ORIGINI E PERIODO NEOLITICO di TONARA

21.10.2015 13:35

ORIGINI E PERIODO NEOLITICO a TONARA

L'abitato di Tonara 
ha  probabilmente  origini 
preistoriche.1 "Nel
periodo neolitico, alcune comunità appartenenti alla cultura di  Bonnanaro e di San Michele di Ozieri, si
stanziarono in condizioni semiselvagge tra le montagne impervie del centro
Sardegna".2 "Questo insediamento databile VII sec.
a.C. risulta confermato dal ritrovamento di ceramiche e di frammenti di
suppellettili (frecce, ossidiane, corna lavorate d'animali), rinvenuti in
grotticelle funerarie  nei territori del
paese, all'apice della confluenza delle vallate del Rio Iscra e del Bau
Codina". 3 "Importanti sono il sepolcro carsico
di  Pitzu' e Toni  e di 
Su Toni".

Altri reperti come "affibbiagli in bronzo, lance e
pugnali furono rinvenuti in maniera copiosa soprattutto nella zona di  Monte Corte-Intr'errios". 5 

PERIODO ROMANO

Durante l'invasione romana Tonara non esisteva nella
sua forma attuale. Esso era formato da più comunità separate tra loro. Tali
agglomerati erano dislocati in diversi punti delle vallate del Bau Codina e
dell'Iscra. 6 "A nord-ovest
dell'attuale centro sorgeva la "mansio" di Tonnai -Tracullau: questa risalì il
corso del fiume Bau Codina - Samunadorgiu per attestarsi all'apice della valle,
alla quota dell'odierno rione d' Arasulè. Tale rione si sviluppò in seguito
lungo l'asse delle direttrici dei poli pastorali  Su Montigu-Su Tzurru sul percorso monte-
pianura che univa la Barbagia di Belvì al Mandrolisai. La mansio di Su Nuratze-Santu
Leo sorgeva nelle quote più alte dell'altopiano di Su Pranu a veduta delle  valli sottostanti. L'altro versante della
montagna accoglieva le "mansio"di Bidda Intr'errios alla confluenza del rio
Bauerì col rio Pitzerimasa, con orientamento sud-est, quella di Monte
Corte,  nel fondovalle del fiume Iscra:
esse oltrepassarono il corso degli affluenti del fiume e costituirono le  comunità di Ilalà, ( oggi abbandonata), di
Taliseri e Toneri, sorte lungo le direttrici dei poli agricolo-vallivi del percorso
monte-pianura che univa la Barbagia con il Campidano". 7  Furono rinvenute in territorio tonarese
alcune "stoviglie, fibule e monete romane raffiguranti l'imperatore Teodosio" 8 nella località Tonnai- Tracullau, lungo
la direttrice della via che univa Karalis ad Olbia, nel percorso che da Valenza
(nei pressi dell'attuale Nuragus) passava per Agustis (l'odierna Austis) e
giungeva a Sorabile (mansio romana nei pressi di Fonni) attraversando la
Sardegna centrale.

"Altre monete con l'effige dell'imperatore Gordiano
III, 9 risalenti al periodo del tardo impero
romano, furono recuperate in località Nutua 10
ad est dell'attuale rione d'Arasulè, sulla vecchia direttrice che collegava le
mansio barbaricine all'Ogliastra e al mare".11

PERIODO MEDIOEVALE

In periodo alto-medievale (anni 1000- 1297) Tonara
appartenne al Giudicato d'Arborea, curatoria del  Mandrolisai. 
Continuano ad essere anni bui dei quali poco o nulla si conosce circa
gli avvenimenti e la storia del paese. Verso l'anno 1000 la maggior parte della
popolazione viveva probabilmente dispersa nelle montagne, insediata in piccole
agglomerazioni interdipendenti tra loro. Bisogna arrivare fino al secolo XIV,
in periodo della dominazione spagnola e aragonese ( anni 1297-1718) per avere
notizie più precise circa il paese barbaricino. Nell'anno 1341, infatti, il
nome di Tonara apparve trascritto per la prima volta in un registro, quello
delle "variazioni patrimoniali dette Rationes Decimarum"  13 contenute nel Condaghe di
Bonarcado che tennero documentato un contratto stipulato tra "Gordianus,
vicarius de Bonarcadu" e "s'archipiscopu Bernardu d'Arbaree".

