La varietà linguistica di Tonara

21.10.2015 13:38

La varietà linguistica di Tonara

Le varietà linguistiche della Sardegna sono
tradizionalmente suddivise in tre principali diasistemi (Logudorese Campidanese
e Arborense o varietà mediana); e sebbene tale suddivisione sia parzialmente
arbitraria, ce ne serviremo qui per fornire al lettore alcuni dettagli utili
per inquadrare il dialetto di Tonara nel complesso panorama linguistico della
Sardegna centro-settentrionale.

All'interno delle parlate definite di
mesania o Arborensi è possibile isolare una areola linguistica, quella della
Barbagia di Belvì- Barbagia del Mandrolisai caratterizzata dal passaggio
nell'utilizzo regolare delle palatali a meridione, utilizzate come regola
generale sotto una linea immaginaria che comprende ed enuclea Meana Sardo Belvì
Aritzo fino a raggiungere e comprendere pienamente Desulo, per reimpostare il
reimpiego delle velari logudoresi, fenomeno fonetico che si realizza nel
settentrione isolano a Nord di questa linea, e dividendo come uno spartiacque
le varietà meridionali da quelle settentrionali: Tonara è inglobato nella norma
Logudorese, anche se non appieno; in effetti quella che diviene una norma per
le altre varietà sarde, viene disattesa qui con l'utilizzo di valori fonici
differenziati di palatalizzazione e velarizzazione a seconda della posizione
all'interno della parola.

In questa fenomenologia linguistica Tonara
fa da spartiacque tra le varietà meridionali e quelle settentrionali
attestandosi come elemento di passaggio dalle parlate barbaricine del meridione
completamente palatalizzate e quelle barbaricine settentrionali del Mandrolisai
e di Ollolai completamente velarizzate.

Tonara si discosta dall'area settentrionale
prossima alla sua latitudine geografica ossia la Barbagia di Ollolai, dove si
hanno fenomeni notevoli del sardo arcaico: dileguo totale della f- iniziale
(il fenomeno non è operativo a Nuoro, mentre a Ovodda si ha una fricativa
laringale -hx ): vedi, ad esempio, Bitti, Baronia, Barbagia di Ollolai
[sa »emina] 'la donna' e dove è 
presente  il colpo di glottide in
sede di C- iniziale ed 
intervocalica -C-  ( su
?asu  per il formaggio su ?ane per il
cane  e ancora  su pis?e per il pesce  is?ire per SAPERE).

Invece la sonorizzazione delle occlusive
sorde intervocaliche avviene regolarmente, come per il logudorese autentico. A
parte l'area che comprende buona parte del Nuorese e quasi tutta la Baronia
(sono escluse solamente le località di Posada, Torpè e Budoni), dove le
consonanti occlusive sorde P,T, C etimologiche, in posizione intervocalica,
rimangono invariate, a Tonara P lenisce in B, 
T degrada in D cone nel Logudorese pieno e nel Campidanese autentico e C
come detto viene mantenuta in posizione iniziale C- eccetto alcuni esempi
sporadici di palatalizzazione e sempre in posizione intevocalica -C-  dopo 
S  N e  R. Le occlusive sorde digradano a fricative
sonore.

L 'evoluzione dei due nessi CJ e TJ in
fricativa interdentale sonora è la regola: come in PLATĔA > *platja >
[»praTz:a] (così avviene in altri centri vicini più a Nord come ad esempio a
Tiana Austis, Teti  Ovodda, Olzai, in
tutto il Mandrolisai, nel Barigadu e addirittura nel Margine comprendendo
Silanus )6 dove il fonema /è scomparso negli anni settanta del XX secolo.

Altre
caratteristiche notevoli-

I nessi intervocalici K + E, I  e  G +
E, I  cioè i suoni velari che mantengono
il suono originario latino a Tonara alternano nel mantenimento dei suoni velari
e nell'evoluzione di suoni palatali sopratutto in in posizione intervocalica
debole:

-avremo GH in aghedu, saligherta, sorighe,
inghiriu, sighire, ilighignu, inghelare, deghe e nei numerali sempre come il
pieno Logudorese, contro G  di pragede,
innoge, agina, pige, luge, nuge, cogina: quindi valori fonici differenziati a
seconda della posizione del nesso. In posizione forte è mantenuta la velare, in
posizione debole il valore fonetico della velare si palatalizza.

-inoltre abbiamo in genere K o CH in
posizione iniziale ( kentu, kera, kime, kellare, kida, kintu, kintorgiu, ecc.
CON ECCEZIONI che non confermano la regola, la quale viene puntualmente
disattesa nei vocaboli GERU, GENA-GENARE, GEBUDDA, GENARBA-GENABRA.

abbiamo K 
in genere dopo s : iskire, iskidu, iskente, iskrettiu, iskippiu,
iskisorgiu, iskerria ecc. e dopo n : inkiettu, inkimerau, inkerau,
inkigiu;  addirittura in alcuni esiti la
velare latina K si muta in TZ ( durtze, nuratze, fartze, intzere, istrotzere,
trotziu) : anche qui abbiamo valori fonici differenziati a seconda della
posizione.

