa fini est gasi
(alla fine è così)

callar> callare
chi diventat callai  cun e>i  calla (stai zitto)

inkui (po  li, laggiù)    

addei (po  lontano)

Giuanni ( po Giovanni)

Cabudanni (po Settembre)      

occannu (po quest'anno)

intru + e (po dentro)
invetzes ca intro e  intrue

cixiri (cece)

pei (piede) po pè

lei (legge) po lè            

                       

 

ARITZO e BELVI
sempere in sa Barbagia de Brebì, tenent

 

finem>fini ( po finire)

Giuanni  ( po Giovanni )

inkui (po laggiù)

cixiri ( po cece)

modditzi ( po lentischio)

pei (po piede)

lei ( po legge)

 


Ddu est in custas variedades su chi si narat in limbistica "CONDIZIONAMENTO PROSODICO SULL'INNALZAMENTO DELLE VOCALI"

 

Su chi dd approntat
vunti cussas condiziones fonologicas assimilativas de sa limba, accappiadas a
motivatziones morfologicas e lessicales

o a bortas custas manera
de impreu de sa limba, chi produinti su chi si narat  "sistema de armonia vocalica", attestau in su
sardu de mesania e in certas limbas africanas Bantu.


Chi si annat in sa
zona a est de s'isula, in s'Ogiastra, teneus comente variedade, sa de

 

VILLAGRANDE STRISAILI,
idda de tremila abitates, a lacana cun Talana e Arzana

 

Innoge, in custa idda,
ddu ada unua pesada de -e in is foeddos proparossitonos, cussos foeddos chi
tenet s'accentu tonico in sa terzultima sillaba e certas bortas ma non sempede,
in is parossitonos in i foeddos accentaos in sa penultima sillaba.

 

Appo agattau custos esitos
po cumprennede:

 

orrundini                    rondine

omini                          uomo  

poddini                       crusca

lindini                         uova dei pidocchi

margini                       margine

su bubbuliscarcini     capriola

su errigini                   zecca

ir filiuis                       figli     

ir puligis                     pulci

ir sorigis                     topi

ir battilis                     sottoselle

pibiri                           pepe

 

ma teneus chistiu  

 

ambene                       sangue

arbore                         albero

lepore                          falena

pruere                         polvere

semene                       seme

tremene                       dirupo 

padente                       bosco

molente                       asino

abe                              ape

cane                            cane

pane                            pane

 

a sa logudoresa

 

 

A BAUNEI idda accanta
in su tremene de su pranu e su Golgo

 

s 'innalzamentu, sa
pesada de -e non ddu este mai

 

Tenet ebbia s'innalzamentu
de -o in i sillabas chi accabbant in i desinentzas de su plurale -os

 

 

ESITOS:

 

Ilige                 leccio 

ruge                 croce 

tulce                dolce

us claes           le chiavi

cane                cane

us canese        i cani

sette                sette

bene                bene

sempere          sempre

movere           muovere

cumbido          invito 

appo                ho

andando          andando

tengio              ho         

geo                  io 

como               ora 

vigumoro         fichi d'india

 

ma teneus finas

 

ur  logoso   i posti

ogoso                          occhi

bonoso                        buoni

nieddoso                     neri

caligioneddoso           raspi d'uva, grappolini

 

ma finas 

 

cussus tempos            quei tempi

us  traballusu              i lavori

francusu                      franchi, soldi

ballusu                        balli

us figiusu miusu         i figli miei

issusu                         loro 

cussusu                      questi


a sa manera
campidanesa cun innalzamentu vocalicu

 

 

 

 

Chi bannaus a
s'attera parte de s'isula, a Ovest,

sa idda prus
interessante est in area de s'artu Aristanis, in su Montiverru e i est

 

SENEGHE

 

Tenet innalzamentu de
-o in sa flessione verbale de i verbos chi naraus indeclinabili

 

ESITOS:

 

figoso              fichi

issoso              loro

muroso            muri

cussoso           quelli

 

Teneus a sa
campidanesa cun s'innalzamentu

 

intru                dentro

isku                 lo so

iskudu             picchio

occannu          quest'anno

candu              quando

fatzu                faccio

pappu              mangio

 

 e a sa logudoresa

 

battoro            quattro

deo                  io

ello                  certo

aperzo             apro 

ferzo                colpisco

 

 

e esitos finales de
-e  in 
-i

 

vunti                sono

arbili                aprile

ingui                laggiù

tui                    te

 

a sa campidanesa

 

ma chistint

 

cae                  cane

fae                   fava

sambene          sangue

faede               fa

coghinande     cucinando

fende               facendo

deghe              dieci

 

a sa manera
logudoresa

 

Comente si biet a Seneghe
i vocales chi accabbant si artzant de gradu, sempede a pustis de sa vocale
arta, mai a pustis de sa vocale media; ebbia po o- finale chi accabbat, custu
fenomenu sighit a ibettare sempede, a pustis de sa vocale tonica -a- .

Finas i foeddos
proparossitonos nne collint custa regula: teneus sempede s' innalzamento de -e-
in foeddos comente:

 

elighi               leccio

numini             nome

omini                uomo

paranumini      soprannome

 

sa vocale media
invetzes ibettat in

 

sambene          sangue

 

Su matessi
condizionamentu fonologicu dd'appo bidu e agattau in su foeddare de Villagrande Strisaili;

 

Innoge no est un innalzamentu vocalico produiu e giau dae sa -a- tonica, prus a prestu pentzo a una difficultade de cust innalzamentu giau dae sa presentzia de i vocales chi antizipant i vocales postonicas suggettas a i custu processu, postas a sa matessi artaria de sonu.

 


In sa Sardigna centrale appo idu ca s agattant sistemas limbisticos de ARMONIA VOCALICA, in tottu cussa zona de transitzione  limbistica, inue sa pesada de -e e de -o  in -i e -u   nn'est arribbada a collire tottu i vocales medias finales, ma non cussas chi vunti antizipadas dae VOCALE MEDIA TONICA.

 

Settore de indagine
limbistica de armonia vocalica:

 

In sa Sardigna zentrale
dae OVEST a EST appo idu:

  

 

ALLAI, idda de su
Grighine

 

Appo agattau custos
ESITOS:

 

po -e

 

Ilighi                           leccio

omini                          uomo

bessighi                      pesca

pighi                           pece

pischi                          pesce

pulighi                        pulce

igui                             laggiù

tui                                te

no tengiu famini         non ho fame 

seberai                        scegliere

intrai                           entrare

 

a sa campidanesa

 

e de atteru cantu a
sa logudoresa

 

innoghe                       qui

tenede                          ha

faere                            fa

si tzetzere                    sedersi

 

 

teneus finas

 

figiusu                         figli

ddu a figusu                ci sono fichi

isku                             so

intru                            dentro

is agusu                      gli aghi

funt andausu               sono andati

battru                          quattro

 

a sa campidanesa, e

 

seo buffendo               sto bevendo

funt i meoso                sono i miei

deo seo                       io sono

ogoso belloso             occhi belli

a domo                        a casa

apergio                        apro

deppo                          devo

boco                            uccido

bogio                          voglio

tengio                          ho

coendo                         cuocendo

 

a sa logudoresa

 

ALLAI est posta in su
cutzu artu de i variedades limbistica sardas inue ddu ada cussa resistentzia a
sa generalizzazione de s'innalzamentu de i vocales a sa manera campidanesa.

Su foeddare de i biddas prus a giosso de Allai, comente Simaxis Ruinas Asuni ma finas is chi vunti prus a susu comente Fordongianus,  tenent tottas vocalismu atono campidanesu cun su fenomenu de s'innalzamentu de i vocales finales etimologicas.

 


A FORDONGIANUS prus a
susu e a lacana de Allai

 

appo agattau:

 

dus annus faidi                                 due anni fa

custa pitzocchedda
zughid ogus bellusu                        
 questa   ragazzina ha gli occhi belli

setti                                                                solo

ottu                                                                 otto

noi                                                                  nove

deghi                                                              dieci   

 

mancari sa idda
chistat

sonos foneticos chi vunti ancora logudoresos (deghi, pitzocca)

Su vocalismo atono
LOGUDORESU in custa AERA DE TRANSIZIONE s'est mantesiu dae SANTU LUSSURGIU a BONARCADO (cun calecuna eccetzione in custa idda) finas a nne collire PAULILATINO BUSACHI e SAMUGHEO


 

Atteros logos bidos

 

BONARCADO

 

elighe 

erre 

sos procos 

sa sue 

buffo 

canto

 

SANTU LUSSURGIU

 

bistiamene 

elighe 

nomene 

pessighe

sambene 

oddie 

lassanne 

albeghese 

pighe

pische

caltzones cultzoso

ogoso belloso

canto

chelzo

 

 

PAULILATINO

 

craese 

 

seberae

cun sa
neutralizzazione de -are in -ae comente succedet in su foeddare de Ortueri,
Seneghe, Villagrande Strisaili in sa matessi latitudine limbistica

 

innoghe 

incue

domo

ciaffoso 

appo 

tipo 

issoso 

abbarraoso

ti ddu giatzo

 

 

BUSACHI

 

pische 

jughed ogoso
belloso 

seus piccioccoso 

pappo

chitzo 

intro

 

 

SAMUGHEO

 

is agoso

i bartzoso

ogoso belloso

su bessighe

 

a sa manera e cun
sonos foneticos logudoresos.

 

Prus addeni de custas localidades, bie su zentru e s'isula su vocalismo finale atono logudoresu nne
collit ancora Atzara Belvì Aritzo e Desulo ( cun calecuna eccezione po custas
biddas ) e su sistema armonia vocalica nne torrat comente po Allai a manera cumpria a Meana Sardo e a Laconi.

In custas biddas est s'accento tonico chi regulat i bessidas de i foededos a sa logudoresa o a sa campidanesa.

Chi issu nne calat in sa vocale arta O /U s'essida est logudoresa:

SORRE

SOLE

OMINE

URRES

Chi issu nne calat in sa vocale bassa A / E s'essida est campidanesa

PANI

SALI

MALI

CALI


A giosso de sa idda e Laconi su vocalismo atono campidanesu invetzes est giau prenu:


Teneus:

 

NURECI

 

deu cotzu

innoi 

su meri 

su morenti 

no ddu potzu
fari 

custus ominisi no mi
praginti

 


NURALLAO

 

su meli 

no bollu

 

Finas i biddas prus a susu de Laconi bie sa Barbagia comente Gadoni e bie Aristanis comente Asuni postas a confrontu de su foeddare e Laconi, tenent unu vocalismu campidanesu


ASUNI

 

fai impressi 

andu a domu isoru

 

Sighinno po TONARA in
sa Barbagia de Belvì' :


tenet unu VOCALISMO
giai prenu a LOGUDORESU comente si biet luego:

 

ilige 

erre 

procos 

sa sue 

buffo 

canto 

bestiamene 

lumene 

pessie 

sammene 

uddire 

lassanno 

erbese 

pige 

pische 

cartzones curtzoso 

ogoso belloso 

canto 

chergio 

craese

isseperare (cun sa -p- intervocalica etimologica chistia comente a Gavoi) 

innoge

 

Tonara chistit a sa
logudoresa custos esitos:

 

occanno e mai occannu

domo

ciaffoso

appo

deppo

issoso

abbarraoso

si ddos giao

ddos uggede 

ogoso limpioso 

seus pitzoccoso
mannos 

pappo chitzo 

intro  e mai intru

is agoso

tegno i bratzoso cancaraos

 

In i biddas de furriu
comente DESULO BELVI e ARITZO e in su MANDROLISAI teneuS

occannu intru /
intrue  cun sa pesada de O in U

 

 

In s'Ogiastra po accabbare

 

BAUNEI  tenet unu sistema limbisticu  parziale de armonia vocalica chi si narat
destrorsa, giada dae condiziones morfologicas  (su cammiamentu nne collit ebbia sa vocale de sa desinenza se su plurale -OS)

e in VILLAGRANDE STRISAILI  poite in custa idda
s'importantzia de s'armonizzazione este gasi meda manna ca podet ispiegare is
ecceziones de is esitos de i vocales finales.
 