In un parte di esso si legge testualmente:

"Et sunt
testimonios: primus Deus et sancta Maria et issu armentariu donnu Salusi et
donnu Barisone arbarigesu, curatore de Mandra Olisay, et donnu Goantine
prebiteru d'Austis et donnu Petru Cabru
prebiteru de Leonissa et donnu Leonardu, mandatore de Tonara, et
Samaridanu, mandadore de Bonarcadu, et Goantine Mirki clerigu et tota sa
gorona".

 "Item anno et pontificatu predictis die XVII
lanuarii habui et recepi per mazmm dioti domini Phìlippi pro solu -cione
dictarum decimarum a presbitero Gregorio de Lisque rectore eccle­siaru
S.Bartholomei de villa Meane, S.'
Anastacie de villa Tunare e S.Marie de villa Laonisse et Spasulee arborensio
diocesis lìb I, sol IVI, den. VI ".

In tale documento il citato paese di Tonara era
costretto a pagare una libbra, 16 soldi e 6 denari.

La traduzione del testo è la seguente:

"E sono testimoni: prima Dio e Santa Maria e
l'amministratore Don Sallusio e Don Barisone arborense, curatore del
Mandrolisai, e Don Costantino presbitero di Austis e Don Pietro Cabru
presbitero di Leonissa e Don Leonardo, rappresentante di Tonara, e Samaritano,
rappresentante di Bonarcado e Costantino Marchi chierico  e tutta la corona".14

La seconda testimonianza scritta che attesta
dell'esistenza del centro di Tonara, almeno con il nome attuale, fu l'atto di
pace stipulato fra il re Don Giovanni d'Aragona e Eleonora Giudicessa
d'Arborea  in data 24 gennaio 1358 ,
depositato tra i documenti nel Regio Archivio di Cagliari.

"Tale atto di pace fu sottoscritto dai capi dei
paesi della encontrada del Mandrolisai e della Barbagia di Belvì." 15     

Nel documento si legge esattamente che "tutti i
paesi barbaricini (Aritzo, Belvì, Tonara, Ispasulè etc.) facenti parte della
mega d' Arborea, parteciparono alla pace accennata". 16  Parte del documento è riportato
integralmente:

·        
"Item
a Bildosino de Sori Mayore ville di Tonara, Arscoc de Lacon et 
Matheo de Querqui iuratis ac Francisco Murgia,Pietro Marras, Iuliano
Uras et Margiano Liche habitatoribus ville proxime dicte"-

"Item
ab Arsocho Chirroni  mayore de Spasulee,
Gonnario de Serra, Laurencio Fulla et Petro Uda habitatoribus villae proxime
dicte"

Sotto la dominazione aragonese  l'incontrada del Mandrolisai  fu istituita come feudo della corona
aragonese 17 (dall'anno 1481 fino al primo
decennio del 1700). Ottenne, come tutti i centri della zona, di essere
governato da nativi del luogo scelti per elezione. Nel 1711 fu incorporato
nella contea di San Martino, feudo dei Signori Valentino, dai quali venne riscattato
nel 1839. 18 
I documenti depositati nel Regio Archivio di Stato di Cagliari  attestano che la Barbagia di Mandrolisai con
la sua "encontrada" fu incorporata nella contea di San Martino, feudo dei
Valentino e governata dal conte Michele Valentino; fu dato il privilegio ai
signorotti locali di amministrare le 
"villae" di tale incontrada che risultò essere costituita dai seguenti
paesi: "di Atzara, Desulo, Ortueri, Samugheo, Sorgono, Ispasuley e Tonara". La
Barbagia - Mandrolisai fu suddivisa in due "encontrade o curatorie" separate:
"una era quella della Barbagia di Belvì (o Meana) composta di quattro centri ed
estesa quanto l'area degli attuali comuni di Aritzo Belvì Gadoni e Meana" 19;
l'altra era la curatoria barbaricina del Mandrolisai  "constava di circa nove centri tra i quali i
già precedentemente citati ed altre ville oggi scomparse come Laonissa e lo
stesso Spasulè".20  

Gli insediamenti 
nuragici e romani sono oggi testimonianze ridotte a mucchi in
rovina.  Il nuraghe calcareo che fungeva
da torre d'avvistamento, eretto nella rupe giurassica di Su Nuratze  per 
controllare il transito delle genti nei fondovalle,  non 
esiste più, se non nelle tracce delle fondamenta e nel toponimo di
questa località del paese.

