La varietà linguistica di Tonara

26.10.2015 16:22

La varietà linguistica di Tonara

Le varietà linguistiche della Sardegna sono tradizionalmente suddivise in tre principali diasistemi (Logudorese Campidanese e Arborense o varietà mediana); e sebbene tale suddivisione sia parzialmente arbitraria, ce ne serviremo qui per fornire al lettore alcuni dettagli utili per inquadrare la varietà di Tonara nel
complesso panorama linguistico della Sardegna centro-settentrionale.

All'interno delle parlate definite di mesania o Arborensi è possibile isolare una areola linguistica, quella della Barbagia di Belvì - Barbagia del Mandrolisai
caratterizzata dal passaggio nell'utilizzo regolare delle palatali a meridione,
utilizzate come regola generale sotto una linea immaginaria che comprende ed
enuclea Meana Sardo Gadoni Belvì e Aritzo fino a raggiungere e comprendere
pienamente Desulo, per reimpostare il reimpiego delle velari logudoresi a nord
di Desulo e di Meana Sardo, il  fenomeno fonetico che si realizza nel settentrione isolano a Nord di questa linea,  divide come uno spartiacque le varietà meridionali da quelle settentrionali: Tonara è inglobato nella norma
Logudorese, anche se non appieno; in effetti quella che diviene una norma per
le altre varietà sarde, viene disattesa qui con l'utilizzo di valori fonici
differenziati di palatalizzazione e velarizzazione a seconda della posizione
all'interno della parola.

In questa fenomenologia linguistica Tonara fa da spartiacque tra le varietà meridionali e quelle settentrionali attestandosi come elemento di passaggio dalle parlate barbaricine del meridione completamente palatalizzate e quelle barbaricine settentrionali del Mandrolisai e di Ollolai completamente velarizzate.

Tonara

si discosta dall'area settentrionale prossima alla sua latitudine geografica, ossia la Barbagia di Ollolai, dove si hanno fenomeni notevoli del sardo arcaico: dileguo totale della f- iniziale (il fenomeno non è operativo a Nuoro, mentre a
Ovodda Dorgali e Urzulei si ha una fricativa laringale -hx ): vedi, ad
esempio, Bitti, Baronia, Barbagia di Ollolai [sa »emina] 'la donna' e dove
è  presente  il colpo di glottide in sede di C- iniziale ed  intervocalica -C-  ( su ?asu  per il formaggio su ?ane per il cane  e ancora  su pis?e per il pesce  is?ire per SAPERE).

Invece la sonorizzazione delle occlusive sorde intervocaliche avviene regolarmente, come per il logudorese autentico. A parte l'area che comprende buona parte del Nuorese e quasi tutta la Baronia (sono escluse solamente le località di Posada, Torpè e Budoni), dove le consonanti occlusive sorde P,T, C etimologiche, in posizione intervocalica, rimangono invariate, a Tonara la P lenisce in B,  T degrada in D come nel Logudorese pieno e
nel Campidanese autentico e C come detto viene mantenuta in posizione iniziale
C- eccetto alcuni esempi sporadici di palatalizzazione e sempre in posizione
intervocalica -C-  sempre dopo le consonanti  S  N e  R.
Le occlusive sorde digradano a fricative sonore.

L 'evoluzione dei due nessi CJ e TJ in fricativa interdentale sonora è la regola: come in PLATĔA> *platja > [»praTz:a] (così avviene in altri centri vicini più a Nord come ad esempio a Tiana, Austis, Teti  Ovodda, Olzai, in tutto il Mandrolisai, nel Barigadu e addirittura nel Marghine comprendendo Silanus) dove il fonema / è
scomparso negli anni settanta del XX secolo.

Altre caratterisitiche notevoli.

I nessiintervocalici K + E, I  e  G + E, I 
cioè i suoni velari che mantengono il suono originario latino a Tonara alternano
nel loro mantenimento e nell'evoluzione di suoni palatali sopratutto in
posizione intervocalica debole:

-avremo GH in
aghedu, saligherta, sorighe, inghiriu, sighire, ilighignu, inghelare, deghe e
nei numerali sempre come il pieno Logudorese,

contro G  attestato in  

pragede, innoge, agina, pige, luge, nuge,
cogina: quindi valori fonici differenziati a seconda della posizione del nesso.

In posizione forte è mantenuta la velare, in posizione debole il valore
fonetico della velare si palatalizza.

-inoltre abbiamo in
genere K o CH in posizione iniziale ( chentu, chera, chime, chellare, chida, chintu, chintorgiu, ecc. con eccezioni che non confermano la regola, la quale viene puntualmente disattesa nei vocaboli gelu, gena-genare, gebudda-gibudda, genarba-genabra e gignias-gingias.

-abbiamo ch  in genere dopo s : ischire, ischidu, ischente,
ischrettiu, ischippiu, ischisorgiu, ischerria ecc. e dopo n : inchiettu, inchimerau,
incherau, inchigiu;  addirittura in
alcuni esiti la velare latina K si muta in TZ ( durtze, nuratze, fartze,
cartze, cartzina, cartzida,  bintzere, istrotzere, trotziu) : anche qui abbiamo valori fonici differenziati a seconda della posizione.

La regola del tonarese sembrerebbe questa: la K davanti alle vocali palatine E e I quando si trova in posizione iniziale o all'interno della parola in posizione forte viene trattata come occlusiva sorda velare:

Esempi
(QUINQUE)> CHIME  (SCIRE)>ISCHIRE
(PASCERE)>PASCHERE (CRESCERE)>CRESCHERE 
(NASCER)>NASCHIRE

In posizione debole la velare si palatalizza:

nux, nuce>NUGE 

crux,cruce>RUGE 

iudex,iudigeGIUGE

lux,luce>LUGE .