Prus a prestu aus a narrede ca in s'Ogiastra ddu ada unu sistema limbisticu de armonia vocalica iscappiau dae conditzionamentos morfologicos o lessicales, zustu zustu uguale a cussu de Allai Meana e Laconi, e non comente succedet po i biddas de Mandrolisai Barigadu e Barbagia de Brebì.

 

In s'Ogiastra i limbas
cun sistema a armonia vocalica s agattant a lacana derettu cun i limbas a
calidade campidanesa:


LOTZORAI

 

appo idu 

figiu miusu 

is ogrusu nieddusu

no tengiu manu
longasa



Prus a giosso a
Lanusei, sa idda tenet unu vocalismu giai de tottu campidanesu, cun pesadas
sempede de  -e  e de -o finales in -i- e in -u


LANUSEI

 

figiur mius  

pilus 

custus agus 

ir brassus 

ir cuaddus 

candu

cantandu

is ogur nieddus 

logur bellus 

ottu

is porcus

est arbescendu

cruzi

cogiri

sambini

fradi

incuddani

degi

innoi

oi

 

Su sistema de armonizzazione vocalica tottu intrea est innoge cumpriu in ni biddas a furriu de Lanusei,  e vunti Ilbono Arzana E Elini


S'armonizzazione de manera incipiente est sa chi agattaus a Villagrande (e a Villanova Strisaili) e in sa idda de Talana ma de custu fenomenu aus a chistionare un atera orta.

 

Massimiliano  Rosa


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VARIETA' LINGUISTICA DI SANTU LUSSURGIU

21.10.2015 13:50


CENNI LINGUISTICI SULLA VARIETA'
LINGUISTICA DI SANTU LUSSURGIU

 

La varietà lussurgese appartiene alla
fascia linguistica mediana dell'isola sarda, che gradatamente separa la sfera
di influenza meridionale classificata come 
campidanese, dal quella logudorese a nord.

Il  lussurgese è una varietà di LOGUDORESE
MERIDIONALE, vista l'evoluzione della sua parlata:

nonostante ciò possiede tratti classificatori particolari, con alcune influenze meridionali notevoli: innanzitutto particolare è l'uso del PRONOME ATONO  DDU-DDI / DDOS-DDAS campidanese (modellato sul logudorese)  invece che il logudorese
LU-LI/LOS-LAS: da questo punto di vista questo tratto classificatorio avvicina
il lussurzese alle parlate meridionali.

Il pronome atono posposto al verbo da esiti campidanesi nelle costruzioni verbali: qualche esempio in  FAGHINNEDDIS (facendogli) NARAIDDU (diglielo) diversamente dal logudorese FAGHINDELOS  e  NARALIU- NARABILU.

L'uscita delle persone singolari e plurali dei verbi è di chiara impronta logudorese:
infatti ecco un esempio di una sequenza verbale qualsiasi : - verbo
"CANTARE" CANTO-CANTAS-CANTANA-CANTAMUS-CANTAZIS-CANTANA, quindi -O, -AS,-ANA,-AMUS, -ADES, -ANA.

Analizzando gli altri tratti classificatori del
lussurgese  il dialetto è di marca
logudorese, sia per il mantenimento delle velari latine nelle sequenze  c+e,i : ch  
e   g+e,i : gh ; alcuni esempi in CHIDA, CHENTU, CHELU, CUGHINA, AGHEDU,
FAGHERE,COGHERE,
  trattate in
maniera costante, per l'uso della fricativa -z- in sede intervocalica

esempi : in LEZU BRUTTO, FOZA FOGLIA, PAZA, PAGLIA  BETZU VECCHIO 

e per il mantenimento dell'opposizione
maschile/femminile nella marca del plurale, con l'utilizzo di SOS-SAS invece
che di IS, forma unica indistinta campidanese.

Viene conservata come in tutta l'area logudorese la -m
etimologica delle sequenze verbali (es: cantaimis, torraimis, leaimis); sono
mantenute le uscite latine dei verbi nelle tre coniugazioni -ARE, -ERE, -IRE.

Il tempo passato nelle forme verbali è reso alla maniera Logudorese:
ANNAIANA,MANNIGAIANA, MODDIGAIANA.

E' campidanese l'uso di FUDI-FIADA invece che
del loguodrese FIT, FIDI  e di CUN invece che il log. CHIN (CUN ISSOS con loro invece che chin issos logudorese).

Rilevati esiti notevoli in TEPIA (tiepida) e
in PICCULU (pezzettino) con il mantenimento delle consonanti sorde in
sede iniziale e intervocalica.

Particolare di Santu Lussurgiu la neutralizzazione dei nessi
intevocalici -ND-  -NB- e -MD- -MB-  in -NN- 
e -MM- ; es: faghinne, toccanne, sigunnu etc. 

Altro particolare esito il mantenimento saldo della -l-
intevocalica latina in qualsiasi ambito lo si esamini: esempi in  SALTOS,
PALTZIDA, FRAMMENTALZU
, e via dicendo.

Nel lessico esaminato troviamo particolare l'uso della
terminologia legata alla panificazione tradizionale lussurgese : notevoli
alcune forme lessicali come PANENETTU per denominare la semola, TZICHI
TZICHI per denominare la farina fine del tipo 00 e TZICHI URIDU per
denominare il pane della festa.

STUDENTE:

Massimiliano Rosa

Anno Accademico 2008-2009

 


MASTER POST LAUREA DI II LIVELLO

LINGUA E CULTURA SARDA NEL CONTESTO DEL MEDITERRANEO

 

Dipartimento di linguistica e stilistica Università di Cagliari


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SILIQUA e la sua lingua

21.10.2015 13:49

SILIQUA

 

Varietà linguistica di Campidanese
meridionale

E' Inserito
in ambito della variante Campidanese  Meridionale:

Mantiene  gli stessi fenomeni linguistici di questa
vasta area della Sardegna linguistica e comprende i seguenti punti:

Iglesias, Capoterra, Uta, Assemini,
Quartucciu, Sarroch, Villa San Pietro, Pula, Domusdemaria, Teulada, Cagliari,
Elmas, Monserrato, Selargius , Sestu

E' una vera
e propria enclave del Campidanese Meridionale verso l'Iglesiente fino a
raggiungere Iglesias

Fenomeni  notevoli:

-n- intervocalica  nasalizzata 
-'- mai pronunciata

-tj- diventa
-tz-  come nel campi danese autentico e
pieno nell'arborense, (Barigadu, Mandrolisai, Barbagia di Ollolai, Marghine)

Plateam : PRATZA

Poteo: POTZO

Puteum: PUTZU

Il Sulcitano
variante laterale del Campidanese,  vicina a quest'area,  a differenza del Siliquese e del Campidanese
Meridionale:

-sviluppa il nesso -tj- in  -c- o meglio -tj-  PRACIA POCIO PUCIU PECIA

Ciò avviene
per tutti questi punti d'indagine in una vasta area laterale del Campidanese:

Domusnovas, Musei, Villamassargia, Narcao,
Nuxis, Perdaxius, Tratalias, Villaperuccio, Santadi, San Giovanni Suergiu,
Giba, Piscinas, Sant'Anna Arresi, Masainas, Sant 'Antioco

Anche le
aree marginali laterali della Barbagia Centrale e Meridionale risentono di tale
influenza ed evoluzione : Desulo, tra
tutti e parzialmente Artizo Belvi Villagrande Strisaili Arzana Seui

PRACIA POCIO PUCIU PECIA

Esiti tj sia in sede iniziale che
intervocalica tj-  -tj-

Assenza del nesso -tz-  tx-

Ciu Cime/Cinqu Cida Cerriare/i

ARE ERE IRE
confluiscono in ai, o i  come nel Campidanese
pieno: esempi in andai, torrai, bessì,

Le velari
latine si palatalizzano scondo la sequenza: K:  gh x

A Desulo e
nella Barbagia meridionale  K: c: gh :x
la sequenza si è arrestata in c

TOPONIMI:

Cixerri toponimo di Siliqua

Altri
esempi: Cixiri, luxi, paxi, meixi'a

Labiovelari
non mantenute:

acquam: acqua

silibbam:  Siliqua

sanguem: sanguini

bb/mb: cq, gu, w

eccezioni
come in tutto il Campidanese

Quadrula: pardula

Quactile: battili

Il verbo  volere

Da (volere)  latino: 
bol(l)i

Dao:  dongu 
esito meridionale

Non prostesi  di s+cons+voc

SCALA, SCRIRI, SCIRI
la s eè sempre pronunciata in sede iniziale

Prostesi  di i 
iniziale > assente ( come invece avviene nel  Logudorese e nello Spagnolo)

Prostesi di ar+r+voc
sempre

Arrosa arrisu,
arruttu, arrì, arrori, arrana, etc

Numerali campi danesi
cuatru, cinqu, sesi, dexi, doixi, battordixi etc

Pronomi personali
campi danesi  miu, mia  tuu, tua 
suu, sua  nostu/a , bostu/a,  insoru

Articolo plurale
neutralizzato in un'unica forma  IS

-CJ-  -TJ- 
:  TZ

-LI- :  LL 
FILLU FOLLA TIALLA come nel campidanes e pieno

-NJ- sempre  -n-

Catalanismi  in lleig: lexiu

Sequenze verbali
campi danesi

u- as- ada- aus- ais-
anta

Cum hac sic:  aixi

 

A differenza:

Il Sulcitano è invece
un subsitema eccentrico

Esiti notevoli:

-l-  :  -r-

-n- :   -n-

 -tj- :  
-tj- o -c- anche in sede iniziale 
tj- : c-

Pracia ciu etc

-4 persona del
preterito di essere rifatta con l'infinito della 5 persona

Esempi:

NOSU FESTUSU

BOSATRUSU FESTISI

-1 persona del verbo
essere Etimologica :  FUI  

esempio:  FUI ANDAU

 

 -PRETERITO BIVERGENTE NEL SULCITANO

deu femu

nosu vjausu


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Il Nuorese : Le varietà linguistiche

21.10.2015 13:46

Il Nuorese


Le varietà linguistiche
nuoresi comprendono:

a) il Nuorese settentrionale (comprendente le località di Bitti, Lula, Lodè, Onanì,
Siniscola, Irgoli,Galtellì, Loculi, Onifai, Orosei
) in cui le occlusive sorde si mantengono in tutti i contesti.

b) il Nuorese centro-occidentale (a cui ascrive le località di Orune, Nuoro, Orotelli, Oniferi, Orani e Sarule) in cui P e C si conservano, mentre la -t- intervocalica digrada a
fricativa sonora 8 quando si trova in corpo di parola, ma si mantiene sempre in posizione iniziale di parola e nel morfema di terza persona singolare, assumendo dunque, in questo
ultimo caso, valore morfologico: Nuoro [»is:u »a Íata] 'lui va', [sa »tEr:a]
'la terra', campidanese e logudorese [»is:u »a ÍaDa] 'lui va', [sa »DEr:a] 'la terra'.

c) il Nuorese orientale e meridionale, comprendente le località della Barbagia di Ollolai (Oliena, Mamoiada, Orgosolo, Gavoi, Olzai, Ollolai, Lodine, Fonni, Ovodda) in cui la P si mantiene invariata, la -t- intervocalica, invece, passa a fricativa sonora nel corpo di parola e anche nel morfema di terza persona singolare mentre la C evolve a occlusiva laringale [/] non solo in posizione iniziale e intervocalica ma, spesso, anche in posizione postconsonantica SCIRE > Orgosolo [is»/ire], PORCUM > Orgosolo [»pol/u] 9.