Unici testimoni dell' antichità  di Tonara sono quindi i reperti rinvenuti e
le fondamenta delle capanne nuragiche ai piedi della collina di Su Nuratze e in
località Bidda Intr'errios; a questi si aggiungano  i ruderi della chiesa medioevale di Santa
Anastasia, un edificio di costruzione artistica pisana, parrebbe risalente al
1300, abbandonato nel 1823,  crollato
parzialmente nel 1832  e chiuso
definitivamente al culto dopo la morte del rettore Medde. Di tale edificio
ecclesiastico si conservava una stele, documento archeologico rinvenuto negli
scavi attorno alla chiesa, "recante scolpita l'effige dei pali della Corona
d'Aragona"21; 
tale stele fu studiata e fotografata dal Taramelli e dalla studiosa
Olivetta  Schena 22:
riporta la data 1467, corrispondente forse alla data di scalpellinatura o a
quella di costruzione della chiesa dedicata alla Santa Anastasia. Furono incise
sulla pietra altre iscrizioni latine ai bordi, di difficile interpretazione. 23
Altri reperti archeologici rinvenuti negli scavi attorno all'edificio furono
delle pietre pendenti, simili a dei grossi pomi di pietra: pare servissero a
chiudere la volta a crociera gotica della chiesa come delle chiavi
architettoniche. Erano chiamate e sono ricordate dal popolo col nome di  "campaneddas". La fonte orale che le cita non
è confermata dalla mia ricerca in loco in quanto negli scavi attorno alla
chiesa non ho rilevato la presenza di reperti, ne tantomeno si conosce il luogo
nel quale essi vengono custoditi. 24

PERIODO DI DOMINAZIONE
SPAGNOLA : I DATI (ANNI 1478-1720) 

Gli avvenimenti che si possono documentare durante
la dominazione spagnola a Tonara non sono numerosi. Dalla ricerca condotta si è
potuto riscontrare che nel periodo spagnolo è iniziata la costruzione della
attuale parrocchiale di San Gabriele .25 I documenti scritti che
attestano qualche notizia sul paese sono i libri dei conti delle confraternite
religiose, soprattutto quelli della Santa Croce; il  più antico documento scritto esistente nella
parrocchia di Tonara dovrebbe risalire all'anno 1609. 26  Questo documento non è stato rilevato nella
ricerca condotta nell'archivio parrocchiale; probabilmente è andato perduto
o  potrebbe essere stato trasportato in
altra sede. 27

"L'allora Rettore Manca approvò il rendiconto del
libro dei conti per la confraternita della Santa Croce scrivendo in un catalano
del tutto trasandato". Tale documento è importante secondo le fonti poiché
attesta  che la confraternita della Santa
Croce era sicuramente già attiva all'inizio del XVII secolo.  "Con tale registro dei conti s'iniziò anche
l'elencazione dei parroci avvicendatisi nella guida della nuova parrocchiale di
Tonara dedicata all'arcangelo Gabriele".28

Altre notizie del paese si desumono dai dati dei
censimenti da me consultati. "Nel censimento del 1678 Tonara contava 412
fuochi, e nel 1688 fuochi 327 e cioè maschi 442, femmine 467, totale anime
909".29 "Tra il 1678 
e il 1728 il paese di Spasulè (o Espasulè o Ispasulè, che potrebbe
significare "terra principe nascosta" o semplicemente "terra fertilissima") fu
progressivamente abbandonato. I dati del 
1° gennaio 1698 riportano: Espasulè fuegos 8, hombres 16,muyeres
15,  Tonara fuegos 308, hombres 737,
muyeres 731". 30 "Nello stesso anno 1698 il Rettore
Marco Antonio Vacca prosegui' verso sud l'allargamento della parrocchiale di
San Gabriele Arcangelo con due archi e la facciata; cosicché l'area utile passo
da mt. 15 x7.50 a mt. 25x 7.50."  31
Nel censimento del 1728 Tonara risultò avere fuochi 445 e anime 1296. Il 9
luglio 1699 il Rettore Dott. Pietro Francesco Guirisy poté sottoscrivere i
conti della Confraternita della Santa Croce con questi titoli : "Rettor de la
parroquial iglesia y mas de Tonara y anneya de Espasuley"... 32  L'ultimo censimento di Spasulè 33
fu quello del 1 gennaio 1698 poiché nel "censimento del 1728 non risulta
esistere più." 34

Nel censimento del 1846, come riportato dal Casalis
nel suo Dizionario statistico-commerciale, "si notarono in Tonara anime 2476,
con famiglie 648, case 572, donne 1289, maschi 1187." Secondo la fonte scritta
"molti vivevano nella decrepitezza, e tra il 1830 e 1832 morirono due più che
secolari." 35

La causa più plausibile dello spopolamento del
centro Spasulé fu data dalla 
impossibilita di continuare a vivere in quelle contrade a causa
dell'accentuato isolamento. Probabilmente il luogo divenne insalubre e malarico
e si scatenarono epidemie di peste. Basti ricordare che a metà del XVII secolo,
la grand'epidemia malarica investì l'isola e ne decimò la popolazione (gli anni
attorno al 1652): molti villaggi, soprattutto i più isolati, furono
abbandonati.

