ORIGINI E PERIODO NEOLITICO a TONARA
Le relationes ad
liminas dei vescovi delle diocesi isolane 48
ci svelano di quale fosse la situazione dell'interno isolano. "Era impossibile
persino compiere le normali visite pastorali alle parrocchie delle diocesi, per
i pericoli e i rischi troppo alti."
1Cfr. M.L.Wagner,
La lingua sarda, ed. Ilisso Nuoro anno 1997 e Cfr- M. Pittau, Questioni di linguistica sarda, Brescia anno 1956. Si noti che
questo è testimoniamo dalle etimologie dei suoi vicinati, chiamati Arasulè, Toneri Teliseri o Taleseri, più
un quarto abbandonato denominato Ilalà.
Inoltre nei toponimi del territorio comunale si ritrovano numerose tracce del sostrato
linguistico pre-romano attribuibile al protosardo ("nurra"- "orgos"- "trokku"- "gonnos"- sono esempi di toponimi
tonaresi attribuibili al protosardo: "su
nuratze", "arcu de orgorillai", "troccheri", "trocchesidalà o trocchesilalà", "gonnalè", "gonnatzè"
etc.).
2 Cfr. G.Lilliu, La
civiltà dei sardi dal neolitico all'eta dei nuraghi ,Torino 1963 p. 63
Furono rinvenuti reperti importanti nei terreni delle località tonaresi di "Pitzu
de Toni" - "Pedras Lobadas", di
"Su Nuratze" - "Santu Leo",
"Tonnai - Tracullau" e "Bidda Intr'errios" - "Monte Corte".
3 Ibidem
5
Cfr. R. Caprara, Reperti metallici
altomedioevali in Sardegna centro orientale, ed. Dessì, Sassari
1978, p.120
6 Cfr. Asc
. Archivio storico del Comune di Tonara (poi Asc): carte del Catasto 1: 2000 Si
noti che: la genesi
e lo sviluppo
del paese si son
avuti dall'unione di
più identità separate, ancor oggi
evidenziata dalla divisione
marcata dell' abitato in
più rioni e dei rioni
in più vicinati;
ho potuto constatare cio' dalla consultazione delle vecchie carte catastali
custodite nell'ar- chivio del
Comune Cfr. Spano g., Vocabolario sardo patronico ed etimologico, Cagliari, anno 1872, p.
116 Secondo lo Spano Arasulè,
uno dei rioni di Tonara avrebbe le
radici fenicie "Ar" monte
e "Siul" rupe; un'altra
versione lo farebbe derivare dal latino "Ara" altare e dal sardo "Ule" bue quindi letteralmente "altare del Dio Toro". Teliseri, altro rione significherebbe "luogo felice", mentre Ilalà è
una probabile formazione onomatopeica che individuerebbe il mitico Iolao.
7 Cfr. G. Camboni in Tonara, il paese, la storia, la montagna in AA.VV. ,ed. La Torre,
Cagliari 1992 pp.62-63: i popoli abitanti il centro Sardegna furono chiamati
dai romani sardi "pelliti" ossia
vestiti di pelli ;
quando Roma invase l'isola e la occupo' nel 238 a.C. le popolazioni ribelli delle montagne furono chiamati
"barbaricini" , abitanti delle "Civitates Barbarie" ossia delle regioni interne
montuose dell'isola: si trattava di popolazioni nomadi con economie di
sussistenza agro- pastorale.
8 Cfr. G.
Spano , Bollettino Archeologico
Sardo n.° 7, Anno VI, luglio 1860
pp.106-107
9 Ibidem
10
Ibidem
11 Ibidem
13
Cfr. P.Sella, Rationes
Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV- Sardinia, p.40
14 Ibidem
15 Cfr P.Tola,
Cedex diplomaticus Sardiniae, Delfino
Sassari, anno 1984
16 Cfr.
R.Bonu, Ricerche storiche sui paesi della Sardegna, opuscolo ed. Siena,
Stabilimenti grafico Combattenti, a.d. 1936 p.16 - Il Bonu riporta nei suoi
studi : F. 43 "non dubito di scrivere
con ae invece della semplice e lw parole 7° 14° 29° e 31° del periodo riportato sebbene le lezioni comuni non rilevino il
dittongo. Il testo originale si uniforma a molti codici antichi, in cui l'ae è
rappresentato comunemente con un e che ha inferiormente una piccola curva. Di
tale segno è uno l'e semplice.