Esempio:

Bitti [»mEta], [»pika
zu
»pane], [sa
»tEr:a],
[
»is:u »akete]

Nuoro [»mEDa], [»pika
zu
»pane], [sa »tEr:a], [»is:u
»vakete]

Orgosolo [»mEDa], [»pi/a zu »pane],
[sa
»tEr:a],
[
»is:u »a/eDe]

'molto','prendi il pane',
'la terra', 'lui fa'.

In tutte le varietà nuoresi, inoltre, L o R seguite da consonante danno come unico esito r + consonante così come nelle maggioranza delle varietà logudoresi avviene
l'esatto contrario 10.

Le varietà nuoresi, comunque, condividono una serie di caratteristiche specifiche anche con il resto delle parlate centro-settentrionali del sardo, comunemente dette
logudoresi.

8 Nella varietà di Nuoro l'originaria -T- intervocalica, in corpo di
parola, cade nel participio passato maschile di prima coniugazione mentre
digrada a fricativa in quello femminile, come avviene nelle varietà
campidanesi; si veda Nuoro [a
»Íau] 'andato' ma [a »ÍaDa]
'andata'. In alcune varietà appartenenti al gruppo «nuorese orientale e
meridionale» (Virdis 1988, p. 909) si ha la caduta della -T- intervocalica
originaria anche nel femminile; vedi Oliena e Orgosolo [a
»Ía:]
'andata'.

Singolare,per quanto riguarda la parlata di Orgosolo, è
anche l'evoluzione del nesso latino CR-, ad esempio a Nuoro [
»kraza]
'domani' (< CRAS) corrisponde Orgosolo [(a)
»l/as]
con C >
/ e metatesi.

10 Nelle parlate logudoresi occidentali e nord-orientali definite anche, comunemente, "logudorese comune" abbiamo, ad esempio, Pozzomaggiore,
Buddusò
[»mçlte] 'morte', [»altu] 'alto' rispetto a Nuoro, Orune, Orgosolo
[
»mçrte] e [»artu].

Altra differenza tra le parlate nuoresi e quelle logudoresi occidentali e nord-orientali è data anche dal diverso trattamento della -s# davanti a consonanti sonore e f- che, nelle varietà logudoresi occidentali e nord orientali evolve frequentemente a laterale [-l#], mentre nelle varietà nuoresi (e in generale in numerose parlate orientali) l'esito è comunemente [-r#]; si veda Pozzomaggiore [sol »mçnteze],
Nuoro [sor »mçnteze],
Seui [ir »mçntizi]
'i monti', Pozzomaggiore [sal
»dEnteze], Nuoro [sar »dEnteze],
Seui [ir
»dEntizi] 'i denti' ecc.


Secondo Michel Contini (1987, p. 490) la
massima estensione di -s# > [-l#] si avrebbe davanti alle consonanti
sonore «[b/v, d, g] e davanti a [f] »; Contini osserva, comunque, il passaggio
di -s# a [-l#] davanti a n- soprattutto nelle parlate del
Logudoro orientale (cfr. Contini 1987, carta 62) mentre per quanto riguarda -s#
davanti a r- ha attestato un'assimilazione totale alla polivibrante
in quasi tutto il dominio logudorese (cfr. Contini 1987, carta 64a). Lucia
Molinu (1992, p. 140) ha registrato il passaggio di -s# a [-l#] davanti
a n- e r- iniziali anche nel dialetto di Buddusò (Logudoro
nord-orientale); nel buddusoino, tuttavia, la -s# davanti a r-
può anche assimilarsi alla polivibrante, si può cioè avere sia [
»trEl »rçzaza]
che [
»trEr:çzaza] 'tre rose'. A Buddusò, inoltre, il passaggio di -s# a [-l#] si verifica anche davanti a ts- e a tS-
(cfr. Molinu 1992, pp. 138 e 140). Per parte nostra, infine, nel Logudoro
occidentale, abbiamo riscontrato la seguente situazione a Pozzomaggiore: [sal
»nueze] 'le nuvole' e [sol »riozo] 'i fiumi'.

11 Per maggiore chiarezza ricordiamo, comunque, che in qualche varietà nuorese l'esito di -LJ- è -dZ-; come in Oliena [»pad:Za]
'paglia', [mu
»d:ZEre] 'moglie'.

12 Wagner
([1997], p. 342).

 

 


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La varietà linguistica di Tonara

21.10.2015 13:38

La varietà linguistica di Tonara

Le varietà linguistiche della Sardegna sono
tradizionalmente suddivise in tre principali diasistemi (Logudorese Campidanese
e Arborense o varietà mediana); e sebbene tale suddivisione sia parzialmente
arbitraria, ce ne serviremo qui per fornire al lettore alcuni dettagli utili
per inquadrare il dialetto di Tonara nel complesso panorama linguistico della
Sardegna centro-settentrionale.

All'interno delle parlate definite di
mesania o Arborensi è possibile isolare una areola linguistica, quella della
Barbagia di Belvì- Barbagia del Mandrolisai caratterizzata dal passaggio
nell'utilizzo regolare delle palatali a meridione, utilizzate come regola
generale sotto una linea immaginaria che comprende ed enuclea Meana Sardo Belvì
Aritzo fino a raggiungere e comprendere pienamente Desulo, per reimpostare il
reimpiego delle velari logudoresi, fenomeno fonetico che si realizza nel
settentrione isolano a Nord di questa linea, e dividendo come uno spartiacque
le varietà meridionali da quelle settentrionali: Tonara è inglobato nella norma
Logudorese, anche se non appieno; in effetti quella che diviene una norma per
le altre varietà sarde, viene disattesa qui con l'utilizzo di valori fonici
differenziati di palatalizzazione e velarizzazione a seconda della posizione
all'interno della parola.

In questa fenomenologia linguistica Tonara
fa da spartiacque tra le varietà meridionali e quelle settentrionali
attestandosi come elemento di passaggio dalle parlate barbaricine del meridione
completamente palatalizzate e quelle barbaricine settentrionali del Mandrolisai
e di Ollolai completamente velarizzate.

Tonara si discosta dall'area settentrionale
prossima alla sua latitudine geografica ossia la Barbagia di Ollolai, dove si
hanno fenomeni notevoli del sardo arcaico: dileguo totale della f- iniziale
(il fenomeno non è operativo a Nuoro, mentre a Ovodda si ha una fricativa
laringale -hx ): vedi, ad esempio, Bitti, Baronia, Barbagia di Ollolai
[sa »emina] 'la donna' e dove è 
presente  il colpo di glottide in
sede di C- iniziale ed 
intervocalica -C-  ( su
?asu  per il formaggio su ?ane per il
cane  e ancora  su pis?e per il pesce  is?ire per SAPERE).

Invece la sonorizzazione delle occlusive
sorde intervocaliche avviene regolarmente, come per il logudorese autentico. A
parte l'area che comprende buona parte del Nuorese e quasi tutta la Baronia
(sono escluse solamente le località di Posada, Torpè e Budoni), dove le
consonanti occlusive sorde P,T, C etimologiche, in posizione intervocalica,
rimangono invariate, a Tonara P lenisce in B, 
T degrada in D cone nel Logudorese pieno e nel Campidanese autentico e C
come detto viene mantenuta in posizione iniziale C- eccetto alcuni esempi
sporadici di palatalizzazione e sempre in posizione intevocalica -C-  dopo 
S  N e  R. Le occlusive sorde digradano a fricative
sonore.

L 'evoluzione dei due nessi CJ e TJ in
fricativa interdentale sonora è la regola: come in PLATĔA > *platja >
[»praTz:a] (così avviene in altri centri vicini più a Nord come ad esempio a
Tiana Austis, Teti  Ovodda, Olzai, in
tutto il Mandrolisai, nel Barigadu e addirittura nel Margine comprendendo
Silanus )6 dove il fonema /è scomparso negli anni settanta del XX secolo.

Altre
caratteristiche notevoli-

I nessi intervocalici K + E, I  e  G +
E, I  cioè i suoni velari che mantengono
il suono originario latino a Tonara alternano nel mantenimento dei suoni velari
e nell'evoluzione di suoni palatali sopratutto in in posizione intervocalica
debole:

-avremo GH in aghedu, saligherta, sorighe,
inghiriu, sighire, ilighignu, inghelare, deghe e nei numerali sempre come il
pieno Logudorese, contro G  di pragede,
innoge, agina, pige, luge, nuge, cogina: quindi valori fonici differenziati a
seconda della posizione del nesso. In posizione forte è mantenuta la velare, in
posizione debole il valore fonetico della velare si palatalizza.

-inoltre abbiamo in genere K o CH in
posizione iniziale ( kentu, kera, kime, kellare, kida, kintu, kintorgiu, ecc.
CON ECCEZIONI che non confermano la regola, la quale viene puntualmente
disattesa nei vocaboli GERU, GENA-GENARE, GEBUDDA, GENARBA-GENABRA.

abbiamo K 
in genere dopo s : iskire, iskidu, iskente, iskrettiu, iskippiu,
iskisorgiu, iskerria ecc. e dopo n : inkiettu, inkimerau, inkerau,
inkigiu;  addirittura in alcuni esiti la
velare latina K si muta in TZ ( durtze, nuratze, fartze, intzere, istrotzere,
trotziu) : anche qui abbiamo valori fonici differenziati a seconda della
posizione.

La regola del tonarese sembrerebbe questa:
la K davanti alle vocali palatine E e I quando si trova in posizione iniziale o
all'interno della parola in posizione forte viene trattata come occlusiva sorda
velare:

esempi di evoluzione dicevamo in
(QUINQUE)> KIME  (SCIRE)>ISKIRE
(PASCERE)>PASKERE (CRESCERE)>CRESKERE 
(NASCER)>NASKIRE

In posizione debole la velare si
palatalizza: nux, nuce>NUGE 
crux,cruce>RUGE iudex,iudige>GIUGGE lux,luce>LUGE .

In posizione forte invece si mantiene o si
lenisce in GH: acetum>AGHEDU e sempre nei numerali come nel logudorese
autentico: decem>DEGHE tredecim>TREIGHI duodecim>DOIGHI

In posizione intervocalica la -K- sia
davanti a vocale scura che davanti a vocale chiara, ha la tendenza a diventare
chiara nei proparossitoni e poi in un secondo tempo a dileguarsi ( come avviene
per la g primaria): abbiamo quindi matrix,matrice>MARDIE facere>FAERE
cocere>COERE  lucere>ALLUERE
pollicem>PODDIE; dapprima si aveva un G fricativa sonora, ed esiti del tipo
FAGHERE, COGHERE, ALLUGHERE, PODDIGHE, 
poi questa GH specie tra vocali chiare si è dileguata.

Per estensione fonosintattica , inoltre i
nessi K + E,I e G+ E,I  vengono
palatalizzati in GE e GI: ecco perchè in eccezione alla regola:

avremo cepulla>GEBUDDA
it.cicoria>CIGORIA cenapura>GENARBA-GENABRA (con metatesi)  e cena> GENA  caelum>GELU. La spiegazione di questa
curiosa alternanza di suoni e dovuta al fatto che la palatalizzazione si è
avuta per influsso del Campidanese, che a sua volta sarebbe influenzato in
questo processo di evoluzione fonetica dalla dominazione pisana risalente al XI
secolo.