Nelle relazioni dei vescovi delle diocesi, infatti,
si evidenzia la difficoltà di attraversare l'isola e di compiere anche le
normali visite pastorali alle parrocchie, divenute sporadiche specie per quelle
più lontane dai centri diocesani; "ciò ebbe ragione  principalmente per la intemperie malarica che
afflisse l'isola, soprattutto nel versante centro-occidentale, da Bosa a
Cagliari. "36

"La situazione peggiore secondo le relationes ad
limina dei vescovi era propria quella della diocesi di Oristano negli anni
1650-1733; a questa diocesi appartenevano i centri di  Spasulè e di Tonara."37

Agli inizi del 1700, si ebbe una svolta nella storia
della Sardegna. "Con i trattati d' Utrecht (1713) e Radstad (1714), che
concluderanno le guerre di successione spagnola, fu confermato di cedere alla
casa d'Austria il possesso dell'isola occupata dagli austriaci nel 1708,
insieme ad altri domini ottenuti a spese della Spagna."38
Con i trattati del 1713 e del 1714 "fu disposto di cedere a Vittorio Amedeo II
di Savoia i distretti della Lomellina e della Valsesia e il regno di Sicilia." 39  "In seguito con il trattato di Londra del
1718 venne decisa la cessione della Sicilia a Carlo VI d'Austria, mentre
Vittorio Amedeo II di Savoia ricevette in cambio il regno di Sardegna. Fini
così la lunga dominazione iberica sull'isola", 40 la quale "lasciò impresso un
marchio indelebile di ispanismo sulla lingua , sulle tradizioni, gli usi e i
costumi sardi." 41

Il patto di Quadruplice Alleanza, siglato nel 1718
in chiave di cooperazione difensiva tra Inghilterra, Francia, Olanda e Austria
contro la Spagna, mise la Spagna con le spalle al muro nello scacchiere
europeo: il 2 agosto di quell'anno le nazioni vincitrici stabilirono a Londra
di "restituire il regno di Sardegna all'imperatore Carlo VI".42

Con le disposizioni intraprese nei trattati, che
ebbero ampio respiro europeo, fini la lunga dominazione spagnola nell'isola di
Sardegna. "Il sovrano spagnolo Filippo V fu costretto ad accettare le clausole
e le ripartizioni impostegli negli accordi." 43

Questo avvenne esattamente il 26 gennaio 1720: la
guerra per il regno di Spagna contro le altre potenze europee fu un disastro,
grazie alla forza militare di queste ultime e alla disastrosa campagna militare
intrapresa dall' Alberoni, che Filippo V, sovrano spagnolo, licenziò in tronco.

"Definitivamente consegnata all'Austria, la Sardegna
fu ceduta ai piemontesi di casa Savoia: Vittorio Amedeo II ex re del regno di
Sicilia divenne a pieno titolo re di Sardegna." 44  

Negli ultimi anni della dominazione iberica sulla
popolazione della Sardegna il fiscalismo si era appesantito in maniera
esasperante. Le richieste del governo di Madrid su tasse e gabelle divennero
insostenibili e servirono per finanziare le guerre intraprese nel continente
europeo. Viste, inoltre, le condizioni di vita misere nelle quali l'isola
versava, dimenticata dal governo centrale iberico, con un'economia stentata dei
suoi apparati produttivi, tale sforzo dette all'economia sarda il colpo di
grazia.

