Gualchiere mulini lana, legno e arte

23.10.2015 08:44

Gualchiere, mulini e
la lavorazione dell' orbace.

Tiana si estende nella valle del fiume Tino nella Barbagia di Ollolai circondato da lecci, sughere, castagni e noci e dai rilievi del Massiccio del Gennargentu che superano i mille metri.

Nel 1800 fu meta del Grand Tour, impresa compiuta dai giovani dell'intellighenzia europea. Il paese era inserito fra i luoghi che, per fascino e cultura, erano considerati importanti per la formazione dei giovani. Grazie alle ricchezze del paese i suoi viaggiatori lo definirono un luogo paragonabile al paradiso terrestre e al giardino islamico del Corano.

La gualchiera, con il mulino ancora funzionante, ora adibita a “museo animato”, veniva utilizzata per lavorare il tessuto di orbace con cui tuttora sono realizzati i costumi tradizionali sardi. Nel territorio circostante, scavate nella roccia, si trovano le domus de janas “Forredos de Mancosu” ulteriore elemento di fascino offerto dal paese. Tipici del luogo, insieme a seadas e culurgionis sono “le fruttine”, piccoli dolci realizzati con pasta di mandorle e zucchero colorato che riproducono in miniatura la frutta comune.

Sul fiume Tino si trova un'antica gualchiera ad acqua, adibita alla follatura dell'orbace, testimonianza di archeologia industriale. È una semplice costruzione in pietra con copertura in legno. L'orbace, il tessuto con cui si producevano i vestiti, veniva ammorbidito con dei robusti magli, messi in movimento da una grossa ruota, azionata dalla corrente fluviale.

Si d'esser Cab' 'e Susu
non tenes sa pretesa macca e vana,
tue vantas su fusu
onestu fìlador' 'e bona lana;
tantu nde faghes usu
chi meritas sa fama chi ti dana,
d'esser'industriosa,
povera ma onorad'in dogni cosa.

Cando frittu bennalzu
ti mudat de sa sua biancura,
t'iscaldit su telalzu
tessinde s'onorada fìladura,
mentres su 'ervegalzu
t'approntat lana noa in pianura.
De cuss'onesta lana
nd'attestant sas calcheras de Tiana.

P. Mereu
A Tonara

Il bestiame manso numera gioghi 80, cavalli 170, majali 216. Il bestiame rude consiste in pecore 14.000, capre 7.000, vacche 1.250, porci 1.600. I pecorai ed i caprai vanno a svernare in luoghi più miti, perché discendono dal paese ne’ primi di novembre, e non vi risalgono che a’ primi di maggio, quando i nuovi pascoli sono in piena vegetazione. Le altre specie restano nel paese. I formaggi sono di mediocre bontà, e i più comuni o bianchi che poi si smerciano in Napoli, salati nelle cantine. L’aumento delle gabelle poste nelle dogane di Napoli sopra questo prodotto, avea immiserito la condizione de’ pastori. Mentre in altri tempi un pecorajo reduce dalle maremme, portava quanto era sufficiente, e altro ancora, per provvedere per tutto l’anno a’ bisogni della famiglia; poi il frutto che si ebbe nella stagione invernale bastò appena per pagare i pascoli. Nel trattato però del 1846 la tariffa delle dogane napolitane fu ribassata, ed i pastori se ne avvantaggiarono. Il prodotto delle vacche e de’ porci è nello smercio degli stessi capi o de’ feti, per il lavoro o il macello. Sono in Tonara e nette sue regioni molti alveari, che danno un profitto notevole a’ proprietari. Il numero può stimarsi di circa 2000.

Commercio

Abbiamo notato tutti gli articoli che i tonaresi mettono in commercio, castagne, noci ed altre frutta, tavole e travicelli, tessuti, prodotti pastorali, formaggi, capi vivi, pelli, cuoi e lane , miele e cera; or converrebbe dare la cifra totale del guadagno; ma qui pure mancano i dati, e appena si può presentare come verisimile il totale di lire 110 mila.

Tonara
Dizionario dell'Angius Casalis

Nel vestiario i Tonaresi non hanno alcuna differenza dai popoli vicini;se non che le donne usano per velo un taglio di panno nero quadrilatero, non più lungo di metri 0,75. Esso è contornato di nastri di tal colore secondo il gusto, stringesi con un gancetto sotto il mento, e con le falde copre il petto. E se questa è la moda antica, provasi un’altra volta che il Dante non scrisse storicamente, quando notò la nudità impudente del petto delle donne toscane nella maniera delle barbaricine di Sardegna. Negli usi sono simili agli altri sardi e massime a’ loro compaesani della Barbagia: quindi vedi l’articolo Barbagia. Hanno gran passione per i balli e questi si fanno all’armonia del canto, non potendosi che di rado avere uno zampognatore. La professione principale è quella de’ pastori; vengono poi li agricoltori, i quali sono in minor numero e per lo più sogliono praticare qualche mestiere per occuparsi in quei mesi, ne’ quali non si può state sui campi. Oltre i mestieri comuni agli altri paesi noterò quello che è particolare a molti tonaresi , che faticano per asciare i tronchi e segarli , e poi smerciano nelle altre contrade in tavole, travicelli, e dogarelle. L’opera assidua alle donne è la filatura e la tessitura , e con la loro diligenza procurano alle famiglie un lucro talvolta notevole da tessuti, che vendono a rigattieri gavoesi, o cillonari.

Tonara
Dizionario dell'Angius Casalis

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