La J etimologica latina 5 è generalmente
trasformata  n GI  non solamente in posizione assoluta e
intervocalica, ma anche nel nesso RJ, [»giuBu] 'giogo',[»magiu] 'maggio',
[»pargio]. 

Uso dell'articolo
di marca plurale.

1) nelle varietà del centro-sud
(campidanesi) e del Mandrolisai della Barbagia di Belvì fino ad una linea
immaginaria che enuclea Ortueri Samugheo Tiana Tonara e Desulo abbiamo un'unica
forma ambigenere di articolo determinativo plurale is; nelle varietà del
centro-nord (logudoresi) troviamo solitamente sos per il maschile e sas
per il femminile già attestato a Austis, Neoneli, Ovodda, Busachi, Ula
Tirso Seneghe, Paulilatino.

l'evoluzione del nesso -LJ--gi-
rispetto a -ll- delle varietà campidanesi (cfr. varietà
nuoresi 11 e logudoresi [»(f)id:zu] e varietà campidanesi [»fil:u] 'figlio');
nella zona di transizione tra varietà campidanesi e nuoresi-logudoresi
quest'esito si aggrega alle aree settentrionali.

Tonara e a Desulo di attesta la
presenza di una forma di infinito flesso realizzato con forme verbali
particolari, utilizzate ampiamente e rilevate dalla ricerca sul campo: forme
del tipo annarent esserent 
depperdent  cardiarent  papparen (LETTERALMENTE che andassero, che
fossero, che dovessero, che guardassero, che mangiassero!)

 il fonema /s/ si realizza come fricativa
alveolare sorda [s] in posizione iniziale e sonora [z] in posizione
intervocalica, a Ovodda si ha sempre la sorda [s]: di contro a Tonara  [»kazu] 'formaggio', per esempio, abbiamo
Ovodda [»kasu].

Morfologia verbale

La morfologia verbale del sardo moderno è
spesso caratterizzata da fenomeni di rianalisi; ad esempio in molte varietà
sarde si assiste alla nascita di una desinenza -po tratta dalla sequenza
finale della prima persona del presente indicativo [»ap:o] '(io) ho' (la cui
genesi è ricollegata al perfetto, oggi scomparso, del tipo áppi <
HABŬI)13.

In alcune varietà di transizione  tra cui quella di Urzulei, si conservano le
tre serie distinte di desinenze nella prima e seconda plurale: cfr. Urzulei e
Baunei -ámus e -áis (prima coniugazione, lat. -ĀMUS e -ĀTIS), -émus
e -éis (seconda coniugazione, lat. -ĒMUS e -ĒTIS) e, infine, -ímus
e -ís (terza coniugazione, lat. -ĪMUS e -ĪTIS) mentre non sembrano
esserci tracce di continuatori di -ĬMUS e ĬTIS (della III coniugazione latina).
Sulla vocale desinenziale -e- della seconda plurale (riscontrabile in -á(D)es
e -í(D)es) è plausibile l'ipotesi di Blasco Ferrer (1984, p.
103) che, per quanto riguarda la prima coniugazione, presuppone un influsso
delle desinenze.

A Tonara abbiamo sequenze verbali di tipo
misto Logudorese e Campidanese:

Esempio 
CANTARE

-o -as 
-at   logudoresi    
CANTO
CANTAS CANTAT

-aus -ais- -anta campidanesi  CANTAUS CANTAIS CANTANTA

quindi la sequenza è questa: -aus -ais  -anta   
-eus  -eis-  -ente   
-ius -is  -inti

 


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ORIGINI E PERIODO NEOLITICO di TONARA

21.10.2015 13:35

ORIGINI E PERIODO NEOLITICO a TONARA

L'abitato di Tonara 
ha  probabilmente  origini 
preistoriche.1 "Nel
periodo neolitico, alcune comunità appartenenti alla cultura di  Bonnanaro e di San Michele di Ozieri, si
stanziarono in condizioni semiselvagge tra le montagne impervie del centro
Sardegna".2 "Questo insediamento databile VII sec.
a.C. risulta confermato dal ritrovamento di ceramiche e di frammenti di
suppellettili (frecce, ossidiane, corna lavorate d'animali), rinvenuti in
grotticelle funerarie  nei territori del
paese, all'apice della confluenza delle vallate del Rio Iscra e del Bau
Codina". 3 "Importanti sono il sepolcro carsico
di  Pitzu' e Toni  e di 
Su Toni".

Altri reperti come "affibbiagli in bronzo, lance e
pugnali furono rinvenuti in maniera copiosa soprattutto nella zona di  Monte Corte-Intr'errios". 5 

PERIODO ROMANO

Durante l'invasione romana Tonara non esisteva nella
sua forma attuale. Esso era formato da più comunità separate tra loro. Tali
agglomerati erano dislocati in diversi punti delle vallate del Bau Codina e
dell'Iscra. 6 "A nord-ovest
dell'attuale centro sorgeva la "mansio" di Tonnai -Tracullau: questa risalì il
corso del fiume Bau Codina - Samunadorgiu per attestarsi all'apice della valle,
alla quota dell'odierno rione d' Arasulè. Tale rione si sviluppò in seguito
lungo l'asse delle direttrici dei poli pastorali  Su Montigu-Su Tzurru sul percorso monte-
pianura che univa la Barbagia di Belvì al Mandrolisai. La mansio di Su Nuratze-Santu
Leo sorgeva nelle quote più alte dell'altopiano di Su Pranu a veduta delle  valli sottostanti. L'altro versante della
montagna accoglieva le "mansio"di Bidda Intr'errios alla confluenza del rio
Bauerì col rio Pitzerimasa, con orientamento sud-est, quella di Monte
Corte,  nel fondovalle del fiume Iscra:
esse oltrepassarono il corso degli affluenti del fiume e costituirono le  comunità di Ilalà, ( oggi abbandonata), di
Taliseri e Toneri, sorte lungo le direttrici dei poli agricolo-vallivi del percorso
monte-pianura che univa la Barbagia con il Campidano". 7  Furono rinvenute in territorio tonarese
alcune "stoviglie, fibule e monete romane raffiguranti l'imperatore Teodosio" 8 nella località Tonnai- Tracullau, lungo
la direttrice della via che univa Karalis ad Olbia, nel percorso che da Valenza
(nei pressi dell'attuale Nuragus) passava per Agustis (l'odierna Austis) e
giungeva a Sorabile (mansio romana nei pressi di Fonni) attraversando la
Sardegna centrale.

"Altre monete con l'effige dell'imperatore Gordiano
III, 9 risalenti al periodo del tardo impero
romano, furono recuperate in località Nutua 10
ad est dell'attuale rione d'Arasulè, sulla vecchia direttrice che collegava le
mansio barbaricine all'Ogliastra e al mare".11

PERIODO MEDIOEVALE

In periodo alto-medievale (anni 1000- 1297) Tonara
appartenne al Giudicato d'Arborea, curatoria del  Mandrolisai. 
Continuano ad essere anni bui dei quali poco o nulla si conosce circa
gli avvenimenti e la storia del paese. Verso l'anno 1000 la maggior parte della
popolazione viveva probabilmente dispersa nelle montagne, insediata in piccole
agglomerazioni interdipendenti tra loro. Bisogna arrivare fino al secolo XIV,
in periodo della dominazione spagnola e aragonese ( anni 1297-1718) per avere
notizie più precise circa il paese barbaricino. Nell'anno 1341, infatti, il
nome di Tonara apparve trascritto per la prima volta in un registro, quello
delle "variazioni patrimoniali dette Rationes Decimarum"  13 contenute nel Condaghe di
Bonarcado che tennero documentato un contratto stipulato tra "Gordianus,
vicarius de Bonarcadu" e "s'archipiscopu Bernardu d'Arbaree".

In un parte di esso si legge testualmente:

"Et sunt
testimonios: primus Deus et sancta Maria et issu armentariu donnu Salusi et
donnu Barisone arbarigesu, curatore de Mandra Olisay, et donnu Goantine
prebiteru d'Austis et donnu Petru Cabru
prebiteru de Leonissa et donnu Leonardu, mandatore de Tonara, et
Samaridanu, mandadore de Bonarcadu, et Goantine Mirki clerigu et tota sa
gorona".

 "Item anno et pontificatu predictis die XVII
lanuarii habui et recepi per mazmm dioti domini Phìlippi pro solu -cione
dictarum decimarum a presbitero Gregorio de Lisque rectore eccle­siaru
S.Bartholomei de villa Meane, S.'
Anastacie de villa Tunare e S.Marie de villa Laonisse et Spasulee arborensio
diocesis lìb I, sol IVI, den. VI ".

In tale documento il citato paese di Tonara era
costretto a pagare una libbra, 16 soldi e 6 denari.

La traduzione del testo è la seguente:

"E sono testimoni: prima Dio e Santa Maria e
l'amministratore Don Sallusio e Don Barisone arborense, curatore del
Mandrolisai, e Don Costantino presbitero di Austis e Don Pietro Cabru
presbitero di Leonissa e Don Leonardo, rappresentante di Tonara, e Samaritano,
rappresentante di Bonarcado e Costantino Marchi chierico  e tutta la corona".14

La seconda testimonianza scritta che attesta
dell'esistenza del centro di Tonara, almeno con il nome attuale, fu l'atto di
pace stipulato fra il re Don Giovanni d'Aragona e Eleonora Giudicessa
d'Arborea  in data 24 gennaio 1358 ,
depositato tra i documenti nel Regio Archivio di Cagliari.

"Tale atto di pace fu sottoscritto dai capi dei
paesi della encontrada del Mandrolisai e della Barbagia di Belvì." 15     

Nel documento si legge esattamente che "tutti i
paesi barbaricini (Aritzo, Belvì, Tonara, Ispasulè etc.) facenti parte della
mega d' Arborea, parteciparono alla pace accennata". 16  Parte del documento è riportato
integralmente:

·        
"Item
a Bildosino de Sori Mayore ville di Tonara, Arscoc de Lacon et 
Matheo de Querqui iuratis ac Francisco Murgia,Pietro Marras, Iuliano
Uras et Margiano Liche habitatoribus ville proxime dicte"-

"Item
ab Arsocho Chirroni  mayore de Spasulee,
Gonnario de Serra, Laurencio Fulla et Petro Uda habitatoribus villae proxime
dicte"

Sotto la dominazione aragonese  l'incontrada del Mandrolisai  fu istituita come feudo della corona
aragonese 17 (dall'anno 1481 fino al primo
decennio del 1700). Ottenne, come tutti i centri della zona, di essere
governato da nativi del luogo scelti per elezione. Nel 1711 fu incorporato
nella contea di San Martino, feudo dei Signori Valentino, dai quali venne riscattato
nel 1839. 18 
I documenti depositati nel Regio Archivio di Stato di Cagliari  attestano che la Barbagia di Mandrolisai con
la sua "encontrada" fu incorporata nella contea di San Martino, feudo dei
Valentino e governata dal conte Michele Valentino; fu dato il privilegio ai
signorotti locali di amministrare le 
"villae" di tale incontrada che risultò essere costituita dai seguenti
paesi: "di Atzara, Desulo, Ortueri, Samugheo, Sorgono, Ispasuley e Tonara". La
Barbagia - Mandrolisai fu suddivisa in due "encontrade o curatorie" separate:
"una era quella della Barbagia di Belvì (o Meana) composta di quattro centri ed
estesa quanto l'area degli attuali comuni di Aritzo Belvì Gadoni e Meana" 19;
l'altra era la curatoria barbaricina del Mandrolisai  "constava di circa nove centri tra i quali i
già precedentemente citati ed altre ville oggi scomparse come Laonissa e lo
stesso Spasulè".20  

Gli insediamenti 
nuragici e romani sono oggi testimonianze ridotte a mucchi in
rovina.  Il nuraghe calcareo che fungeva
da torre d'avvistamento, eretto nella rupe giurassica di Su Nuratze  per 
controllare il transito delle genti nei fondovalle,  non 
esiste più, se non nelle tracce delle fondamenta e nel toponimo di
questa località del paese.

