LA VARIANTE DEL SARDO NEL BARIGADU

21.10.2015 13:31

LA VARIANTE DEL SARDO NEL BARIGADU

Oggi il problema della lingua sarda è al centro di un ampio dibattito
che coinvolge non solo gli addetti ai lavori, gli studiosi, ma i Sardi tutti
che, in un momento cruciale della loro storia, avvertono la necessità di salvare
e valorizzare l'inestimabile ricchezza del proprio patrimonio linguistico.

Salvare perchè in un contesto di globalizzazione il processo di
omogeneizzazione linguistica è sempre più pressante e la dissardizzazione è il
pericolo maggiore non solo per le nuove generzioni, ma anche per coloro che
hanno appreso il sardo come lingua madre prima dell'italiano.

Valorizzare perchè il sardo rappresenta in chi lo parla e lo usa
un'altra anima capace di esprimere sensazioni, stati d'animo, modi di pensare e
di vivere specifici e peculiari che è difficile rendere con altre lingue senza
rischiare di trasformare in qualche modo la sostanza e il significato.

Anche se non ci sono ricerche specialistiche molto approfondite sul
campo si stima che circa un milione e duecentomila Sardi abitanti in Sardegna
parlino e comprendano il sardo.

Lo parlano meglio gli anziani, ci sono giovani che lo studiano e lo
usano bene, mentre i ragazzi non lo parlano o lo usano poco.

E' parlato nella parte occidentale della latinità insieme al Catalano,
al Francese, all'Occitano, allo Spagnolo, al Portoghese e ad altre lingue
minori.

Le più importanti caratteristiche che lo contraddistinguono rispetto
alle altre lingue sono soprattutto tre:

1) la derivazione dell'articolo su dal latino ipse,
mentre in tutte le altre lingue deriva da ille;

2) la formazione del futuro semplice mettendo
l'ausiliare prima dell'infinito ( es.: apo a cantare) e non dopo ( es.:
canterò, dal latino cantare habeo);

3) la formazione del plurale aggiungendo la -s ( es.:
pira, piras; mela, melas; matta, mattas). 

Gli studiosi oggi riconoscono quattro varietà fondamentali del sardo:

il logudorese, il campidanese, il nuorese, e la
varietà della Mesania (arborense).

Sono invece considerate lingue alloglotte:

il sassarese e il gallurese (corso), l'algherese
(catalano) e il tabarchino (ligure).

 

Il logudorese si parla dal Marghine e dal Montiferru fino ai Monti di
Limbara e in Gallura nel paese di Luras. E' comunque una parlata diffusa un po'
in tutta la Sardegna se non altro a livello di conoscenza e d'uso da parte dei
poeti che spesso amano sacrivere i loro versi in logudorese.

Il campidanese è la varietà più diffusa. Si può dire che in tutta la
Sardegna meridionale, esclusi Carloforte e Calasetta dove si parla il tabarchino,
in un raggio che va da Cabras a Lotzorai si parla il campidanese pur con
differziazioni locali.

Il nuorese si parla nella provincia di Nuoro escudendo il tratto sotto la
linea immaginaria che diparte da Sorgono (lingua di Mesania) e il Marghine (logudorese).

La lingua di Mesania e' quella parlata nella zona
grigia che sta tra Campidano e Logudoro nei paesi del Barigadu, del
Mandrolisai, della Barbagia di Belvì e della Parte di Valenza e Brabaxana.

Lo studioso che ha individuado questa variante del sardo e che ne ha
proposto anche una grafia usata nella sua opera "Ditzionariu de sa limba e de
sa cultura Sarda" è Mario Puddu, docente di Lingua Sarda presso l'Università
degli Studi di Cagliari.

Nell'ambito del dibattito sulla lingua sarda il Puddu individua tre
punti di forza di questa varietà:

1) il fatto di trovarsi tra il Campidano e il Logudoro e di avere
caratteristiche comuni al Campidanese al logudorese;

2) il fatto di essere una varietà parlata nella realtà e non costruita
a tavolino come la LSU;

3) il fatto di possedere tutti i fonemi caratteristici del sardo senza
eliminarne alcuno come fa la LSU e senza incorrere in pronunce troppo
particolari come alcune parlate nuoresi o campidanesi o logudoresi.

Per capire questo discorso è certamente utile approfondire le
caratteristiche del sardo di Mesania.

