La varietà linguistica di Tonara Le varietà linguistiche della Sardegna sono All'interno delle parlate definite di In questa fenomenologia linguistica Tonara Tonara si discosta dall'area settentrionale Invece la sonorizzazione delle occlusive L 'evoluzione dei due nessi CJ e TJ in Altre I nessi intervocalici K + E, I e G + -avremo GH in aghedu, saligherta, sorighe, -inoltre abbiamo in genere K o CH in abbiamo K La regola del tonarese sembrerebbe questa: esempi di evoluzione dicevamo in In posizione debole la velare si In posizione forte invece si mantiene o si In posizione intervocalica la -K- sia Per estensione fonosintattica , inoltre i avremo cepulla>GEBUDDA La J etimologica latina 5 è generalmente Uso dell'articolo 1) nelle varietà del centro-sud l'evoluzione del nesso -LJ--gi- Tonara e a Desulo di attesta la il fonema /s/ si realizza come fricativa Morfologia verbale La morfologia verbale del sardo moderno è In alcune varietà di transizione tra cui quella di Urzulei, si conservano le A Tonara abbiamo sequenze verbali di tipo Esempio -o -as -aus -ais- -anta campidanesi CANTAUS CANTAIS CANTANTA quindi la sequenza è questa: -aus -ais -anta
tradizionalmente suddivise in tre principali diasistemi (Logudorese Campidanese
e Arborense o varietà mediana); e sebbene tale suddivisione sia parzialmente
arbitraria, ce ne serviremo qui per fornire al lettore alcuni dettagli utili
per inquadrare il dialetto di Tonara nel complesso panorama linguistico della
Sardegna centro-settentrionale.
mesania o Arborensi è possibile isolare una areola linguistica, quella della
Barbagia di Belvì- Barbagia del Mandrolisai caratterizzata dal passaggio
nell'utilizzo regolare delle palatali a meridione, utilizzate come regola
generale sotto una linea immaginaria che comprende ed enuclea Meana Sardo Belvì
Aritzo fino a raggiungere e comprendere pienamente Desulo, per reimpostare il
reimpiego delle velari logudoresi, fenomeno fonetico che si realizza nel
settentrione isolano a Nord di questa linea, e dividendo come uno spartiacque
le varietà meridionali da quelle settentrionali: Tonara è inglobato nella norma
Logudorese, anche se non appieno; in effetti quella che diviene una norma per
le altre varietà sarde, viene disattesa qui con l'utilizzo di valori fonici
differenziati di palatalizzazione e velarizzazione a seconda della posizione
all'interno della parola.
fa da spartiacque tra le varietà meridionali e quelle settentrionali
attestandosi come elemento di passaggio dalle parlate barbaricine del meridione
completamente palatalizzate e quelle barbaricine settentrionali del Mandrolisai
e di Ollolai completamente velarizzate.
prossima alla sua latitudine geografica ossia la Barbagia di Ollolai, dove si
hanno fenomeni notevoli del sardo arcaico: dileguo totale della f- iniziale
(il fenomeno non è operativo a Nuoro, mentre a Ovodda si ha una fricativa
laringale -hx ): vedi, ad esempio, Bitti, Baronia, Barbagia di Ollolai
[sa »emina] 'la donna' e dove è
presente il colpo di glottide in
sede di C- iniziale ed
intervocalica -C- ( su
?asu per il formaggio su ?ane per il
cane e ancora su pis?e per il pesce is?ire per SAPERE).
sorde intervocaliche avviene regolarmente, come per il logudorese autentico. A
parte l'area che comprende buona parte del Nuorese e quasi tutta la Baronia
(sono escluse solamente le località di Posada, Torpè e Budoni), dove le
consonanti occlusive sorde P,T, C etimologiche, in posizione intervocalica,
rimangono invariate, a Tonara P lenisce in B,
T degrada in D cone nel Logudorese pieno e nel Campidanese autentico e C
come detto viene mantenuta in posizione iniziale C- eccetto alcuni esempi
sporadici di palatalizzazione e sempre in posizione intevocalica -C- dopo
S N e R. Le occlusive sorde digradano a fricative
sonore.
fricativa interdentale sonora è la regola: come in PLATĔA > *platja >
[»praTz:a] (così avviene in altri centri vicini più a Nord come ad esempio a
Tiana Austis, Teti Ovodda, Olzai, in
tutto il Mandrolisai, nel Barigadu e addirittura nel Margine comprendendo
Silanus )6 dove il fonema /è scomparso negli anni settanta del XX secolo.
caratteristiche notevoli-
E, I cioè i suoni velari che mantengono
il suono originario latino a Tonara alternano nel mantenimento dei suoni velari
e nell'evoluzione di suoni palatali sopratutto in in posizione intervocalica
debole:
inghiriu, sighire, ilighignu, inghelare, deghe e nei numerali sempre come il
pieno Logudorese, contro G di pragede,
innoge, agina, pige, luge, nuge, cogina: quindi valori fonici differenziati a
seconda della posizione del nesso. In posizione forte è mantenuta la velare, in
posizione debole il valore fonetico della velare si palatalizza.
posizione iniziale ( kentu, kera, kime, kellare, kida, kintu, kintorgiu, ecc.