Unici testimoni dell' antichità  di Tonara sono quindi i reperti rinvenuti e
le fondamenta delle capanne nuragiche ai piedi della collina di Su Nuratze e in
località Bidda Intr'errios; a questi si aggiungano  i ruderi della chiesa medioevale di Santa
Anastasia, un edificio di costruzione artistica pisana, parrebbe risalente al
1300, abbandonato nel 1823,  crollato
parzialmente nel 1832  e chiuso
definitivamente al culto dopo la morte del rettore Medde. Di tale edificio
ecclesiastico si conservava una stele, documento archeologico rinvenuto negli
scavi attorno alla chiesa, "recante scolpita l'effige dei pali della Corona
d'Aragona"21; 
tale stele fu studiata e fotografata dal Taramelli e dalla studiosa
Olivetta  Schena 22:
riporta la data 1467, corrispondente forse alla data di scalpellinatura o a
quella di costruzione della chiesa dedicata alla Santa Anastasia. Furono incise
sulla pietra altre iscrizioni latine ai bordi, di difficile interpretazione. 23
Altri reperti archeologici rinvenuti negli scavi attorno all'edificio furono
delle pietre pendenti, simili a dei grossi pomi di pietra: pare servissero a
chiudere la volta a crociera gotica della chiesa come delle chiavi
architettoniche. Erano chiamate e sono ricordate dal popolo col nome di  "campaneddas". La fonte orale che le cita non
è confermata dalla mia ricerca in loco in quanto negli scavi attorno alla
chiesa non ho rilevato la presenza di reperti, ne tantomeno si conosce il luogo
nel quale essi vengono custoditi. 24

PERIODO DI DOMINAZIONE
SPAGNOLA : I DATI (ANNI 1478-1720) 

Gli avvenimenti che si possono documentare durante
la dominazione spagnola a Tonara non sono numerosi. Dalla ricerca condotta si è
potuto riscontrare che nel periodo spagnolo è iniziata la costruzione della
attuale parrocchiale di San Gabriele .25 I documenti scritti che
attestano qualche notizia sul paese sono i libri dei conti delle confraternite
religiose, soprattutto quelli della Santa Croce; il  più antico documento scritto esistente nella
parrocchia di Tonara dovrebbe risalire all'anno 1609. 26  Questo documento non è stato rilevato nella
ricerca condotta nell'archivio parrocchiale; probabilmente è andato perduto
o  potrebbe essere stato trasportato in
altra sede. 27

"L'allora Rettore Manca approvò il rendiconto del
libro dei conti per la confraternita della Santa Croce scrivendo in un catalano
del tutto trasandato". Tale documento è importante secondo le fonti poiché
attesta  che la confraternita della Santa
Croce era sicuramente già attiva all'inizio del XVII secolo.  "Con tale registro dei conti s'iniziò anche
l'elencazione dei parroci avvicendatisi nella guida della nuova parrocchiale di
Tonara dedicata all'arcangelo Gabriele".28

Altre notizie del paese si desumono dai dati dei
censimenti da me consultati. "Nel censimento del 1678 Tonara contava 412
fuochi, e nel 1688 fuochi 327 e cioè maschi 442, femmine 467, totale anime
909".29 "Tra il 1678 
e il 1728 il paese di Spasulè (o Espasulè o Ispasulè, che potrebbe
significare "terra principe nascosta" o semplicemente "terra fertilissima") fu
progressivamente abbandonato. I dati del 
1° gennaio 1698 riportano: Espasulè fuegos 8, hombres 16,muyeres
15,  Tonara fuegos 308, hombres 737,
muyeres 731". 30 "Nello stesso anno 1698 il Rettore
Marco Antonio Vacca prosegui' verso sud l'allargamento della parrocchiale di
San Gabriele Arcangelo con due archi e la facciata; cosicché l'area utile passo
da mt. 15 x7.50 a mt. 25x 7.50."  31
Nel censimento del 1728 Tonara risultò avere fuochi 445 e anime 1296. Il 9
luglio 1699 il Rettore Dott. Pietro Francesco Guirisy poté sottoscrivere i
conti della Confraternita della Santa Croce con questi titoli : "Rettor de la
parroquial iglesia y mas de Tonara y anneya de Espasuley"... 32  L'ultimo censimento di Spasulè 33
fu quello del 1 gennaio 1698 poiché nel "censimento del 1728 non risulta
esistere più." 34

Nel censimento del 1846, come riportato dal Casalis
nel suo Dizionario statistico-commerciale, "si notarono in Tonara anime 2476,
con famiglie 648, case 572, donne 1289, maschi 1187." Secondo la fonte scritta
"molti vivevano nella decrepitezza, e tra il 1830 e 1832 morirono due più che
secolari." 35

La causa più plausibile dello spopolamento del
centro Spasulé fu data dalla 
impossibilita di continuare a vivere in quelle contrade a causa
dell'accentuato isolamento. Probabilmente il luogo divenne insalubre e malarico
e si scatenarono epidemie di peste. Basti ricordare che a metà del XVII secolo,
la grand'epidemia malarica investì l'isola e ne decimò la popolazione (gli anni
attorno al 1652): molti villaggi, soprattutto i più isolati, furono
abbandonati.

Nelle relazioni dei vescovi delle diocesi, infatti,
si evidenzia la difficoltà di attraversare l'isola e di compiere anche le
normali visite pastorali alle parrocchie, divenute sporadiche specie per quelle
più lontane dai centri diocesani; "ciò ebbe ragione  principalmente per la intemperie malarica che
afflisse l'isola, soprattutto nel versante centro-occidentale, da Bosa a
Cagliari. "36

"La situazione peggiore secondo le relationes ad
limina dei vescovi era propria quella della diocesi di Oristano negli anni
1650-1733; a questa diocesi appartenevano i centri di  Spasulè e di Tonara."37

Agli inizi del 1700, si ebbe una svolta nella storia
della Sardegna. "Con i trattati d' Utrecht (1713) e Radstad (1714), che
concluderanno le guerre di successione spagnola, fu confermato di cedere alla
casa d'Austria il possesso dell'isola occupata dagli austriaci nel 1708,
insieme ad altri domini ottenuti a spese della Spagna."38
Con i trattati del 1713 e del 1714 "fu disposto di cedere a Vittorio Amedeo II
di Savoia i distretti della Lomellina e della Valsesia e il regno di Sicilia." 39  "In seguito con il trattato di Londra del
1718 venne decisa la cessione della Sicilia a Carlo VI d'Austria, mentre
Vittorio Amedeo II di Savoia ricevette in cambio il regno di Sardegna. Fini
così la lunga dominazione iberica sull'isola", 40 la quale "lasciò impresso un
marchio indelebile di ispanismo sulla lingua , sulle tradizioni, gli usi e i
costumi sardi." 41

Il patto di Quadruplice Alleanza, siglato nel 1718
in chiave di cooperazione difensiva tra Inghilterra, Francia, Olanda e Austria
contro la Spagna, mise la Spagna con le spalle al muro nello scacchiere
europeo: il 2 agosto di quell'anno le nazioni vincitrici stabilirono a Londra
di "restituire il regno di Sardegna all'imperatore Carlo VI".42

Con le disposizioni intraprese nei trattati, che
ebbero ampio respiro europeo, fini la lunga dominazione spagnola nell'isola di
Sardegna. "Il sovrano spagnolo Filippo V fu costretto ad accettare le clausole
e le ripartizioni impostegli negli accordi." 43

Questo avvenne esattamente il 26 gennaio 1720: la
guerra per il regno di Spagna contro le altre potenze europee fu un disastro,
grazie alla forza militare di queste ultime e alla disastrosa campagna militare
intrapresa dall' Alberoni, che Filippo V, sovrano spagnolo, licenziò in tronco.

"Definitivamente consegnata all'Austria, la Sardegna
fu ceduta ai piemontesi di casa Savoia: Vittorio Amedeo II ex re del regno di
Sicilia divenne a pieno titolo re di Sardegna." 44  

Negli ultimi anni della dominazione iberica sulla
popolazione della Sardegna il fiscalismo si era appesantito in maniera
esasperante. Le richieste del governo di Madrid su tasse e gabelle divennero
insostenibili e servirono per finanziare le guerre intraprese nel continente
europeo. Viste, inoltre, le condizioni di vita misere nelle quali l'isola
versava, dimenticata dal governo centrale iberico, con un'economia stentata dei
suoi apparati produttivi, tale sforzo dette all'economia sarda il colpo di
grazia.

"Si auspicò che il cambiamento di governo imposto
dai trattati d' Utercht, Radstat e Londra, potesse risollevare le sorti
dell'isola per una possibile rinascita sociale ed economica, ma tali speranze
andarono presto deluse. La Sardegna era un'isola ancora ancorata a sistemi di
vita e istituzioni di tipo feudale, nonostante quest'ultima epoca fosse finita
da tempo nel resto d'Europa. La popolazione sarda viveva nella povertà e con
economie di sussistenza che a mala pena garantivano la sopravvivenza. I modesti
proventi ottenuti erano risucchiati dalla struttura anacronistica del suo
sistema sociale che paralizzava il naturale sviluppo e il progresso di quello
che doveva essere la maggiore ricchezza dell'isola, ossia l'agricoltura." 45

PERIODO DI DOMINAZIONE PIEMONTESE

L'inserimento dell'isola nell'alveo della civiltà
italiana avvenne senza scosse sensibili e senza velleità di resistenza. I sardi
accettarono la nuova situazione politica attendendo quella rinascita economica
e quel riscatto sociale che non arrivò. Ben presto si manifestarono i sintomi
della nuova delusione in moti e insurrezioni. "Fu difficile per il nuovo
governo gestire le già poche risorse disponibili: la struttura sociale
antiquata, la miseria della situazione agricola e commerciale, la piaga del
banditismo che imperversava l'isola (i sardi si dedicavano a queste attività
delinquenziali poiché sentivano lontanissima la presenza delle istituzioni) che
fu combattuto con energici apparati di repressione soprattutto dal marchese di
Rivarolo, i mezzi di viabilità quasi inesistenti, non permisero la crescita
dell'economia, lo scambio delle merci, il decollo del traffico mercantile
marittimo dei porti isolani. Le industrie erano in sostanza inesistenti.46"
" Il quadro sociale ed economico dell'isola non mutò. Dopo i primi ottant'anni
d'amministrazione piemontese lo ritroviamo identico e stagnante; ancora oggi
l'isola si porta sulle spalle il fardello delle sciagurate dominazioni spagnole
e piemontesi." 47  

Per quanto riguardava l'interno dell'isola, la
situazione era uguale a quella del resto del territorio, se non di gran lunga
peggiore. Le difficoltà erano enormi: l'assenza di vie e mezzi di
comunicazione, il pericolo dei banditi, il commercio che non esisteva e che non
produceva, un apparato burocratico e istituzionale che non governava, o che lo
faceva con una lentezza impressionante ostacolavano qualsiasi tentativo di
sviluppo.