La regola del tonarese sembrerebbe questa:
la K davanti alle vocali palatine E e I quando si trova in posizione iniziale o
all'interno della parola in posizione forte viene trattata come occlusiva sorda
velare:

esempi di evoluzione dicevamo in
(QUINQUE)> KIME  (SCIRE)>ISKIRE
(PASCERE)>PASKERE (CRESCERE)>CRESKERE 
(NASCER)>NASKIRE

In posizione debole la velare si
palatalizza: nux, nuce>NUGE 
crux,cruce>RUGE iudex,iudige>GIUGGE lux,luce>LUGE .

In posizione forte invece si mantiene o si
lenisce in GH: acetum>AGHEDU e sempre nei numerali come nel logudorese
autentico: decem>DEGHE tredecim>TREIGHI duodecim>DOIGHI

In posizione intervocalica la -K- sia
davanti a vocale scura che davanti a vocale chiara, ha la tendenza a diventare
chiara nei proparossitoni e poi in un secondo tempo a dileguarsi ( come avviene
per la g primaria): abbiamo quindi matrix,matrice>MARDIE facere>FAERE
cocere>COERE  lucere>ALLUERE
pollicem>PODDIE; dapprima si aveva un G fricativa sonora, ed esiti del tipo
FAGHERE, COGHERE, ALLUGHERE, PODDIGHE, 
poi questa GH specie tra vocali chiare si è dileguata.

Per estensione fonosintattica , inoltre i
nessi K + E,I e G+ E,I  vengono
palatalizzati in GE e GI: ecco perchè in eccezione alla regola:

avremo cepulla>GEBUDDA
it.cicoria>CIGORIA cenapura>GENARBA-GENABRA (con metatesi)  e cena> GENA  caelum>GELU. La spiegazione di questa
curiosa alternanza di suoni e dovuta al fatto che la palatalizzazione si è
avuta per influsso del Campidanese, che a sua volta sarebbe influenzato in
questo processo di evoluzione fonetica dalla dominazione pisana risalente al XI
secolo.

La J etimologica latina 5 è generalmente
trasformata  n GI  non solamente in posizione assoluta e
intervocalica, ma anche nel nesso RJ, [»giuBu] 'giogo',[»magiu] 'maggio',
[»pargio]. 

Uso dell'articolo
di marca plurale.

1) nelle varietà del centro-sud
(campidanesi) e del Mandrolisai della Barbagia di Belvì fino ad una linea
immaginaria che enuclea Ortueri Samugheo Tiana Tonara e Desulo abbiamo un'unica
forma ambigenere di articolo determinativo plurale is; nelle varietà del
centro-nord (logudoresi) troviamo solitamente sos per il maschile e sas
per il femminile già attestato a Austis, Neoneli, Ovodda, Busachi, Ula
Tirso Seneghe, Paulilatino.

l'evoluzione del nesso -LJ--gi-
rispetto a -ll- delle varietà campidanesi (cfr. varietà
nuoresi 11 e logudoresi [»(f)id:zu] e varietà campidanesi [»fil:u] 'figlio');
nella zona di transizione tra varietà campidanesi e nuoresi-logudoresi
quest'esito si aggrega alle aree settentrionali.

Tonara e a Desulo di attesta la
presenza di una forma di infinito flesso realizzato con forme verbali
particolari, utilizzate ampiamente e rilevate dalla ricerca sul campo: forme
del tipo annarent esserent 
depperdent  cardiarent  papparen (LETTERALMENTE che andassero, che
fossero, che dovessero, che guardassero, che mangiassero!)

 il fonema /s/ si realizza come fricativa
alveolare sorda [s] in posizione iniziale e sonora [z] in posizione
intervocalica, a Ovodda si ha sempre la sorda [s]: di contro a Tonara  [»kazu] 'formaggio', per esempio, abbiamo
Ovodda [»kasu].

Morfologia verbale

La morfologia verbale del sardo moderno è
spesso caratterizzata da fenomeni di rianalisi; ad esempio in molte varietà
sarde si assiste alla nascita di una desinenza -po tratta dalla sequenza
finale della prima persona del presente indicativo [»ap:o] '(io) ho' (la cui
genesi è ricollegata al perfetto, oggi scomparso, del tipo áppi <
HABŬI)13.

In alcune varietà di transizione  tra cui quella di Urzulei, si conservano le
tre serie distinte di desinenze nella prima e seconda plurale: cfr. Urzulei e
Baunei -ámus e -áis (prima coniugazione, lat. -ĀMUS e -ĀTIS), -émus
e -éis (seconda coniugazione, lat. -ĒMUS e -ĒTIS) e, infine, -ímus
e -ís (terza coniugazione, lat. -ĪMUS e -ĪTIS) mentre non sembrano
esserci tracce di continuatori di -ĬMUS e ĬTIS (della III coniugazione latina).
Sulla vocale desinenziale -e- della seconda plurale (riscontrabile in -á(D)es
e -í(D)es) è plausibile l'ipotesi di Blasco Ferrer (1984, p.
103) che, per quanto riguarda la prima coniugazione, presuppone un influsso
delle desinenze.

A Tonara abbiamo sequenze verbali di tipo
misto Logudorese e Campidanese:

Esempio 
CANTARE

-o -as 
-at   logudoresi    
CANTO
CANTAS CANTAT

-aus -ais- -anta campidanesi  CANTAUS CANTAIS CANTANTA

quindi la sequenza è questa: -aus -ais  -anta   
-eus  -eis-  -ente   
-ius -is  -inti

 


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