"Si auspicò che il cambiamento di governo imposto
dai trattati d' Utercht, Radstat e Londra, potesse risollevare le sorti
dell'isola per una possibile rinascita sociale ed economica, ma tali speranze
andarono presto deluse. La Sardegna era un'isola ancora ancorata a sistemi di
vita e istituzioni di tipo feudale, nonostante quest'ultima epoca fosse finita
da tempo nel resto d'Europa. La popolazione sarda viveva nella povertà e con
economie di sussistenza che a mala pena garantivano la sopravvivenza. I modesti
proventi ottenuti erano risucchiati dalla struttura anacronistica del suo
sistema sociale che paralizzava il naturale sviluppo e il progresso di quello
che doveva essere la maggiore ricchezza dell'isola, ossia l'agricoltura." 45

PERIODO DI DOMINAZIONE PIEMONTESE

L'inserimento dell'isola nell'alveo della civiltà
italiana avvenne senza scosse sensibili e senza velleità di resistenza. I sardi
accettarono la nuova situazione politica attendendo quella rinascita economica
e quel riscatto sociale che non arrivò. Ben presto si manifestarono i sintomi
della nuova delusione in moti e insurrezioni. "Fu difficile per il nuovo
governo gestire le già poche risorse disponibili: la struttura sociale
antiquata, la miseria della situazione agricola e commerciale, la piaga del
banditismo che imperversava l'isola (i sardi si dedicavano a queste attività
delinquenziali poiché sentivano lontanissima la presenza delle istituzioni) che
fu combattuto con energici apparati di repressione soprattutto dal marchese di
Rivarolo, i mezzi di viabilità quasi inesistenti, non permisero la crescita
dell'economia, lo scambio delle merci, il decollo del traffico mercantile
marittimo dei porti isolani. Le industrie erano in sostanza inesistenti.46"
" Il quadro sociale ed economico dell'isola non mutò. Dopo i primi ottant'anni
d'amministrazione piemontese lo ritroviamo identico e stagnante; ancora oggi
l'isola si porta sulle spalle il fardello delle sciagurate dominazioni spagnole
e piemontesi." 47  

Per quanto riguardava l'interno dell'isola, la
situazione era uguale a quella del resto del territorio, se non di gran lunga
peggiore. Le difficoltà erano enormi: l'assenza di vie e mezzi di
comunicazione, il pericolo dei banditi, il commercio che non esisteva e che non
produceva, un apparato burocratico e istituzionale che non governava, o che lo
faceva con una lentezza impressionante ostacolavano qualsiasi tentativo di
sviluppo.


Le relationes ad
liminas dei vescovi delle diocesi isolane 48
ci svelano di quale fosse la situazione dell'interno isolano. "Era impossibile
persino compiere le normali visite pastorali alle parrocchie delle diocesi, per
i pericoli e i rischi troppo alti."







1Cfr. M.L.Wagner, 
La lingua sarda,  ed. Ilisso Nuoro anno 1997 e Cfr- M. Pittau, Questioni di linguistica sarda, Brescia anno 1956. Si noti che
questo è testimoniamo dalle etimologie dei suoi vicinati, chiamati Arasulè, Toneri Teliseri o Taleseri, più
un quarto abbandonato denominato Ilalà.
Inoltre nei toponimi del territorio comunale  si ritrovano numerose tracce del sostrato
linguistico pre-romano attribuibile al protosardo ("nurra"- "orgos"- "trokku"- "gonnos"- sono esempi di toponimi
tonaresi attribuibili al protosardo: "su
nuratze", "arcu de orgorillai", "troccheri", "trocchesidalà o
trocchesilalà", "gonnalè", "gonnatzè"
etc.).



2 Cfr. G.Lilliu,  La
civiltà dei sardi dal neolitico all'eta dei nuraghi
,Torino 1963 p. 63
Furono rinvenuti reperti importanti nei terreni delle località tonaresi di   "Pitzu
de Toni"  -  "Pedras Lobadas",  di     
"Su Nuratze" - "Santu Leo",  
"Tonnai - Tracullau" e "Bidda Intr'errios" - "Monte Corte".



3 Ibidem



5
Cfr. R. Caprara, Reperti metallici
altomedioevali in Sardegna centro orientale, ed. Dessì,  Sassari 
1978, p.120



6 Cfr. Asc
. Archivio storico del Comune di  Tonara  (poi Asc): carte del Catasto  1: 2000   Si
noti che:
  la  genesi  
e  lo  sviluppo 
del  paese  si son 
avuti  dall'unione  di 
più   identità  separate, ancor   oggi  
evidenziata   dalla   divisione 
marcata   dell' abitato  in  
più   rioni  e   dei  rioni 
in  più  vicinati;  
ho potuto constatare cio' dalla consultazione delle vecchie carte  catastali 
custodite nell'ar- chivio  del
Comune Cfr.  Spano g., Vocabolario sardo patronico ed etimologico, Cagliari, anno 1872, p.
116  Secondo lo Spano Arasulè
uno dei rioni di  Tonara  avrebbe le 
radici  fenicie  "Ar"  monte 
e "Siul" rupe; un'altra
versione lo farebbe derivare dal latino "Ara" altare e dal sardo "Ule" bue  quindi letteralmente "altare del Dio Toro". Teliseri, altro  rione  significherebbe "luogo felice", mentre Ilalà è
una probabile formazione onomatopeica che individuerebbe il mitico Iolao.