Le relationes ad
liminas dei vescovi delle diocesi isolane 48
ci svelano di quale fosse la situazione dell'interno isolano. "Era impossibile
persino compiere le normali visite pastorali alle parrocchie delle diocesi, per
i pericoli e i rischi troppo alti."







1Cfr. M.L.Wagner, 
La lingua sarda,  ed. Ilisso Nuoro anno 1997 e Cfr- M. Pittau, Questioni di linguistica sarda, Brescia anno 1956. Si noti che
questo è testimoniamo dalle etimologie dei suoi vicinati, chiamati Arasulè, Toneri Teliseri o Taleseri, più
un quarto abbandonato denominato Ilalà.
Inoltre nei toponimi del territorio comunale  si ritrovano numerose tracce del sostrato
linguistico pre-romano attribuibile al protosardo ("nurra"- "orgos"- "trokku"- "gonnos"- sono esempi di toponimi
tonaresi attribuibili al protosardo: "su
nuratze", "arcu de orgorillai", "troccheri", "trocchesidalà o
trocchesilalà", "gonnalè", "gonnatzè"
etc.).



2 Cfr. G.Lilliu,  La
civiltà dei sardi dal neolitico all'eta dei nuraghi
,Torino 1963 p. 63
Furono rinvenuti reperti importanti nei terreni delle località tonaresi di   "Pitzu
de Toni"  -  "Pedras Lobadas",  di     
"Su Nuratze" - "Santu Leo",  
"Tonnai - Tracullau" e "Bidda Intr'errios" - "Monte Corte".



3 Ibidem



5
Cfr. R. Caprara, Reperti metallici
altomedioevali in Sardegna centro orientale, ed. Dessì,  Sassari 
1978, p.120



6 Cfr. Asc
. Archivio storico del Comune di  Tonara  (poi Asc): carte del Catasto  1: 2000   Si
noti che:
  la  genesi  
e  lo  sviluppo 
del  paese  si son 
avuti  dall'unione  di 
più   identità  separate, ancor   oggi  
evidenziata   dalla   divisione 
marcata   dell' abitato  in  
più   rioni  e   dei  rioni 
in  più  vicinati;  
ho potuto constatare cio' dalla consultazione delle vecchie carte  catastali 
custodite nell'ar- chivio  del
Comune Cfr.  Spano g., Vocabolario sardo patronico ed etimologico, Cagliari, anno 1872, p.
116  Secondo lo Spano Arasulè
uno dei rioni di  Tonara  avrebbe le 
radici  fenicie  "Ar"  monte 
e "Siul" rupe; un'altra
versione lo farebbe derivare dal latino "Ara" altare e dal sardo "Ule" bue  quindi letteralmente "altare del Dio Toro". Teliseri, altro  rione  significherebbe "luogo felice", mentre Ilalà è
una probabile formazione onomatopeica che individuerebbe il mitico Iolao.



7 Cfr. G. Camboni in Tonara, il paese, la storia, la montagna in AA.VV. ,ed. La Torre,
Cagliari 1992    pp.62-63: i popoli  abitanti il centro Sardegna furono chiamati
dai romani  sardi "pelliti"  ossia 
vestiti  di   pelli ; 
quando Roma invase l'isola e la occupo' nel 238 a.C. le popolazioni  ribelli delle montagne furono chiamati
"barbaricini" , abitanti delle "Civitates Barbarie" ossia delle regioni interne
montuose dell'isola: si trattava di popolazioni nomadi con economie di
sussistenza agro- pastorale.



8 Cfr. G.
Spano , Bollettino Archeologico
Sardo
  n.° 7, Anno VI, luglio 1860
pp.106-107 



9  Ibidem



10
Ibidem



11 Ibidem



13
Cfr. P.Sella,  Rationes
Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV- Sardinia,
 p.40  



14  Ibidem



15  Cfr  P.Tola,
Cedex diplomaticus Sardiniae, Delfino
Sassari, anno 1984



16 Cfr.
R.Bonu,  Ricerche storiche sui paesi della Sardegna, opuscolo ed. Siena,
Stabilimenti grafico Combattenti, a.d. 1936 p.16 - Il Bonu riporta nei suoi
studi : F. 43  "non dubito di scrivere
con ae invece della semplice e lw parole 7° 14° 29° e 31° del periodo riportato  sebbene le lezioni comuni non rilevino il
dittongo. Il testo originale si uniforma a molti codici antichi, in cui l'ae è
rappresentato comunemente con un e che ha inferiormente una piccola curva. Di
tale segno è uno l'e semplice.      

17
Cfr. R. Pinna , Atlante dei feudi in Sardegna, il periodo
spagnolo,
ed. Condaghes,anno 1999 pp.81-



129

18
Cfr. AAR. poi  Antico Archivio Regio di Cagliari 
F.43  e fonte attinta da  R.Bonu,  Ricerche
storiche sui paesi della Sardegna
opera citata, p.16 (nota 1) 

19
Cfr. F.C. Casula, La Sardegna Aragonese, ed. Chiarella,
Sassari anno 1990, pp. 90-91 e p. 679 







20
Cfr. R. Turtas  Storia
della chiesa in Sardegna,
  opera
citata p.280

21
Cfr. A.Taramelli   Estratto
delle notizie degli scavi,
anno 1911 AAR., Cagliari- vol.V° e anche  in

Cfr. G. Camboni,
AAVV  in
Tonara,
il paese, la storia, la
montagna,
opera citata, p. 67 E'la cosidetta



Stele di Santa Anastasia che riporta le iscrizioni
latine: "Mor bata Sau me fecit"
e altre oscure iscrizioni: fu studiata dal Taramelli, reca scolpiti sulla
pietra i pali, stemma della corona d'Aragona; ripresa negli studi della
studiosa Olivetta Schena, oggi è conservata in casa di un privato.



22
Ibidem

23
Ibidem



24 Scavi archeologici nella chiesa di Santa
Anastasia in Tonara visita in loco.
Della  chiesa  oggi 
resiste la costruzione in parte di alcuni muri perimetrali,  essendo 
stata costruita in pietra resistente con un  impasto di malta di calce e sab­bia: sono
rimasti in piedi i ruderi delle 
pareti  laterali  a sud e a 
sud-ovest.  Secondo le fonti fu
abbandonata per una non confermata mancanza di dote.  Per la sua particolare ubicazione, pressochè
centrale a  uguale  distanza 
dai  tre  antichi rioni di  Ilalà,  Toneri e Teliseri, la chiesa di
S'Anastasia  dovette  essere 
la  parrocchia  più 
antica  e  più 
vasta di Tonara:  non ho trovato
nella mia ricerca documenti scritti comprovanti questa ipotesi  Per 
le  messe  più  
o   meno  quotidiane 
gli altri rioni del paese avevano la propria chiesa: il rione di Ilalà 
utilizzava la modesta chiesetta di San Sebastiano  Martire; quello di Teliseri o Taleseri
quella intitolata a San Leonardo Martire, anch'essa abbandonata nel 1823 e
crollata nel 1832. Il  rione  più popolato, quello superiore di Arasulè aveva la chiesa intitolata alla
Santa Croce, attualmente dedicata a Santa Maria; il rione di Toneri vide la costruzione a ridosso
delle sue case dell'edificio di culto dedicato all' angelo Gabriele, odierna
parrocchiale del paese.





25 Cfr. Chiesa
di San Gabriele Arcangelo  visita in loco. Nella navata laterale
destra è collocata la lastra di marmo con la data di costruzione del tempio, in
anno 1606, e la rendicontazione delle spese sostenute e finanziate per la
realizzazione dell'opera.  



26 Cfr. R.Bonu, Ricerche storiche sui paesi della Sardegna, opera citata, p.16  Probabilmente il documento è stato  trasportato 
nella  sede diocesana di Oristano,  visto 
che  lo  studioso 
Bonu  era   residente 
nella cittadina  per lungo tempo e
ne ha dato ampia testimonianza nelle sue Ricerche, dicendo di averlo letto e
analizzato. Non mi è stato possibile recuperare tale documento.

27  Ivi
p.17

28 Ivi pp.24-25 Si noti che questo edificio fu edificato nel 1607 per
volontà dell'allora rettore Leonardo Manca : lo attesta la pietra trachitica di
mt 0,55 x 0,40 collocata nel 1837 nella parte interna del portone d'entrata e
oggi risistemata nella facciata principale della nuova parrocchia, che fu
interamente ricostruita nel 1927; la
pietra presenta infatti un bassorilievo con una mano che regge una palma. In un
piccolo rettangolo sottostante sono scolpite queste parole: 1607 M.(anca)
R(e)TTO®.La veridicità delle fonti storiche da me esaminate attesta che nel
1663 il rettore Manis costruì 
solidamente nella nuova Parrocchiale i tre muri del presbiterio due soli
dei quali, dopo la ricostruzione del 1927-29 stanno ancora ai lati dell'altare
maggiore. 





 

29
Cfr G.Tore, in AAVV., Tradizione e 
modernità a Tonara,
opera citata, 
p. 211

30 Ibidem e Cfr C.Berard, Les
phenicies et l'odisseè,
vol I,  p.185
e vol II p.224. Il nome di Spasulè o Hispasulè potrebbe derivare dal semitico,
come altri nomi di località sarde tra le quali Karel, Nora, Esolkim, Magomadas:
il nome potrebbe ricollegarsi al semitico Hispa-nia "terra nascosta" o "terra
dei tesori nascosti", in evidente allusione alle miniere della Betica.   

31 Cfr R.Bonu,
Ricerche storiche sui paesi della
Sardegna,
opera citata, p.19-20

 

 

 

 







32 Ibidem "Per quanto riguarda  Spasulè la famiglia Cadeddu abbandonando il
centro omonimo e trovò



rifugio
nel vicino paese di Atzara, mentre il parroco 
con altre famiglie,  i Flore e i
Demurtas, si  recò a

Tonara
ad accrescere la frazione di Arasulè. Due pianete e un piviale di Spasulè si conservano
ancora nella parrocchia di Tonara; attualmente nella chiesa di San Giacomo di
Spasulè non funziona il clero di Tonara ma quello di Sorgono: questo avviene
dal ben lontano 1907.I Tonaresi preferirono, dopo un secolo e più che si
recarono ad Espasulè ad officiare la messa e ad onorare la festa del Santo, per
le interferenze, le angherie e soprusi subiti per colpa dei paesi vicini di
Sorgono Samugheo e Atzara,  ricostruire
una cappella in onore del Santo Giacomo patrono di Spasulè sulla propria montagna
in località Ghenna Dratzone a 1000 mt. d'altitudine e festeggiare il Santo nel
cuore della montagna."



33  Ivi  opera citata, p 26.

34 Cfr. G.Casalis , Dizionario Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S:M: il re di
Sardegna,
vol. XX Torino anno 1850, pp. 992-1000.  "Ad ogni 
modo è certo che gli abitanti di Spasulè, abbandonato il loro paese
d'origine, si trasferirono a Tonara e riconobbero come loro parroco quello di
quest'ultimo centro: con esso anche la giurisdizione canonica assegnatagli
sulla chiesa di San Giacomo. Le fonti da me lette, come quelle riportate dal
Casalis narrano del fatto che  gli
abitanti delle contrade vicine,  ossia
"quei di Samugheo, di Sorgono, di Atzara, quando videro deserto Spasulè,
invasero quel territorio e sel divisero, togliendosi ciascuno la parte che
meglio gli accomodava. I tonaresi sentendosi 
in­feriori contro i tre popoli collegati, si astennero dalla violenza,
che sarebbe tornata inutile, anzi dannosa, e tentarono le vie legali per
rivendicare i loro diritti. La lite, come si dee supporre, per la  cono­sciuta natura degli avvocati, fu tratta
in lungo, poi quando la causa pareva matura, allora, non si sa nè come né
perchè, si cessò dalle istan­ze. Sospettosi che i tre paesi persuasi di essere
obbligati a rimettere ai tonaresi le terre di Spasulè, abbiano corrotto quelli
che nel paese avevano maggior influenza."