I pronomi complementi di terza persona in logudorese e nuorese sono
restati fedeli al latino (illum, illam, illos, illas, illi, illis) da cui
appunto sono derivati lu, la, los, las, li, lis; nel campidanese invece sono
stati cacuminalizzati ottenendo ddu, dda, ddus, ddas, ddi, ddis; nel sardo di
Mesania questi pronomi sono ddu, dda, ddos, ddas, ddi, ddis come nel
campidanese ad eccezione della forma ddos che è un mixage del campidanese ddus
e del logudorese/nuorese los.

Con un riepilogo speculare otteniamo:

Pronomi di terza persona 

LOGUDORESE/NUORESE

lu la los las li lis

CAMPIDANESE

ddu dda ddus ddas ddi ddis

SARDO DI MESANIA 

ddu dda ddos ddas ddi ddis

Una differenza ferma tra logudorese/nuorese e campidanese è la
desinenza di nomi e aggettivi; nel logudorese/nuorese la desinenza al singolare
è -e o -u (dente, contu), nel campidanese è -i o -u (denti, contu).

Nel sardo di Mesania la desinenza è -e o -u (dente, contu) come nel logudorese/nuorese.
Lo stesso succede al plurale che è in -es per i nomi in -e (dentes) nel
logudorese/nuorese e in -is (dentis) nel campidanese, è invece in -os (contos)
per i nomi in -u nel logudorese/nuorese e in -us (contus) per il campidanese;
il sardo di Mesania al plurale fa -es e -os come il logudorese/nuorese (dentes,
contos).

Possiamo riassumere il fenomeno col seguente schema:

Desinenze dei nomi e degli aggettivi

LOGUDORESE/NUORESE 

-e (sing.)

(dente, monte, ponte)

-es (pl.)

(dentes, montes, pontes)

-u (sing.)

(contu, fossu, ortu) -os (pl)

(contos, fossos, ortos)

CAMPIDANESE

 -i (sing.)

(denti, monti, ponti)

-is (pl.)

(dentis, montis, pontis)

-u (sing)

(contu, fossu, ortu) -us (pl)

(contus, fossus, ortus)

SARDO DI MESANIA 

-e (sing)

(dente, monte, ponte) 

-es (pl)

(dentes, montes, pontes)

-u (sing)

(contu, fossu, ortu) -os (pl)

(contos, fossos,ortos)

Le desinenze dei verbi presentano un quadro altrettanto interessante:

Desinenze dei verbi 

LOGUDORESE/NUORESE 
I -o  canto

II -as  cantas

III -at  cantat

I -amus  cantamus

II-ades  cantades

III -ant  cantant

CAMPIDANESE I -u  cantu

II -as  cantas

III -at  cantat

I -aus  cantaus

II -ais  cantais

III -ant 
cantant

 

 

 

SARDO DI MESANIA 
I -o  canto

II -as  cantas

III -at  cantat

I -aus  cantaus

II -ais  cantais

III -ant 
cantant 

 

Come si può notare, il sardo di Mesania presenta la I, II, III persona
singolare e la III persona plurale uguali al logudorese/nuorese, mentre mutua
dal campidanese la I e la II persona plurale.

Una differenza netta tra il logudorese/nuorese e il campidanese è
l'articolo plurale che fa sos e sas nel primo caso, is nel secondo. Il sardo di
Mesania fa is o sos e sas a seconda delle regioni storiche in cui viene
parlato. Possiamo in tal modo organizzare uno specchietto:

Articoli al plurale  LOGUDORESE/NUORESE

sos sos omines

sas  sas feminas

CAMPIDANESE 

is is omines

is is feminas

SARDO DI MESANIA

sos sos omines 

is is omines

sas sas feminas

is is feminas

Una differenza certa tra logudorese/nuorese e campidanese è nei fonemi:

Fonemi 

LOGUDORESE/NUORESE

ch chentu, chena, luche, pache

gh  lughe,
paghe

z fizu,ozu, paza, anzone, azudu 

CAMPIDANESE

c  centu,
cena

x luxi, paxi

ll  fillu,
ollu, palla

g  angioni,
agiudu 

SARDO DI MESANIA 

ch  chentu,
chena

gh  lughe,
paghe, lughi, paghi, deghede deghidi, linghede, linghidi

g o gn  figiu, ogiu, pagia, angione, agnone, agiudu

 

Laddove il logudorese/nuorese presenta la dentale fricativa (fizu, ozu,
paza), il campidanese presenta la dentale alveolare (fillu, ollu, palla); il
sardo di Mesania usa invece una g fricativa (figiu, ogiu, pagia).