In posizione forte
invece si mantiene o si lenisce in GH:

 acetum>AGHEDU e sempre nei numerali
come nel logudorese autentico:

decem>DEGHE

tredecim>TREIGHI

duodecim>DOIGHI


In posizione intervocalica la -K- sia davanti a vocale scura che davanti a vocale chiara, ha la tendenza a diventare chiara nei proparossitoni e poi in un secondo tempo a dileguarsi ( come avviene per la g primaria): abbiamo quindi

matrix,matrice>MARDIE

facere>FAERE

cocere>COERE 

lucere>ALLUERE

pollicem>PODDIE


dapprima si aveva un G fricativa sonora,

ed esiti del tipo

FAGHERE, COGHERE,ALLUGHERE, PODDIGHE, 

poi questa GH specie tra vocali chiare si è dileguata.

Per estensione fonosintattica , inoltre i nessi K + E,I e G+ E,I 

vengono palatalizzati in GE e GI:

ecco perchè in eccezione alla regola avremo:


cepulla>GEBUDDA cipulla>GIBUDDA  

it.cicoria>CIGORIA

cenapura>GENARBA-GENABRA (con metatesi) 

 cena> GENA  caelum>GELU.  


La spiegazione di questa curiosa alternanza di suoni e dovuta al fatto che la palatalizzazione si è avuta per influsso del vicino Campidanese, che a sua volta sarebbe influenzato in questo processo di evoluzione fonetica dalla dominazione pisana risalente al XI secolo.

La J etimologica latina è generalmente trasformata  in GI  non solamente in posizione assoluta e intervocalica, ma anche nel nesso RJ, esempi in [»giuBu] 'giogo',[»magiu] 'maggio',[»pargio]. 

Uso dell'articolo di marca plurale.

1) nelle varietà del centro-sud (campidanesi) e del Mandrolisai della Barbagia di Belvì fino ad una linea immaginaria che enuclea Ortueri Samugheo Tiana Tonara e Desulo abbiamo un'unica forma ambigenere di articolo determinativo plurale is; nelle varietà del centro-nord (logudoresi) troviamo solitamente sos per il
maschile e sas per il femminile già attestato in forma distinta di differenziazione sessuale ad Austis, Neoneli, Ovodda, Busachi, Ula Tirso, Ardauli, Seneghe, Paulilatino.

2) l'evoluzione del nesso -LJ-gi-
rispetto a -ll- delle varietà campidanesi

(cfr. varietà nuoresi e logudoresi [»(f)id:zu] e varietà campidanesi [»fil:u] 'figlio');
nella zona di transizione tra varietà campidanesi e nuoresi-logudoresi
quest'esito si aggrega alle aree settentrionali diventando -gi-

3) a Tonara e a Desulo siattesta la presenza di una forma di infinito flesso realizzato con forme verbali particolari, utilizzate ampiamente e rilevate dalla ricerca sul campo:

forme del tipo

annarent

esserent 

depperdent 

cardiarent 

papparen


(che andassero, che fossero, che dovessero, che guardassero,
che mangiassero),


una sorta di infinito con funzione di imperativo.


4) il fonema /s/

si realizzacome fricativa alveolare sorda [s] in posizione iniziale e sonora [z] in
posizione intervocalica, mentre nella vicina Ovodda si ha sempre la sorda [s]:
di contro a Tonara  [»kazu] 'formaggio', per esempio, abbiamo Ovodda [»kasu].

5) Morfologia verbale.

La morfologia verbale del sardo moderno è spesso caratterizzata da fenomeni di rianalisi; ad esempio in molte varietà sarde si assiste alla nascita di una desinenza -po tratta dalla sequenza finale della prima persona del presente indicativo [»ap:o] '(io) ho' (la cui genesi è ricollegata al perfetto, oggi scomparso, del tipo áppi < HABŬI): è questo il caso di Orune dove si attestano forme come ischiapo erepo annerepo.

In alcune varietà di transizione  tra cui quella di Urzulei, si conservano le tre serie distinte di desinenze nella prima e seconda plurale:
cfr. Urzulei e Baunei -ámus e -áis (prima coniugazione, lat.
-ĀMUS e -ĀTIS), -émus e -éis (seconda coniugazione, lat. -ĒMUS e
-ĒTIS) e, infine, -ímus e -ís (terza coniugazione, lat. -ĪMUS e
-ĪTIS) mentre non sembrano esserci tracce di continuatori di -ĬMUS e ĬTIS
(della III coniugazione latina). Sulla vocale desinenziale -e- della
seconda plurale (riscontrabile in -á(D)es e -í(D)es) è plausibile l'ipotesi di Blasco Ferrer (1984, p. 103) che, per quanto riguarda
la prima coniugazione, presuppone un influsso delle desinenze.

A Tonara come in tutto il comparto della Barbagia di Belvì e del Mandrolisai fino ad Austis e Tiana a nord abbiamo sequenze verbali di tipo misto Logudorese e Campidanese:

Esempio  CANTARE

-o -as  -at  
logudoresi   
CANTO CANTAS CANTAT

-aus -ais- -anta
campidanesi 
CANTAUS CANTAIS CANTANTA

quindi la sequenza è questa:
-aus -ais  -anta    -eus 
-eis-  -ente    -ius -is 
-inti

 

Tesi di linguistica sarda

Master post laurea di Massimiliano Rosa


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