E tale
"sospetto" espresso dal Casalis è ormai una realtà; infatti la maggior parte
del terreni di Spasulè furono ceduti in conduzione agli abitanti dei paesi
suddetti, "ma la locazio­ne temporanea degenerò in proprietà abusiva,
confermata dal silenzio e dalla acquiescenza di alcuni capi tonaresi".





35 Cfr. G.Casalis, Dizionario
Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S:M: il re di Sardegna , opera
citata p 995

 

 

 



36  Cfr. ASV ,
LIMINA ARBORENSIS, I 129 r e II, 69 V

37  Cfr. G.
Zichi, Le visite pastorali nelle
relations ad limina dei vescovi sardi,
Sassari 1980, pp.231-294



38  Cfr.  R.Carta Raspi,  Storia
della Sardegna, 
opera citata, p.771 
     

39 Ibidem



40  Ivi  p.
770

41  Cfr.M.Serra, Sardegna quasi un continente, Cagliari
1958, pp.48-49 Si noti che i riti della Settimana



Santa (S'Iscravamentu, S'interru 'e Deus, Sa Via Crucis ), e della Pasqua,
culminanti nella  processione



detta S'Incontru, in cui Cristo risorto
incontra sua madre (tradizione religiosa ancora oggi consolidata) corrispondono
al "el encuentre" di Siviglia e ad
analoghe manifestazioni di altre città iberiche. Il legame profondo con la
Spagna si esprime inoltre con il canto dei "gotzos",
ossia delle tradizionali lodi dialettali in sardo, corrispondenti ai gosos religiosi catalani durante la
Settimana della Passione di Cristo. Non ultimo e non meno imporante per Tonara,
è il legame con la penisola iberica nella tradizionale preparazione del dolce
per il quale il paese sardo è famoso, il torrone
di miele con le noci, le nocciole e le mandorle. Analogamente a quanto
avviene a Tonara, questo dolce di probabile importazione iberica viene
preparato nella regione di Alicante e nella stessa città spagnola,  con gli stessi metodi.  Il paese è percio' attualmente gemellato con
la città iberica e ha avuto scambi culturali in tal senso con la Spagna. Una
testimonianza attinta da una fonte orale, non confermata purtroppo da
documentazione scritta abbozza un ipotesi di questo genere: le anziane di
Tonara, mentre preparavano il tradizionale dolce nei paioli di rame (chiamati i
tonarese "cheddargios"), indossando
il tipico costume dalle fattezze marcatamente spagnole, erano solite cantare,
nella lunga preparazione delle "posturas
de
turrones" ( partite di
torrone, che duravano anche tre quattro ore) allegri sonetti, tramandati
oralmente fin dal 1800, denominati in sardo locale "muttos" . Alcuni narravano stornelli del tipo: "E i' como mi ddos fatzo, mi
ddos fatzo,  turrones de Licantes
"  (traduzione: li preparo proprio ora i torroni
di Licante, probabilmente, con il beneficio di conferma, intendendo senza
saperlo con la parola Licantes la
città spagnola di Alicante, indicando la provenienza reale di quest'arte
dolciaria).

42 Cfr. F.C.Casula,
La Storia di Sardegna, opera citata, p. 460 Lo studioso riporta testualmente
che per tenere assieme  in  un 
unico  regno la Sicilia con il
Napoletano (già possesso degli Asburgo) "accettarono che fosse scambiata
fra l'Imperatore e Vittorio Amedeo II di Savoia l'isola maggiore siciliana con
il regno di Sardegna".

43  Ibidem

 







 

 



44  Ibidem

45  Cfr. Ivi p. 775

 



 



46
Cfr. Ivi pp. 778-779



47
Ibidem



48 Cfr. R.
Turtas , Storia della chiesa in
Sardegna,
opera citata pp 340-341 


—————

LA VARIANTE DEL SARDO NEL BARIGADU

21.10.2015 13:31

LA VARIANTE DEL SARDO NEL BARIGADU

Oggi il problema della lingua sarda è al centro di un ampio dibattito
che coinvolge non solo gli addetti ai lavori, gli studiosi, ma i Sardi tutti
che, in un momento cruciale della loro storia, avvertono la necessità di salvare
e valorizzare l'inestimabile ricchezza del proprio patrimonio linguistico.

Salvare perchè in un contesto di globalizzazione il processo di
omogeneizzazione linguistica è sempre più pressante e la dissardizzazione è il
pericolo maggiore non solo per le nuove generzioni, ma anche per coloro che
hanno appreso il sardo come lingua madre prima dell'italiano.

Valorizzare perchè il sardo rappresenta in chi lo parla e lo usa
un'altra anima capace di esprimere sensazioni, stati d'animo, modi di pensare e
di vivere specifici e peculiari che è difficile rendere con altre lingue senza
rischiare di trasformare in qualche modo la sostanza e il significato.

Anche se non ci sono ricerche specialistiche molto approfondite sul
campo si stima che circa un milione e duecentomila Sardi abitanti in Sardegna
parlino e comprendano il sardo.

Lo parlano meglio gli anziani, ci sono giovani che lo studiano e lo
usano bene, mentre i ragazzi non lo parlano o lo usano poco.

E' parlato nella parte occidentale della latinità insieme al Catalano,
al Francese, all'Occitano, allo Spagnolo, al Portoghese e ad altre lingue
minori.

Le più importanti caratteristiche che lo contraddistinguono rispetto
alle altre lingue sono soprattutto tre:

1) la derivazione dell'articolo su dal latino ipse,
mentre in tutte le altre lingue deriva da ille;

2) la formazione del futuro semplice mettendo
l'ausiliare prima dell'infinito ( es.: apo a cantare) e non dopo ( es.:
canterò, dal latino cantare habeo);

3) la formazione del plurale aggiungendo la -s ( es.:
pira, piras; mela, melas; matta, mattas). 

Gli studiosi oggi riconoscono quattro varietà fondamentali del sardo:

il logudorese, il campidanese, il nuorese, e la
varietà della Mesania (arborense).

Sono invece considerate lingue alloglotte:

il sassarese e il gallurese (corso), l'algherese
(catalano) e il tabarchino (ligure).

 

Il logudorese si parla dal Marghine e dal Montiferru fino ai Monti di
Limbara e in Gallura nel paese di Luras. E' comunque una parlata diffusa un po'
in tutta la Sardegna se non altro a livello di conoscenza e d'uso da parte dei
poeti che spesso amano sacrivere i loro versi in logudorese.

Il campidanese è la varietà più diffusa. Si può dire che in tutta la
Sardegna meridionale, esclusi Carloforte e Calasetta dove si parla il tabarchino,
in un raggio che va da Cabras a Lotzorai si parla il campidanese pur con
differziazioni locali.

Il nuorese si parla nella provincia di Nuoro escudendo il tratto sotto la
linea immaginaria che diparte da Sorgono (lingua di Mesania) e il Marghine (logudorese).

La lingua di Mesania e' quella parlata nella zona
grigia che sta tra Campidano e Logudoro nei paesi del Barigadu, del
Mandrolisai, della Barbagia di Belvì e della Parte di Valenza e Brabaxana.

Lo studioso che ha individuado questa variante del sardo e che ne ha
proposto anche una grafia usata nella sua opera "Ditzionariu de sa limba e de
sa cultura Sarda" è Mario Puddu, docente di Lingua Sarda presso l'Università
degli Studi di Cagliari.

Nell'ambito del dibattito sulla lingua sarda il Puddu individua tre
punti di forza di questa varietà:

1) il fatto di trovarsi tra il Campidano e il Logudoro e di avere
caratteristiche comuni al Campidanese al logudorese;

2) il fatto di essere una varietà parlata nella realtà e non costruita
a tavolino come la LSU;

3) il fatto di possedere tutti i fonemi caratteristici del sardo senza
eliminarne alcuno come fa la LSU e senza incorrere in pronunce troppo
particolari come alcune parlate nuoresi o campidanesi o logudoresi.

Per capire questo discorso è certamente utile approfondire le
caratteristiche del sardo di Mesania.

I pronomi complementi di terza persona in logudorese e nuorese sono
restati fedeli al latino (illum, illam, illos, illas, illi, illis) da cui
appunto sono derivati lu, la, los, las, li, lis; nel campidanese invece sono
stati cacuminalizzati ottenendo ddu, dda, ddus, ddas, ddi, ddis; nel sardo di
Mesania questi pronomi sono ddu, dda, ddos, ddas, ddi, ddis come nel
campidanese ad eccezione della forma ddos che è un mixage del campidanese ddus
e del logudorese/nuorese los.

Con un riepilogo speculare otteniamo:

Pronomi di terza persona 

LOGUDORESE/NUORESE

lu la los las li lis

CAMPIDANESE

ddu dda ddus ddas ddi ddis

SARDO DI MESANIA 

ddu dda ddos ddas ddi ddis

Una differenza ferma tra logudorese/nuorese e campidanese è la
desinenza di nomi e aggettivi; nel logudorese/nuorese la desinenza al singolare
è -e o -u (dente, contu), nel campidanese è -i o -u (denti, contu).

Nel sardo di Mesania la desinenza è -e o -u (dente, contu) come nel logudorese/nuorese.
Lo stesso succede al plurale che è in -es per i nomi in -e (dentes) nel
logudorese/nuorese e in -is (dentis) nel campidanese, è invece in -os (contos)
per i nomi in -u nel logudorese/nuorese e in -us (contus) per il campidanese;
il sardo di Mesania al plurale fa -es e -os come il logudorese/nuorese (dentes,
contos).

Possiamo riassumere il fenomeno col seguente schema:

Desinenze dei nomi e degli aggettivi

LOGUDORESE/NUORESE 

-e (sing.)

(dente, monte, ponte)

-es (pl.)

(dentes, montes, pontes)

-u (sing.)

(contu, fossu, ortu) -os (pl)

(contos, fossos, ortos)

CAMPIDANESE

 -i (sing.)

(denti, monti, ponti)

-is (pl.)

(dentis, montis, pontis)

-u (sing)

(contu, fossu, ortu) -us (pl)

(contus, fossus, ortus)

SARDO DI MESANIA 

-e (sing)

(dente, monte, ponte) 

-es (pl)

(dentes, montes, pontes)

-u (sing)

(contu, fossu, ortu) -os (pl)

(contos, fossos,ortos)

Le desinenze dei verbi presentano un quadro altrettanto interessante:

Desinenze dei verbi 

LOGUDORESE/NUORESE 
I -o  canto

II -as  cantas

III -at  cantat

I -amus  cantamus

II-ades  cantades

III -ant  cantant

CAMPIDANESE I -u  cantu

II -as  cantas

III -at  cantat

I -aus  cantaus

II -ais  cantais

III -ant 
cantant

 

 

 

SARDO DI MESANIA 
I -o  canto

II -as  cantas

III -at  cantat

I -aus  cantaus

II -ais  cantais

III -ant 
cantant 

 

Come si può notare, il sardo di Mesania presenta la I, II, III persona
singolare e la III persona plurale uguali al logudorese/nuorese, mentre mutua
dal campidanese la I e la II persona plurale.