Laddove il nuorese usa la velare occlusiva sorda (pache, luche) il
logudorese usa la velare occlusiva sonora (paghe, lughe) e il campidanese usa
la fricativa alveopalatale sonora (paxi, luxi); il sardo di Mesania usa la
velare occlusiva sonora come il logudorese (paghe, lughe).

All'interno della Mesania il sardo del Barigadu rappresenta una
variante nella variante che con termine tecnico possiamo chiamare
microvariante.

Il Barigadu è una regione storica che trae le sue origini dall'organizzazione
feudale del Mediovo in cui il terrritorio era suddiviso in curatorie che
comprendevano un certo numero di ville. Il territorio comprendente le ville che
si trovavano sulla riva sinistra del Tirso, varcato il Tirso per chi partiva da
Oristano, prendeva il nome di Barigadu, nome che deriva dal latino "varicatu"
che vuol dire "varcato"appunto il fiume Tirso.

Del Barigadu facevano e fanno parte i paesi di Villanova Truschedu, Fordongianus, Allai, Busachi, Ula Tirso, Neoneli,
Ardauli, Sorradile, Nughedu Santa Vittoria, Bidonì
; da quando si è
costituita la XV Comunità Montana del Barigadu, questa annovera al suo interno
anche i paesi di Samugheo e Abbasanta
Ghilarza
.

La microvariante del Barigadu è tutta da studiare e da approfondire non
essendoci a tutt'oggi degli studi specifici che ci possano illuminare
sull'argomento. Esiste pochissimo di scritto nelle sub varianti dei singoli
paesi citati anche perchè chi scrive in sardo in questi paesi, soprattutto in
poesia, tende a scrivere in una lingua poetica che mutua molto dal logudorese.
Un grande contributo di scrittura della subvariante di Ardauli l'ha dato Mario
Deiana, insegnante di lingue nella Scuola media, nelle sue recenti
pubblicazioni " Limba e Ammentu"e "Affrinzos...e broccas segadas".

Qui presenta quattro commedie in limba da lui composte e rappresentate
dalla Compagnia teatrale ardaulese, da lui diretta, in numerosi paesi della
Sardegna e anche oltremare nei Circoli dei Sardi sparsi ovunque nel mondo.

Sono spaccati di vita ardaulese a volte ispirati a fatti accaduti
riferiti soprattutto agli anni 1950/60, quando anche in quell'angolo di mondo
la modernizzazione a poco a poco aveva cominciato a cambiare modelli di vita e
e valori tramandati da secoli.

Bisogna seguire esempi come questo nei nostri paesi, superando remore
del passato che ci portano a svilire la nostra parlata locale ritenendola quasi
indegna di essere codificata nella scrittura.

Anzi bisogna fare di meglio: bisogna scriverla, almeno inzialmente,
così come viene pronunciata vale a dire con una scrittura fonetica che evidenzi
i troncamenti, le doppie, i legamenti di abbellimento, le vocali paragogiche
aggiunte, insomma tutti gli elementi caratterizzanti che permettano allo
studioso di fare inferenze, individuare somiglianze e differenze tra le
subvarianti.

C'è anche un'altra motivazione che ci deve portare a fare questo: i
nostri ragazzi hanno perso la conoscenza della subvariante paesana, non la
usano ormai più; fornire un documento scritto potrà servire come base per un
riavvicinamento alla parlata locale; molte esperienze scolastiche attuate in
questi anni nell'ambito dei finanziamenti della Legge regionale 26 hanno dato
buoni risultati in questo senso.

Bisogna costituire nel Barigadu un gruppo di lavoro e di studio a tale
scopo; ne sarò promotore in prima persona invitando volenterosi dei diversi
paesi a creare e raccogliere documentazione valida a tal fine. Sollecito gli
Enti presenti nel nostro territorio affinchè facciano propria questa istanza
attivandosi secondo le loro specifiche competenze e possibilità, perchè le
parlate paesane vengano salvaguardate nel tempo e valorizzate.

Massimiliano Rosa


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