I vestiari tradizionali di Tonara

23.10.2015 09:04

Studio sul vestiario
tradizionale
di Tonara

Ipotesi
Fonti storiche

Considerazioni
sulla sua evoluzione.

Il vestiario tradizionale
di donne e uomini e dei bimbi del paese barbaricino
ha subito numerose trasformazioni nel tempo.

E' normale che sia così
e che le fogge del vestiario cambino.
Con il tempo. Con la moda.
Con i tessuti usati.
Con la disponibilità economica. Con l'abilità di chi li confeziona.

Le donne tonaresi
avevano un vestiario
antico
nel 1800
molto più austero
e più barbaricino
di quello attuale.

Il pezzo principale del vestiario
oggi e' lo scialle o issalle o issallu a nae e giardinu,
grande drappo di Tibet marrone
a frange macrame' policrome e interamente ricamato a mano.

Questo bel pezzo del vestiario
e' ciò che denotava la donna tonarese al momento del suo sposalizio :
era il vestito da sposa quello coi ricami,
utilizzato con s' abratzeddu assentau, ossia col vestiario pregiato
della festa.

Così le vide le osservo' e le descrisse, stupefatto, lo scrittore inglese Lawrence nel 1922 nella processione di Sant Antonio durante la festa.
Descrivendone i dettagli dei ricami degli scialli, dei manteddos, dei boleri intagliati e degli splendidi colori di questo vestiario.

Dal 1850 al 1920 le mode
si erano già evolute.

Prima di ciò le tonaresi
indossavano sulla testa un copricapo austero di velluto o tessuto nero che fu decisamente annotato e descritto dal Casalis e dall'Angius nel 1850...nel loro dizionario statistico storico e geografico
quando relazionarono su Tonara :
le tonaresi indossano i vestiari alla maniera montagnina e barbaricina ma dissimilmente dalle altre Barbaricine portano un drappo di tessuto nero....sulla testa...
Il quale chiamasi Manteddu ...
lungo circa 80 cm e adornato sul bordo con nastri colorati o con fittas fiorite o velluto ed agganciato sul davanti con
un gancio d'argento.
Veniva piegato,
questo quadrilatero in due ...
In modo tale da ricavare una punta sulla sommità,
su biccu
che calato sulla fronte
copriva il volto delle donne.
Le falde ammantavano
le spalle ed il petto.

Tutte le tonaresi indossavano
su Manteddu : era il copricapo di tutte, vedove , spose , fanciulle in età da sposa e nubili.
Non delle ragazze adolescenziali.
Abbinata al nero della balza
del costume e de s'orrollu.
Quale che fosse stata la loro condizione sociale o il loro status.
E ' il corrispettivo dei cappuccios di Desulo e Aritzo e Belvi'

Le tonaresi sul capo annodavano e intrecciavano alle trecce dei capelli rivoltate a mo' di coroncina
o avvolte di lato
un fazzoletto attorcigliandolo e chiudendolo sul capo:
sa cuffia o iscoffia o iscoffietta
in genere di seta o di velluto
o di tessuto normale
serviva per tenere fissa la pettinatura e fissare gli altri peZzi.

D 'estate si usavano vari pezzi :
Su mucadore , di tela mussolina, ricamato a fili di seta.
Ricamato ad intaglio o a intarsi floreali o a fiori policromi veniva posizionato
annodandolo sotto il mento
alla maniera barbaricina.

Si usava la cuffia pregiata
chiamata camussu a Toneri ( come a Dorgali ) e cappiale
ad Arasule' ( come ad Ollolai )
e serviva per coprire s'iscoffia.
La usavano le anziane le più giovani ed era d'obbligo per le bambine.
Ornata di fittas colorate.
Sopra la cuffia si indossava lo scialle di Tibet nero o marrone scuro.
La moda antica lo vedeva riportato sul capo con le frange pendenti.
Avvolto a più strati.
Oppure faceva da base per appuntare su Manteddu,
il quale veniva sistemato
sopra lo scialle
o direttamente sulla cuffia.

Un'unica spilla lo teneva fermo in genere d'oro o d' argento.
Nessun ricamo allora
era presente sullo scialle.

La maniera di ricamare
lo scialle come un giardino
nacque e si sviluppo' agli inizi del 1900.
Fino ai giorni nostri.

La gonna del costume tonarese chiamata abratzeddu perché fatta di orbace, e "abratze" in tonarese, nel secolo ottocento era una gonna liscia della tipologia a sacco.
Come quelle di Desulo Aritzo e Belvi'.
Anzi molte tonaresi vestivano un lungo camicione coperto anteriormente e posteriormente con due panni di lana chiamate "chintas", che poi si elaborarono
e si fusero fino a formare una stretta gonna a sacco detta saigione.
La chinta ricamata sul davanti pezzo pregiato del costume di oggi femminile
e' il residuo di tale fattezza.

Nel 1900 le tonaresi impararono a plissettare l'orbace e ad elaborare una gonna più elegante per il loro abito di gala abbandonando la tipologia a sacco e a chintas.

Oggi le tonaresi indossano solo le gonne plissettate e lo scialle ricamato :
hanno messo in disuso su Manteddu e la gonna a saigione.

Usano dei grossi scialli di lana per l'inverno di vario colore e fazzoletti di lana stampati.

Il costume femminile col colore che aveva rifletteva la condizione sociale della donna: rosso porpora le spose e le nubili, nero per le vedove, color vinaceo o tanau per su mesu luttu, ossia quando moriva un parente consanguineo stretto, un figlio o un fratello un padre o
una madre.

I fazzoletti ricamati di seta e gli scialli di seta e di velluto fino si utilizzano d'estate.