7 Cfr. G. Camboni in Tonara, il paese, la storia, la montagna in AA.VV. ,ed. La Torre,
Cagliari 1992    pp.62-63: i popoli  abitanti il centro Sardegna furono chiamati
dai romani  sardi "pelliti"  ossia 
vestiti  di   pelli ; 
quando Roma invase l'isola e la occupo' nel 238 a.C. le popolazioni  ribelli delle montagne furono chiamati
"barbaricini" , abitanti delle "Civitates Barbarie" ossia delle regioni interne
montuose dell'isola: si trattava di popolazioni nomadi con economie di
sussistenza agro- pastorale.



8 Cfr. G.
Spano , Bollettino Archeologico
Sardo
  n.° 7, Anno VI, luglio 1860
pp.106-107 



9  Ibidem



10
Ibidem



11 Ibidem



13
Cfr. P.Sella,  Rationes
Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV- Sardinia,
 p.40  



14  Ibidem



15  Cfr  P.Tola,
Cedex diplomaticus Sardiniae, Delfino
Sassari, anno 1984



16 Cfr.
R.Bonu,  Ricerche storiche sui paesi della Sardegna, opuscolo ed. Siena,
Stabilimenti grafico Combattenti, a.d. 1936 p.16 - Il Bonu riporta nei suoi
studi : F. 43  "non dubito di scrivere
con ae invece della semplice e lw parole 7° 14° 29° e 31° del periodo riportato  sebbene le lezioni comuni non rilevino il
dittongo. Il testo originale si uniforma a molti codici antichi, in cui l'ae è
rappresentato comunemente con un e che ha inferiormente una piccola curva. Di
tale segno è uno l'e semplice.      

17
Cfr. R. Pinna , Atlante dei feudi in Sardegna, il periodo
spagnolo,
ed. Condaghes,anno 1999 pp.81-



129

18
Cfr. AAR. poi  Antico Archivio Regio di Cagliari 
F.43  e fonte attinta da  R.Bonu,  Ricerche
storiche sui paesi della Sardegna
opera citata, p.16 (nota 1) 

19
Cfr. F.C. Casula, La Sardegna Aragonese, ed. Chiarella,
Sassari anno 1990, pp. 90-91 e p. 679 







20
Cfr. R. Turtas  Storia
della chiesa in Sardegna,
  opera
citata p.280

21
Cfr. A.Taramelli   Estratto
delle notizie degli scavi,
anno 1911 AAR., Cagliari- vol.V° e anche  in

Cfr. G. Camboni,
AAVV  in
Tonara,
il paese, la storia, la
montagna,
opera citata, p. 67 E'la cosidetta



Stele di Santa Anastasia che riporta le iscrizioni
latine: "Mor bata Sau me fecit"
e altre oscure iscrizioni: fu studiata dal Taramelli, reca scolpiti sulla
pietra i pali, stemma della corona d'Aragona; ripresa negli studi della
studiosa Olivetta Schena, oggi è conservata in casa di un privato.



22
Ibidem

23
Ibidem



24 Scavi archeologici nella chiesa di Santa
Anastasia in Tonara visita in loco.
Della  chiesa  oggi 
resiste la costruzione in parte di alcuni muri perimetrali,  essendo 
stata costruita in pietra resistente con un  impasto di malta di calce e sab­bia: sono
rimasti in piedi i ruderi delle 
pareti  laterali  a sud e a 
sud-ovest.  Secondo le fonti fu
abbandonata per una non confermata mancanza di dote.  Per la sua particolare ubicazione, pressochè
centrale a  uguale  distanza 
dai  tre  antichi rioni di  Ilalà,  Toneri e Teliseri, la chiesa di
S'Anastasia  dovette  essere 
la  parrocchia  più 
antica  e  più 
vasta di Tonara:  non ho trovato
nella mia ricerca documenti scritti comprovanti questa ipotesi  Per 
le  messe  più  
o   meno  quotidiane 
gli altri rioni del paese avevano la propria chiesa: il rione di Ilalà 
utilizzava la modesta chiesetta di San Sebastiano  Martire; quello di Teliseri o Taleseri
quella intitolata a San Leonardo Martire, anch'essa abbandonata nel 1823 e
crollata nel 1832. Il  rione  più popolato, quello superiore di Arasulè aveva la chiesa intitolata alla
Santa Croce, attualmente dedicata a Santa Maria; il rione di Toneri vide la costruzione a ridosso
delle sue case dell'edificio di culto dedicato all' angelo Gabriele, odierna
parrocchiale del paese.