17
Cfr. R. Pinna , Atlante dei feudi in Sardegna, il periodo
spagnolo, ed. Condaghes,anno 1999 pp.81-
129
18
Cfr. AAR. poi Antico Archivio Regio di Cagliari
F.43 e fonte attinta da R.Bonu, Ricerche
storiche sui paesi della Sardegna opera citata, p.16 (nota 1)
19
Cfr. F.C. Casula, La Sardegna Aragonese, ed. Chiarella,
Sassari anno 1990, pp. 90-91 e p. 679
20
Cfr. R. Turtas Storia
della chiesa in Sardegna, opera
citata p.280
21
Cfr. A.Taramelli Estratto
delle notizie degli scavi, anno 1911 AAR., Cagliari- vol.V° e anche in
Cfr. G. Camboni,
AAVV in
Tonara, il paese, la storia, la
montagna,opera citata, p. 67 E'la cosidetta
Stele di Santa Anastasia che riporta le iscrizioni
latine: "Mor bata Sau me fecit"
e altre oscure iscrizioni: fu studiata dal Taramelli, reca scolpiti sulla
pietra i pali, stemma della corona d'Aragona; ripresa negli studi della
studiosa Olivetta Schena, oggi è conservata in casa di un privato.
22
Ibidem
23
Ibidem
24 Scavi archeologici nella chiesa di Santa
Anastasia in Tonara visita in loco.
Della chiesa oggi
resiste la costruzione in parte di alcuni muri perimetrali, essendo
stata costruita in pietra resistente con un impasto di malta di calce e sabbia: sono
rimasti in piedi i ruderi delle
pareti laterali a sud e a
sud-ovest. Secondo le fonti fu
abbandonata per una non confermata mancanza di dote. Per la sua particolare ubicazione, pressochè
centrale a uguale distanza
dai tre antichi rioni di Ilalà, Toneri e Teliseri, la chiesa di
S'Anastasia dovette essere
la parrocchia più
antica e più
vasta di Tonara: non ho trovato
nella mia ricerca documenti scritti comprovanti questa ipotesi Per
le messe più
o meno quotidiane
gli altri rioni del paese avevano la propria chiesa: il rione di Ilalà
utilizzava la modesta chiesetta di San Sebastiano Martire; quello di Teliseri o Taleseri
quella intitolata a San Leonardo Martire, anch'essa abbandonata nel 1823 e
crollata nel 1832. Il rione più popolato, quello superiore di Arasulè aveva la chiesa intitolata alla
Santa Croce, attualmente dedicata a Santa Maria; il rione di Toneri vide la costruzione a ridosso
delle sue case dell'edificio di culto dedicato all' angelo Gabriele, odierna
parrocchiale del paese.
25 Cfr. Chiesa
di San Gabriele Arcangelo visita in loco. Nella navata laterale
destra è collocata la lastra di marmo con la data di costruzione del tempio, in
anno 1606, e la rendicontazione delle spese sostenute e finanziate per la
realizzazione dell'opera.
26 Cfr. R.Bonu, Ricerche storiche sui paesi della Sardegna, opera citata, p.16 Probabilmente il documento è stato trasportato
nella sede diocesana di Oristano, visto
che lo studioso
Bonu era residente
nella cittadina per lungo tempo e
ne ha dato ampia testimonianza nelle sue Ricerche, dicendo di averlo letto e
analizzato. Non mi è stato possibile recuperare tale documento.
27 Ivi
p.17
28 Ivi pp.24-25 Si noti che questo edificio fu edificato nel 1607 per
volontà dell'allora rettore Leonardo Manca : lo attesta la pietra trachitica di
mt 0,55 x 0,40 collocata nel 1837 nella parte interna del portone d'entrata e
oggi risistemata nella facciata principale della nuova parrocchia, che fu
interamente ricostruita nel 1927; la
pietra presenta infatti un bassorilievo con una mano che regge una palma. In un
piccolo rettangolo sottostante sono scolpite queste parole: 1607 M.(anca)
R(e)TTO®.La veridicità delle fonti storiche da me esaminate attesta che nel
1663 il rettore Manis costruì
solidamente nella nuova Parrocchiale i tre muri del presbiterio due soli
dei quali, dopo la ricostruzione del 1927-29 stanno ancora ai lati dell'altare
maggiore.
29
Cfr G.Tore, in AAVV., Tradizione e
modernità a Tonara, opera citata,
p. 211
30 Ibidem e Cfr C.Berard, Les
phenicies et l'odisseè, vol I, p.185
e vol II p.224. Il nome di Spasulè o Hispasulè potrebbe derivare dal semitico,
come altri nomi di località sarde tra le quali Karel, Nora, Esolkim, Magomadas:
il nome potrebbe ricollegarsi al semitico Hispa-nia "terra nascosta" o "terra
dei tesori nascosti", in evidente allusione alle miniere della Betica.