Su Manteddu d'estate
se indossato,
si ripiegava sulla testa
come una pezzuola.

D' inverno lo scialle
o su Manteddu era d'obbligo , sempre di lana o velluto.
Se si era in lutto di marito
il costume da sposa
diventava tutto nero
eccetto la camicia
che rimaneva bianca.

Se si era in mesu luttu
parti del costume
diventavano color
vinaceo: fazzoletto o scialle,
il pannello de sa chinta, la gonna al contrario o senza ricami ( si toglieva s' ifertoriu ) ; la chinta perdeva i ricami.
Anche le palettas ( bustino ) e il gilet ( tzippones ) diventavano scuri o senza ricami.

Gli uomini per il lutto indossavano un bottone o in fiocco o una fascia nera al braccio

Per tutti i giorni po' su fittianu
le tonaresi confezionavano un abito più semplice senza plissettatura e con pochi ricami ; sa chinta veniva e viene sostituita ancor oggi da un grembiale prezioso, su deventale.
Per le faccende di tutti i giorni.
E il fazzoletto sostituiva
l'ingombrante scialle.

D'estate si toglieva su tzippone.
Il bolero.
Si conservava solo il bustino
le palettas e la camicia.

I gioielli erano pochi : spilla d'oro e d'argento sul capo e nella camicia.
Collane ( crannacas ) d'argento, bottoni d'oro o d'argento e amuleti vari
ispuligadentes e arrechillarios
nuscheras ossia porta profumi delicatamente ricamate col broccato.

La gonna era sempre
di orbace rosso e la balza di seta damascata
Quello di tutti giorni
di panno scarlatto liscio.

I tzippones e le chintas spesso confezionate con velluto o con broccato gratziopelo o terziopelo
sempre con 14 alettas ritagliate posteriormente come nelle fattezze dei paesi del Mandrolisai.

Le palettas di seta fiorita o damascata venivano sestate nelle spalle.

Le chintas graziosamente ricamate a mano o arricchite da pannelli e intarsi di seta broccato damasco.
Sia al centro che nei lati
Erano legate alla vita da un filo a doppia mandata
chiamato trancafilu.
Abbinato
a i froccos delle maniche
si chiudeva di lato o in mezzo alla gonna, posteriormente.
Spesso erano assicurate da catenelle di argento che le impreziosivano o le tenevano ferme ,
i gantzos de prata.

Le scarpe rigorosamente nere
Con un piccolo tacco.

La plissettatura dell'orbace rosso avvicina oggi la tipologia di Tonara alle gonne di Ovodda Gavoi Fonni e Ollolai ossia alla Barbagia superiore.

Il vestiario dei bimbi era più allegro : boleri verdolino chiaro azzurri celesti color oro e argento.
Le balze bianche verdoline malachite o viola rosa o azzurre.
Il fazzoletto sempre bianco o marrone chiaro a fiori policromi
Oppure la cuffia di damasco ornata di fittas.

I bimbi usavano la piccola berrita lunga
come i grandi e i cinturino di cuoio lavorati e ricamati.
Il costume rosso di orbace o panno scarlatto
era impreziosito da merletti e trine nelle bordature come per i bordi delle chintas femminili.

Il vestiario dell'uomo, di lana di orbace o di panno rosso, era ed e' aperto nelle maniche da tagli per far fuoriuscire la camicia.
Polsi e bordi ricamati o orlati
Sa berrita lunga sempre in testa lunga o piegata sul capo.

Sopra su tzippone si usava la pelle di pecora o di agnello pelosa (istes de peddes ) o di capretto conciato.
Unico gioielli i bottoni di argento o d'oro nel collo.

Le camicie maschili e femminili molto ampie nelle maniche a sbuffo
erano e sono ricamate con la tecnica dell'intaglio.
Sia nei polsi e nel collo.
Sul davanti veniva confezionato su bastonette, fittamente plissettato o la pettorra ricamata ad intaglio.

Le donne più ricche usavano anche gli orecchini, arreccadas e qualche anello come la corniola o il cameo.

Il vestiario maschile :
Si arricchiva del cappotto gabbanu o gabbanella per le occasioni più importanti
spesso ricamato nelle tasche e nei polsi e rigorosamente d' orbace filato.

I pastori portavano
i cambales di cuoio
E scarpe di pelle
dette cosignos.
E una bertula o sacco di tela con le strisce nere sul bianco rigorosamente verticali mentre a Desulo erano orizzontali e a Fonni a scacchi bianco neri.

Massimiliano Rosa
Il costume di Tonara

Leggete la mia storia :

Io sono la stele
di Santa Anastasia.

Il mastro Batista Sau, mi fece, me fecit, come reco scritto in capo.
Forse sono vecchia.
Mi pare fossi nata nel 1467.
Non ricordo dove io fossi collocata.
All' interno della chiesa, presumo, che fu' della Santa Anastasia, che oggi ricorda coi suoi muri di scisto e malta di arenaria diroccati, la fattezza e la grandezza di un tempo che non è più.
Dove sono oggi non lo so.
I quattro pali della corona d'Aragona segnano sul mio corpo un'origine nobile.
Racconto di un popolo fiero, di una storia tormentata, di una mancanza d'interesse per il mio giàciglio e per la bellezza delle mie volte, che mi hanno fatto abbandonare.
Sono venuta dall'oriente,da Smirno, ma è ad occidente, da qui che qualcuno mi ha voluta.
Celebri pittori hanno rallegrato l' altare della mia casa. Tempio sacro.
Oggi sono al buio.
La mia casa e' un poggio brullo, circondato da tancas e cungnaos...di lamiera.
Meno male che almeno i muri dissestati vedono ancora quel panorama stupendo,
sulla valle dell Iscra.

Massimiliano Rosa.

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