CON ECCEZIONI che non confermano la regola, la quale viene puntualmente
disattesa nei vocaboli GERU, GENA-GENARE, GEBUDDA, GENARBA-GENABRA.
in genere dopo s : iskire, iskidu, iskente, iskrettiu, iskippiu,
iskisorgiu, iskerria ecc. e dopo n : inkiettu, inkimerau, inkerau,
inkigiu; addirittura in alcuni esiti la
velare latina K si muta in TZ ( durtze, nuratze, fartze, intzere, istrotzere,
trotziu) : anche qui abbiamo valori fonici differenziati a seconda della
posizione.
la K davanti alle vocali palatine E e I quando si trova in posizione iniziale o
all'interno della parola in posizione forte viene trattata come occlusiva sorda
velare:
(QUINQUE)> KIME (SCIRE)>ISKIRE
(PASCERE)>PASKERE (CRESCERE)>CRESKERE
(NASCER)>NASKIRE
palatalizza: nux, nuce>NUGE
crux,cruce>RUGE iudex,iudige>GIUGGE lux,luce>LUGE .
lenisce in GH: acetum>AGHEDU e sempre nei numerali come nel logudorese
autentico: decem>DEGHE tredecim>TREIGHI duodecim>DOIGHI
davanti a vocale scura che davanti a vocale chiara, ha la tendenza a diventare
chiara nei proparossitoni e poi in un secondo tempo a dileguarsi ( come avviene
per la g primaria): abbiamo quindi matrix,matrice>MARDIE facere>FAERE
cocere>COERE lucere>ALLUERE
pollicem>PODDIE; dapprima si aveva un G fricativa sonora, ed esiti del tipo
FAGHERE, COGHERE, ALLUGHERE, PODDIGHE,
poi questa GH specie tra vocali chiare si è dileguata.
nessi K + E,I e G+ E,I vengono
palatalizzati in GE e GI: ecco perchè in eccezione alla regola:
it.cicoria>CIGORIA cenapura>GENARBA-GENABRA (con metatesi) e cena> GENA caelum>GELU. La spiegazione di questa
curiosa alternanza di suoni e dovuta al fatto che la palatalizzazione si è
avuta per influsso del Campidanese, che a sua volta sarebbe influenzato in
questo processo di evoluzione fonetica dalla dominazione pisana risalente al XI
secolo.
trasformata n GI non solamente in posizione assoluta e
intervocalica, ma anche nel nesso RJ, [»giuBu] 'giogo',[»magiu] 'maggio',
[»pargio].
di marca plurale.
(campidanesi) e del Mandrolisai della Barbagia di Belvì fino ad una linea
immaginaria che enuclea Ortueri Samugheo Tiana Tonara e Desulo abbiamo un'unica
forma ambigenere di articolo determinativo plurale is; nelle varietà del
centro-nord (logudoresi) troviamo solitamente sos per il maschile e sas
per il femminile già attestato a Austis, Neoneli, Ovodda, Busachi, Ula
Tirso Seneghe, Paulilatino.
rispetto a -ll- delle varietà campidanesi (cfr. varietà
nuoresi 11 e logudoresi [»(f)id:zu] e varietà campidanesi [»fil:u] 'figlio');
nella zona di transizione tra varietà campidanesi e nuoresi-logudoresi
quest'esito si aggrega alle aree settentrionali.
presenza di una forma di infinito flesso realizzato con forme verbali
particolari, utilizzate ampiamente e rilevate dalla ricerca sul campo: forme
del tipo annarent esserent
depperdent cardiarent papparen (LETTERALMENTE che andassero, che
fossero, che dovessero, che guardassero, che mangiassero!)
alveolare sorda [s] in posizione iniziale e sonora [z] in posizione
intervocalica, a Ovodda si ha sempre la sorda [s]: di contro a Tonara [»kazu] 'formaggio', per esempio, abbiamo
Ovodda [»kasu].
spesso caratterizzata da fenomeni di rianalisi; ad esempio in molte varietà
sarde si assiste alla nascita di una desinenza -po tratta dalla sequenza
finale della prima persona del presente indicativo [»ap:o] '(io) ho' (la cui
genesi è ricollegata al perfetto, oggi scomparso, del tipo áppi <
HABŬI)13.
tre serie distinte di desinenze nella prima e seconda plurale: cfr. Urzulei e
Baunei -ámus e -áis (prima coniugazione, lat. -ĀMUS e -ĀTIS), -émus
e -éis (seconda coniugazione, lat. -ĒMUS e -ĒTIS) e, infine, -ímus
e -ís (terza coniugazione, lat. -ĪMUS e -ĪTIS) mentre non sembrano
esserci tracce di continuatori di -ĬMUS e ĬTIS (della III coniugazione latina).
Sulla vocale desinenziale -e- della seconda plurale (riscontrabile in -á(D)es
e -í(D)es) è plausibile l'ipotesi di Blasco Ferrer (1984, p.
103) che, per quanto riguarda la prima coniugazione, presuppone un influsso
delle desinenze.
misto Logudorese e Campidanese:
CANTARE
-at logudoresi CANTO
CANTAS CANTAT
-eus -eis- -ente
-ius -is -inti
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