25 Cfr. Chiesa
di San Gabriele Arcangelo  visita in loco. Nella navata laterale
destra è collocata la lastra di marmo con la data di costruzione del tempio, in
anno 1606, e la rendicontazione delle spese sostenute e finanziate per la
realizzazione dell'opera.  



26 Cfr. R.Bonu, Ricerche storiche sui paesi della Sardegna, opera citata, p.16  Probabilmente il documento è stato  trasportato 
nella  sede diocesana di Oristano,  visto 
che  lo  studioso 
Bonu  era   residente 
nella cittadina  per lungo tempo e
ne ha dato ampia testimonianza nelle sue Ricerche, dicendo di averlo letto e
analizzato. Non mi è stato possibile recuperare tale documento.

27  Ivi
p.17

28 Ivi pp.24-25 Si noti che questo edificio fu edificato nel 1607 per
volontà dell'allora rettore Leonardo Manca : lo attesta la pietra trachitica di
mt 0,55 x 0,40 collocata nel 1837 nella parte interna del portone d'entrata e
oggi risistemata nella facciata principale della nuova parrocchia, che fu
interamente ricostruita nel 1927; la
pietra presenta infatti un bassorilievo con una mano che regge una palma. In un
piccolo rettangolo sottostante sono scolpite queste parole: 1607 M.(anca)
R(e)TTO®.La veridicità delle fonti storiche da me esaminate attesta che nel
1663 il rettore Manis costruì 
solidamente nella nuova Parrocchiale i tre muri del presbiterio due soli
dei quali, dopo la ricostruzione del 1927-29 stanno ancora ai lati dell'altare
maggiore. 





 

29
Cfr G.Tore, in AAVV., Tradizione e 
modernità a Tonara,
opera citata, 
p. 211

30 Ibidem e Cfr C.Berard, Les
phenicies et l'odisseè,
vol I,  p.185
e vol II p.224. Il nome di Spasulè o Hispasulè potrebbe derivare dal semitico,
come altri nomi di località sarde tra le quali Karel, Nora, Esolkim, Magomadas:
il nome potrebbe ricollegarsi al semitico Hispa-nia "terra nascosta" o "terra
dei tesori nascosti", in evidente allusione alle miniere della Betica.   

31 Cfr R.Bonu,
Ricerche storiche sui paesi della
Sardegna,
opera citata, p.19-20

 

 

 

 







32 Ibidem "Per quanto riguarda  Spasulè la famiglia Cadeddu abbandonando il
centro omonimo e trovò



rifugio
nel vicino paese di Atzara, mentre il parroco 
con altre famiglie,  i Flore e i
Demurtas, si  recò a

Tonara
ad accrescere la frazione di Arasulè. Due pianete e un piviale di Spasulè si conservano
ancora nella parrocchia di Tonara; attualmente nella chiesa di San Giacomo di
Spasulè non funziona il clero di Tonara ma quello di Sorgono: questo avviene
dal ben lontano 1907.I Tonaresi preferirono, dopo un secolo e più che si
recarono ad Espasulè ad officiare la messa e ad onorare la festa del Santo, per
le interferenze, le angherie e soprusi subiti per colpa dei paesi vicini di
Sorgono Samugheo e Atzara,  ricostruire
una cappella in onore del Santo Giacomo patrono di Spasulè sulla propria montagna
in località Ghenna Dratzone a 1000 mt. d'altitudine e festeggiare il Santo nel
cuore della montagna."