Una differenza netta tra il logudorese/nuorese e il campidanese è
l'articolo plurale che fa sos e sas nel primo caso, is nel secondo. Il sardo di
Mesania fa is o sos e sas a seconda delle regioni storiche in cui viene
parlato. Possiamo in tal modo organizzare uno specchietto:

Articoli al plurale  LOGUDORESE/NUORESE

sos sos omines

sas  sas feminas

CAMPIDANESE 

is is omines

is is feminas

SARDO DI MESANIA

sos sos omines 

is is omines

sas sas feminas

is is feminas

Una differenza certa tra logudorese/nuorese e campidanese è nei fonemi:

Fonemi 

LOGUDORESE/NUORESE

ch chentu, chena, luche, pache

gh  lughe,
paghe

z fizu,ozu, paza, anzone, azudu 

CAMPIDANESE

c  centu,
cena

x luxi, paxi

ll  fillu,
ollu, palla

g  angioni,
agiudu 

SARDO DI MESANIA 

ch  chentu,
chena

gh  lughe,
paghe, lughi, paghi, deghede deghidi, linghede, linghidi

g o gn  figiu, ogiu, pagia, angione, agnone, agiudu

 

Laddove il logudorese/nuorese presenta la dentale fricativa (fizu, ozu,
paza), il campidanese presenta la dentale alveolare (fillu, ollu, palla); il
sardo di Mesania usa invece una g fricativa (figiu, ogiu, pagia).

Laddove il nuorese usa la velare occlusiva sorda (pache, luche) il
logudorese usa la velare occlusiva sonora (paghe, lughe) e il campidanese usa
la fricativa alveopalatale sonora (paxi, luxi); il sardo di Mesania usa la
velare occlusiva sonora come il logudorese (paghe, lughe).

All'interno della Mesania il sardo del Barigadu rappresenta una
variante nella variante che con termine tecnico possiamo chiamare
microvariante.

Il Barigadu è una regione storica che trae le sue origini dall'organizzazione
feudale del Mediovo in cui il terrritorio era suddiviso in curatorie che
comprendevano un certo numero di ville. Il territorio comprendente le ville che
si trovavano sulla riva sinistra del Tirso, varcato il Tirso per chi partiva da
Oristano, prendeva il nome di Barigadu, nome che deriva dal latino "varicatu"
che vuol dire "varcato"appunto il fiume Tirso.

Del Barigadu facevano e fanno parte i paesi di Villanova Truschedu, Fordongianus, Allai, Busachi, Ula Tirso, Neoneli,
Ardauli, Sorradile, Nughedu Santa Vittoria, Bidonì
; da quando si è
costituita la XV Comunità Montana del Barigadu, questa annovera al suo interno
anche i paesi di Samugheo e Abbasanta
Ghilarza
.

La microvariante del Barigadu è tutta da studiare e da approfondire non
essendoci a tutt'oggi degli studi specifici che ci possano illuminare
sull'argomento. Esiste pochissimo di scritto nelle sub varianti dei singoli
paesi citati anche perchè chi scrive in sardo in questi paesi, soprattutto in
poesia, tende a scrivere in una lingua poetica che mutua molto dal logudorese.
Un grande contributo di scrittura della subvariante di Ardauli l'ha dato Mario
Deiana, insegnante di lingue nella Scuola media, nelle sue recenti
pubblicazioni " Limba e Ammentu"e "Affrinzos...e broccas segadas".

Qui presenta quattro commedie in limba da lui composte e rappresentate
dalla Compagnia teatrale ardaulese, da lui diretta, in numerosi paesi della
Sardegna e anche oltremare nei Circoli dei Sardi sparsi ovunque nel mondo.

Sono spaccati di vita ardaulese a volte ispirati a fatti accaduti
riferiti soprattutto agli anni 1950/60, quando anche in quell'angolo di mondo
la modernizzazione a poco a poco aveva cominciato a cambiare modelli di vita e
e valori tramandati da secoli.

Bisogna seguire esempi come questo nei nostri paesi, superando remore
del passato che ci portano a svilire la nostra parlata locale ritenendola quasi
indegna di essere codificata nella scrittura.

Anzi bisogna fare di meglio: bisogna scriverla, almeno inzialmente,
così come viene pronunciata vale a dire con una scrittura fonetica che evidenzi
i troncamenti, le doppie, i legamenti di abbellimento, le vocali paragogiche
aggiunte, insomma tutti gli elementi caratterizzanti che permettano allo
studioso di fare inferenze, individuare somiglianze e differenze tra le
subvarianti.

C'è anche un'altra motivazione che ci deve portare a fare questo: i
nostri ragazzi hanno perso la conoscenza della subvariante paesana, non la
usano ormai più; fornire un documento scritto potrà servire come base per un
riavvicinamento alla parlata locale; molte esperienze scolastiche attuate in
questi anni nell'ambito dei finanziamenti della Legge regionale 26 hanno dato
buoni risultati in questo senso.

Bisogna costituire nel Barigadu un gruppo di lavoro e di studio a tale
scopo; ne sarò promotore in prima persona invitando volenterosi dei diversi
paesi a creare e raccogliere documentazione valida a tal fine. Sollecito gli
Enti presenti nel nostro territorio affinchè facciano propria questa istanza
attivandosi secondo le loro specifiche competenze e possibilità, perchè le
parlate paesane vengano salvaguardate nel tempo e valorizzate.

Massimiliano Rosa


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Confronti tra varietà sarde:differenziazioni sessuali nei parlanti / Il caso di Tonara, Orune, Dorgali, Fonni, Mamoiada, Baunei e Urzulei

21.10.2015 13:29

Confronti tra varietà sarde:
differenziazioni sessuali nei parlanti. 
 

Il caso di  Tonara, Orune, Dorgali,  Fonni, Mamoiada, Baunei e Urzulei.


A una prima analisi, diversamente da quanto accade in
altre varietà romanze, sono state segnalate differenze di pronuncia tra uomini
e donne in Sardegna 107, sia a Orune, che a Dorgali108 e anche in altri centri
della Barbagia centrale come Tonara,  dove
è diversificato  l'utilizzo della
metatesi nel nesso della -r- intervocalica tra uomini e donne (anticipazione
della -r- intervocalica davanti a vocale )109, (anche qui la pronuncia
innovante è tipica delle donne, in una sorta di socioletto sessuale mentre gli
uomini manterrebbero l'esito etimologico dal latino senza l'utilizzo della
metatesi); così avverrebbe per Orune e Dorgali (vedi anche Urzulei per la
pronuncia della velare dei numerali deXe contro deGe) e a Fonni e a Mamoiada
per la pronuncia della -j- intervocalica (coJubare contro coSubare  / 
jennarJu contro jennarSu  MamuJada
contro MamuSada).

La motivazione può forse ricercarsi nell'accentuata
divisione tra sessi, in parte ancora riscontrabile, in molte comunità dei paesi
barbaricini.

A Tonara ho riscontrato:

-pronuncia femminile
con metatesi: meDra (MERDA) peDra (PIETRA) aDria-caDria-baDria (GUARDA)
mReculis (MERCOLEDI) genaBra (VENERDI).

 -pronuncia maschile con assenza di metatesi: merDa
(MERDA) perDa (PIETRA) arDia-caRdia-baRdia (GUARDA) merCulis (MERCOLEDI)
genarBa (VENERDI).

Per quanto riguarda la  j  la
sua conservazione dovette essere assunta dagli uomini, spesso lontani dal
centro abitato, come una caratteristica fortemente identitaria della loro
parlata locale;  per questo motivo,  probabilmente, non recepirono e non
recepiscono110 l'innovazione sviluppatasi, forse in maniera del tutto autonoma,
nelle donne che, paradossalmente, avevano molti meno contatti con l'esterno. La
tendenza alla consonantizzazione di j,
d'altra parte, in S come rilevava già Wagner, risulta precocemente attestata in
alcuni testi tardo medievali.

Le recenti acquisizioni della sociolinguistica
mostrano111, infatti, come nei contatti con gli ambienti esterni in alcune
comunità si abbiano reazioni di autoaffermazione e conservazione.

106 Merita particolare attenzione lo stereotipo,
maggiormente attestato negli informatori isolani, secondo il quale (Fresu 2007,
pp. 39-40), l'uomo risulterebbe «più marcato in diatopia» e maggiormente
incline «a conservare il dialetto "più autentico"». La «marcatezza diatopica»
degli uomini è anche messa in relazione al «contatto maggiore con realtà
ostili, in cui è fondamentale la
coesione del gruppo e la funzione
criptica
» (in corsivo l'autrice riporta le parole di uno degli intervistati).
Si noti che il concetto di gender (ovvero la categoria socioculturale
legata al sesso) e la categoria biologica definita comunemente "sesso"
risultano strettamente connesse (si veda Giacalone Ramat 2000, p. 53). In
questo lavoro ho parlato di differenziazione "sessuale" in quanto nella
differente realizzazione fonetica non entrano in gioco altri fattori relativi
al livello socioculturale dei parlanti, se non quelli legati strettamente alle
tradizionali funzioni "biologiche" connesse con il sesso femminile (come
generare e nutrire i figli, dunque allevarli).

107 Si vedano il saggio di Giovanni Tropea (1963, pp.
1- 29) sulla pronuncia maschile e la pronuncia femminile in alcune parlate del
messinese occidentale o, anche, gli interventi di Gregorio Salvador (1952, pp.
19-24) sulla «fonética masculina y fonética femenina en el habla de Vertientes
y Tarifa (Granada)» e sul conservatorismo della lingua femminile nei dialetti
rumeni di Albania e della Macedonia (secondo le informazioni di Th. Capidan
1952, pp. 27-29; Basile Récanas 1952, pp. 29-30 e 31-33 e, infine, Sever Pop
1952, pp. 30-31).

108 In questo secondo centro, però, il fenomeno appare
molto meno sistematicamente, ma i dati a nostra disposizione non sono
esaustivi.109 A differenze di natura sessuale nei dialetti della Barbagia di
Ollolai accenna anche Eduardo Blasco Ferrer (1988, p. 89, nota 96 e 1994, p.
279); secondo il linguista catalano nel paese di Fonni «i maschi dicono, con
regolarità, orru e urilca per ocru e oricra 'occhio
e orecchio', la stessa opposizione si sente per mayu , Mamuyada ,
[÷oyuváre] 'maggio, Mamoiada [centro limitrofo],
sposare' che in bocca alle donne suona masu, Mamusada, [÷osuváre]» (la grafia è quella dell'autore).
Interessante, in questo ultimo caso, il fatto che la differenziazione investa
la realizzazione del fono [j]. Sempre Blasco Ferrer dà inoltre conto di
differenze fonetiche e lessicali di natura sessuale anche nelle varietà
alto-ogliastrine di Baunei e Urzulei (1988, pp. 80, 81, 86 e 115). A Baunei
l'evoluzione del nesso -ND- > [- :-] sarebbe tipico
soprattutto delle donne del rione di Filerie neutralizzato in -NN-, mentre a
Urzulei, le donne anziane, conserverebbero più degli altri locutori, in
controtendenza la pronuncia originaria «[dE@Xe]» 'dieci' di contro agli
altri parlanti che invece avrebbero adottato il prestito «[dE@ddZe]» proveniente dai dialetti
vicini.

A Tonara le donne pronunciano sovente [mReculis]
mercoledì [genabRa] venerdì [adRia] guarda invece che [meRculis] [genaRba] [aRdia]
e cosi via, con pronuncia innovativa.

110 Nessun uomo da noi intervistato
esibisce la pronuncia femminile!

111 Si vedano le riflessioni di Milroy (1980) sugli
"atti di identità" sociolinguistica (su questo concetto si veda anche il lavoro
di Stefania Giannini 2003, p. 135).

 

 


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