Peppinu Mereu

23.10.2015 09:44

Peppinu Mereu
e altre storie

Poeta celeberrimo di Tonara
morì dimenticato nel paese barbaricino, tra stenti e malattie e consumato dalla tisi,
coment una cannela 'e chera.
Così disse, e scrisse di non volere una tomba sul quale piangerlo,
perché odiava l'ipocrisia.
I tonaresi e il suo amico fraterno Nanni Sulis lo seppellirono inumandolo come si faceva allora
in battero taulas
de linna de castagna.
Fu' sepolto in su
campusantu Etzu,
quello che allora sorgeva a lato della parrocchiale
di San Gabriele...
Proprio dietro l'edificio...
A sa manera antiga.
Nel 1925 il cimitero comincio' a dare segni di cedimento nel suo lato a valle.
E i tonaresi costruirono un nuovo cimitero
un po' più avanti,
in su ponte Mannu.
Alla fine della fiera il vecchio cimitero fu disfatto del tutto. Abbattuto.
E le ossa oloias e fuliadas tottu paris aintro de s'ossariu comunu.
Anche quelle del poeta Peppinu Mereu: l' unica accortezza dicono i vecchi, e che furono avvolti in un panno di lino o di canapa.
Non si ha certezza di ciò.
E come volle lui nel suo celeberrimo testamentu
non c'è oggi una tomba funebre per ricordarlo.
La sua presenza aleggia su Tonara anche se in maniera distratta, oggi e alquanto blanda.
I tonaresi furono e sono bravissimi a distruggere le loro cose preziose: lo fecero con la parrocchiale di Santa Nosta, smontandone il retablo e la stele, poiché la mania di grandezza del popolo volle una chiesa più ampia. Distrussero l' unico nuraghe esistente per dare i suoi conci di calcare in pasto alle fornaci di qualche oriundo continentale illuminato per produrre tegole e laterizi.
Non si curarono delle loro antiche vestigia.
Ne tantomeno delle case Porru, esempio notevole di casa barbaricina,
al centro del paese, la quale tristemente cade a pezzi
Insieme alle cummessias.
Se avessero sepolto le domus de janas e la tomba dei giganti per valorizzare il dio torrone avrebbero compiuto il giro e chiuso il cerchio.
Qualcosa nel vivere di questa comunità forse e' rimasto.
Non so cosa sia, visto che anche la sua lingua e' dimenticata dai più o strumentalizzata per farne soldi e cose effimere.
Senza essere capita e parlata.
Forse l'attaccamento a quelle montagne scoscese e ad quella valle, che non riconosce più l'autenticità del suo popolo.
Nemmeno il suo prezioso vestiario e' conservato con dignità.
Perché la superficiale modernità cancella anche il gusto per il portamento e per il rispetto di quelle splendide gonne d'orbace rosso porpora.

Questi forse sono meccanismi di ogni posto del mondo che cambia.
Noi conosciamo i nostri.

Massimiliano Rosa

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