31 Cfr R.Bonu,
Ricerche storiche sui paesi della
Sardegna, opera citata, p.19-20
32 Ibidem "Per quanto riguarda Spasulè la famiglia Cadeddu abbandonando il
centro omonimo e trovò
rifugio
nel vicino paese di Atzara, mentre il parroco
con altre famiglie, i Flore e i
Demurtas, si recò a
33 Ivi opera citata, p 26.
34 Cfr. G.Casalis , Dizionario Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S:M: il re di
Sardegna,vol. XX Torino anno 1850, pp. 992-1000. "Ad ogni
modo è certo che gli abitanti di Spasulè, abbandonato il loro paese
d'origine, si trasferirono a Tonara e riconobbero come loro parroco quello di
quest'ultimo centro: con esso anche la giurisdizione canonica assegnatagli
sulla chiesa di San Giacomo. Le fonti da me lette, come quelle riportate dal
Casalis narrano del fatto che gli
abitanti delle contrade vicine, ossia
"quei di Samugheo, di Sorgono, di Atzara, quando videro deserto Spasulè,
invasero quel territorio e sel divisero, togliendosi ciascuno la parte che
meglio gli accomodava. I tonaresi sentendosi
inferiori contro i tre popoli collegati, si astennero dalla violenza,
che sarebbe tornata inutile, anzi dannosa, e tentarono le vie legali per
rivendicare i loro diritti. La lite, come si dee supporre, per la conosciuta natura degli avvocati, fu tratta
in lungo, poi quando la causa pareva matura, allora, non si sa nè come né
perchè, si cessò dalle istanze. Sospettosi che i tre paesi persuasi di essere
obbligati a rimettere ai tonaresi le terre di Spasulè, abbiano corrotto quelli
che nel paese avevano maggior influenza."
E tale
"sospetto" espresso dal Casalis è ormai una realtà; infatti la maggior parte
del terreni di Spasulè furono ceduti in conduzione agli abitanti dei paesi
suddetti, "ma la locazione temporanea degenerò in proprietà abusiva,
confermata dal silenzio e dalla acquiescenza di alcuni capi tonaresi".
35 Cfr. G.Casalis, Dizionario
Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S:M: il re di Sardegna , opera
citata p 995
36 Cfr. ASV ,
LIMINA ARBORENSIS, I 129 r e II, 69 V
37 Cfr. G.
Zichi, Le visite pastorali nelle
relations ad limina dei vescovi sardi, Sassari 1980, pp.231-294
38 Cfr. R.Carta Raspi, Storia
della Sardegna, opera citata, p.771
40 Ivi p.
770
41 Cfr.M.Serra, Sardegna quasi un continente, Cagliari
1958, pp.48-49 Si noti che i riti della Settimana
Santa (S'Iscravamentu, S'interru 'e Deus, Sa Via Crucis ), e della Pasqua,
culminanti nella processione
detta S'Incontru, in cui Cristo risorto
incontra sua madre (tradizione religiosa ancora oggi consolidata) corrispondono
al "el encuentre" di Siviglia e ad
analoghe manifestazioni di altre città iberiche. Il legame profondo con la
Spagna si esprime inoltre con il canto dei "gotzos",
ossia delle tradizionali lodi dialettali in sardo, corrispondenti ai gosos religiosi catalani durante la
Settimana della Passione di Cristo. Non ultimo e non meno imporante per Tonara,
è il legame con la penisola iberica nella tradizionale preparazione del dolce
per il quale il paese sardo è famoso, il torrone
di miele con le noci, le nocciole e le mandorle. Analogamente a quanto
avviene a Tonara, questo dolce di probabile importazione iberica viene
preparato nella regione di Alicante e nella stessa città spagnola, con gli stessi metodi. Il paese è percio' attualmente gemellato con
la città iberica e ha avuto scambi culturali in tal senso con la Spagna. Una
testimonianza attinta da una fonte orale, non confermata purtroppo da
documentazione scritta abbozza un ipotesi di questo genere: le anziane di
Tonara, mentre preparavano il tradizionale dolce nei paioli di rame (chiamati i
tonarese "cheddargios"), indossando
il tipico costume dalle fattezze marcatamente spagnole, erano solite cantare,
nella lunga preparazione delle "posturas
de turrones" ( partite di
torrone, che duravano anche tre quattro ore) allegri sonetti, tramandati
oralmente fin dal 1800, denominati in sardo locale "muttos" . Alcuni narravano stornelli del tipo: "E i' como mi ddos fatzo, mi
ddos fatzo, turrones de Licantes" (traduzione: li preparo proprio ora i torroni
di Licante, probabilmente, con il beneficio di conferma, intendendo senza
saperlo con la parola Licantes la
città spagnola di Alicante, indicando la provenienza reale di quest'arte
dolciaria).
43 Ibidem
44 Ibidem
45 Cfr. Ivi p. 775
46
Cfr. Ivi pp. 778-779
47
Ibidem
48 Cfr. R.
Turtas , Storia della chiesa in
Sardegna, opera citata pp 340-341
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