33  Ivi  opera citata, p 26.

34 Cfr. G.Casalis , Dizionario Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S:M: il re di
Sardegna,
vol. XX Torino anno 1850, pp. 992-1000.  "Ad ogni 
modo è certo che gli abitanti di Spasulè, abbandonato il loro paese
d'origine, si trasferirono a Tonara e riconobbero come loro parroco quello di
quest'ultimo centro: con esso anche la giurisdizione canonica assegnatagli
sulla chiesa di San Giacomo. Le fonti da me lette, come quelle riportate dal
Casalis narrano del fatto che  gli
abitanti delle contrade vicine,  ossia
"quei di Samugheo, di Sorgono, di Atzara, quando videro deserto Spasulè,
invasero quel territorio e sel divisero, togliendosi ciascuno la parte che
meglio gli accomodava. I tonaresi sentendosi 
in­feriori contro i tre popoli collegati, si astennero dalla violenza,
che sarebbe tornata inutile, anzi dannosa, e tentarono le vie legali per
rivendicare i loro diritti. La lite, come si dee supporre, per la  cono­sciuta natura degli avvocati, fu tratta
in lungo, poi quando la causa pareva matura, allora, non si sa nè come né
perchè, si cessò dalle istan­ze. Sospettosi che i tre paesi persuasi di essere
obbligati a rimettere ai tonaresi le terre di Spasulè, abbiano corrotto quelli
che nel paese avevano maggior influenza."

E tale
"sospetto" espresso dal Casalis è ormai una realtà; infatti la maggior parte
del terreni di Spasulè furono ceduti in conduzione agli abitanti dei paesi
suddetti, "ma la locazio­ne temporanea degenerò in proprietà abusiva,
confermata dal silenzio e dalla acquiescenza di alcuni capi tonaresi".





35 Cfr. G.Casalis, Dizionario
Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S:M: il re di Sardegna , opera
citata p 995

 

 

 



36  Cfr. ASV ,
LIMINA ARBORENSIS, I 129 r e II, 69 V

37  Cfr. G.
Zichi, Le visite pastorali nelle
relations ad limina dei vescovi sardi,
Sassari 1980, pp.231-294



38  Cfr.  R.Carta Raspi,  Storia
della Sardegna, 
opera citata, p.771 
     

39 Ibidem



40  Ivi  p.
770

41  Cfr.M.Serra, Sardegna quasi un continente, Cagliari
1958, pp.48-49 Si noti che i riti della Settimana



Santa (S'Iscravamentu, S'interru 'e Deus, Sa Via Crucis ), e della Pasqua,
culminanti nella  processione



detta S'Incontru, in cui Cristo risorto
incontra sua madre (tradizione religiosa ancora oggi consolidata) corrispondono
al "el encuentre" di Siviglia e ad
analoghe manifestazioni di altre città iberiche. Il legame profondo con la
Spagna si esprime inoltre con il canto dei "gotzos",
ossia delle tradizionali lodi dialettali in sardo, corrispondenti ai gosos religiosi catalani durante la
Settimana della Passione di Cristo. Non ultimo e non meno imporante per Tonara,
è il legame con la penisola iberica nella tradizionale preparazione del dolce
per il quale il paese sardo è famoso, il torrone
di miele con le noci, le nocciole e le mandorle. Analogamente a quanto
avviene a Tonara, questo dolce di probabile importazione iberica viene
preparato nella regione di Alicante e nella stessa città spagnola,  con gli stessi metodi.  Il paese è percio' attualmente gemellato con
la città iberica e ha avuto scambi culturali in tal senso con la Spagna. Una
testimonianza attinta da una fonte orale, non confermata purtroppo da
documentazione scritta abbozza un ipotesi di questo genere: le anziane di
Tonara, mentre preparavano il tradizionale dolce nei paioli di rame (chiamati i
tonarese "cheddargios"), indossando
il tipico costume dalle fattezze marcatamente spagnole, erano solite cantare,
nella lunga preparazione delle "posturas
de
turrones" ( partite di
torrone, che duravano anche tre quattro ore) allegri sonetti, tramandati
oralmente fin dal 1800, denominati in sardo locale "muttos" . Alcuni narravano stornelli del tipo: "E i' como mi ddos fatzo, mi
ddos fatzo,  turrones de Licantes
"  (traduzione: li preparo proprio ora i torroni
di Licante, probabilmente, con il beneficio di conferma, intendendo senza
saperlo con la parola Licantes la
città spagnola di Alicante, indicando la provenienza reale di quest'arte
dolciaria).

42 Cfr. F.C.Casula,
La Storia di Sardegna, opera citata, p. 460 Lo studioso riporta testualmente
che per tenere assieme  in  un 
unico  regno la Sicilia con il
Napoletano (già possesso degli Asburgo) "accettarono che fosse scambiata
fra l'Imperatore e Vittorio Amedeo II di Savoia l'isola maggiore siciliana con
il regno di Sardegna".

43  Ibidem

 







 

 



44  Ibidem

45  Cfr. Ivi p. 775

 



 



46
Cfr. Ivi pp. 778-779



47
Ibidem



48 Cfr. R.
Turtas , Storia della chiesa in
Sardegna,
opera citata pp 340-341 


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